L'isola dei Topazi

 PROLOGO

“L’isola di Topazos che si trova in Mar Rosso a trecento stadi dal continente che siccome è nuvolosa e battuta da forti venti, é cercata a lungo dai naviganti” Naturalis Historia di Plinio il Vecchio 77 d.c.

Mar Rosso meridionale, reef di Sha’ab Farag ottobre 2006. Comincio questo diario la sera del terzo giorno quando, tramontato il sole dietro i monti della costa, territorio degli Sheikh Shazly, una lieve falce di luna segna il primo giorno dalla fine del Ramadan. Mi sono imbarcato a Marsa Galeb con un gruppo di amici, 16 samurai, molto uniti, veri “fratelli d’acqua” tutti con una buona dose di Mar Rosso nelle vene. Notte tranquilla, mare leggero di poppa, grande spettacolo di stelle. Sul ponte superiore mi perdo a guardare le costellazioni che oscillano lentamente e a pensare alla nostra meta. Il mare è un tappeto nero rotto dalla scia luminescente della barca, timone a 150°, la figura del comandante nel buio, la brace rossa di una sigaretta…. E’ tanto che sognavo vedere l’isola di Zabargad, i suoi colori, le sue lagune ed ora tutto si sta per avverare.
Dario e Zeev salgono a vedere se sono ancora vivo, due chiacchiere, molti silenzi. Poi il regolare ronfare dei due motori Man da 1100 hp ci suggerisce di scendere per l’appuntamento con l’omino della sabbia.

 

L’ISOLA

Il sole è alzato da poco, dritta di prua ecco finalmente, quasi sospesa sul mare, la sagoma grigio azzurra di Zabargad. Lentamente ingrandisce e si definisce:alta, triangolare, una sottile linea chiara denuncia la laguna che la circonda. Un anello turchese prezioso come le pietre che l’isola regalava ai Faraoni. La lasciamo al traverso per puntare su Rocky Island, circa 2 miglia a sud dove, finalmente, ci immergeremo.
E allora giù nel limpido blu della parete est con un grigio che ci da il benvenuto assieme ad un gruppone di barracuda a spirale. Un branco di tonni in caccia, la bocca aperta luccica lontano. Dove la parete gira a sud, appesi ad uno sperone, una foresta di alcionari si gonfiano nella corrente e subito dopo in una delle molte grotte migliaia di rosei glass fish sono immortalati da Pino mentre Aldo guarda che l’Alberto Cagliari non sfugga al ferreo controllo e se ne parta verso l’alto.(gli manca sempre 1 chilo). Poi tocca alla parete est: la stiamo godendo in favore di corrente quando, da dietro, avanza maestosa una grande Manta. Splendida batte calma e potente le sue grandi ali e passerebbe a pochi metri da noi. Tutti restano stregati e immobili meno uno, non dei nostri, che si fionda contro come un avvoltoio armato della camera e le spara il flash in faccia; spaventata la Manta fa un looping, mostra il ventre bianco, e svanisce all’indietro. Pessimo esempio di come ci si deve comportare. Cazziatone per il “ladro di mante” e immediato soprannome: Urubù (ndr: avvoltoio in brasiliano. Il Brasile non c’entra ma il nome è bello)
Magica e fascinosa la visita dell’isola nera di lava e gialla di antichi coralli, piena di falchi pescatori che stridono su di noi. Scopriamo sulla sabbia tracce recenti di una grossa tartaruga venuta a deporre le uova. Scolliniamo per vedere l’altro lato e l’altra laguna. Grande spettacolo, ma il tramonto incombe e pure l’ora dello spritz. Cambio di atmosfera e il banco bar del Veena è strapieno di apetizer e liquidi. Bruno & Dario officianti (5 bottiglie di Prosecco + 1 di Campari) e così sarà ogni sera “magnum cum gaudio” di tutti i partecipanti…..

 




 

ST. JOHN

Il giorno dopo il nostro vagabondare continua: siamo nel cuore dei reefs di St, John e quando, al tre! mi butto dal gommone, entro come una spada nel ventre di questo Mare generoso di bellezze, ne avverto il profondo pulsare della Vita in uno scenario incomparabile: le enormi gorgonie di Abili Ali e Mahrus, l’infinito acquario di Abili Gafar. La sosta sul suo cappello a -3 è quanto di meglio un sub in deco (mi capite vero?) possa mai immaginare….
Poi andiamo a divertirci a Umm Karareem (la madre di tutti i buchi in arabo) dentro e fuori le belle grotte aperte verso i giardini di corallo. Si diverte meno il perfido Urubù che si perde nei giri e deve uscire sopra il reef a gattoni verso la barca. Ghignata generale e, a sera, altra festa …(sempre 5+1)
Ma è giunto il momento di risalire a Nord. Bella navigazione, mare splendidamente blu, costa ocra in vista. Quando traversiamo Sirnaka un tramonto tiepolesco infiamma le nuvole e il cielo si fa viola e, come da copione, la notte cala improvvisa e la Via Lattea traccia un arcobaleno di stelle da Est a Ovest. Mettiamo le cime a Dolphin Reef.

 

I DELFINI e IL RELITTO

Altro spettacolo al mattino dopo: si fa il bagno coi delfini !!!. Famiglie intere di stenelle,femmine, adulti,piccoli intrecciano con noi evoluzioni nell’acqua tiepida e turchese della laguna .Si lasciano quasi toccare. Un’ora di giochi, fantastico e indimenticabile! Ma la giornata ci riserva altre sorprese: mentre arriviamo a Sha’ab Makrus qualcosa attira la nostra attenzione: una riga bianca sul blu, strana, troppo bassa per una barca da crociera, troppo chiara per una barca di pescatori. Avvicinandosi si rivela essere una grossa barca da safari semiaffondata. Io e altri tre “pirati” con lo zodiac andiamo a curiosare. L’acqua cristallina copre tutto il ponte principale, le finestre del salone sventolano lugubri tendine, davanti spunta solo la delfiniera. A poppa casse di bibite, lattine, libri gialli, uova, pacchi di fagioli, un gruppo di azzannatori sbranano roba informe. Con qualche apnea recuperiamo delle cinture da sub nuove di pacca. Quei pazzi di Paolo, Rossano e Gianni salgono sul ponte alto: due parole “jalla,jalla” al marinaio del gommone e li pianto lì. I finti naufraghi sventolano le mutande, impietosito li ripesco.

 

IL BUCO

Sul pianoro di Maksur c’è un buco in terra. E allora ?!? Beh, ci si può infilare dentro e dopo pochi metri sbucare su un canyon che scende verticale fino a fermarsi a -60 su due uscite. Sotto di noi ancora acqua. E’ come avere due porte sull’abisso….

 

L’ATTACCO NOTTURNO

Gotha el Sharm. Notturna. Si fa sulla parete e si parte a coppie. Le luci vanno lente verso il reef. Una torna alla scaletta è Gian: “ Una gran botta e un dolore al petto” Lo aiutano a svestirsi, è pallido ma controllato. Ha un taglio sulla muta e, sotto, sul petto, una ferita e i segni di una botta. Gesù! ma cosa, chi !? “avevo la torcia spenta, come l’ho accesa ho sentito un colpo violento, non ho visto cosa mi ha colpito” Dario prende la situazione in mano, ha quello che serve: qualche punto senza anestesia ma con un bel sorso di brandy nella più bella tradizione marinaresca e il ferito viene dimesso. Visto che è un duro potrà immergersi domani….. Il resto del gruppo, ignaro, si gode l’immersione. La parete é molto ricca di anfratti e coralli duri arricchiti da crinoidi e alcionari viola. Un grosso polpo sfodera tutti i suoi travestimenti e poi si lascia carezzare dolcemente sulla testa. Centinaia di occhietti luminosi osservano nel buio, due musdele scodinzolano tranquille e al riparo.
Una rapinosa, grossa murena si insinua tra le fessure in caccia di prede. Il fascio della torcia illumina per un istante una strana creatura che arrotola i suoi lunghi tentacoli, sembrano gli orrendi capelli della mitica Medusa. Come lei bisogna guardarla in penombra se no “ti uccide”… Infine la ciliegina, rossa certamente, sulla torta: la dolce, bellissima, elegantissima ballerina spagnola.

 

IL GIORNO DEL LONGIMANUS

Oggi mi sveglio presto, sembra che mi aspetti succeda qualcosa. Sono le 5 e una leggera luce sfuma a Est. Alcune nuvole già formate cominciano a prendere colore. Poi il sole inizia a spuntare dall’orizzonte e rapidamente sale fino a quasi completare il suo cerchio ma all’ultimo momento è indeciso se staccarsi dall’orizzonte. Il riflesso sul mare immobile crea un’appendice sulla quale sembra appoggiarsi e non volersi più alzare. Poi, come tirato dal carro di Febo, si decide e, di colpo, il cielo africano esplode in un mare di luce. Un volo di gabbiani da ovest è un buon segno .E noi siamo pronti per una giornata piena di presagi.
Lo vediamo subito, ombra verdastra e bianca sotto la barca ferma a Elphinstone. Va e viene, poi sparisce. Niente. Ci prepariamo per la punta sud e scendiamo.
Il pianoro è sempre bello, arriviamo quasi in fondo, sotto di noi c’è l’ Arco ma preferiamo non scendere ancora e facciamo bene. Dal lato esterno, dal blu, arriva come una freccia. Non è enorme ma perfetto. Cinque grossi carangidi gli volteggiano attorno. Ci punta, ci misura quasi ci annusa tanto è vicino. Gira elegante, sempre con la scorta dei Caranx Ignobilis, due tre volte poi va, come era venuto, nel blu. Dietro i vetri delle maschere, negli occhi di tutti si legge un entusiasmo da stadio.
Non si poteva chiudere meglio!

 

LA SQUADRA

ZEEV: rara specie di brontosub (brontola sempre,o quasi …)
DARIO: specialista in taglia&cuci. E’ bravino con gli affettati. Ha cucito il Gian.
GIANNI: supervisore della contabilità delle bottiglie.
ROBERTO F: placido amante della Natura. Osserva con attenzione (anche il livello del suo spritz.)
ROBERTO N: non tradisce le sue origini. Generoso ma guai a toccargli il posto a tavola.
MICHELE: il neofita, riservato e modesto non chiede mai aria a nessuno.
PAOLO: sempre con gli allarmi di fondo del computer scampanellanti a spaventare i pesci.
ROSSANO: idem come sopra
GIAN: amante delle notturne senza lampada. E del brivido.
BEPPE: il Re della telecamera. Sembra un sommergibile da riprese sottomarine
ALBERTO P. & ALBERTO U.: inseparabili,new entry. Bravi,simpatici, di grande compagnia.
ALBERTO C.: ex agente CIA. Fa sempre domande ,apparentemente innocue.
PINO: ha passato il suo tempo a controllare Alberto C. (funzione che scambia con Aldo)
ALDO: ha passato il suo tempo a rispondere ad Alberto ( funzione che scambia con Pino)
BRUNO: che stia nell’ultimo banco .Vuole sempre stare davanti.

LE GUIDE

ANDREA & ROBERTO: bravi, simpatici, professionali. Riescono a fare il briefing senza la lavagna

FINALE

L’airbus 320 spinto dai due Rolls Royce si solleva dalla pista di Marsa Alam, vira sul deserto. L’ombra dell’aereo sulla sabbia rimpicciolisce mentre prende quota. Guardo dal finestrino le marse, il mare increspato. Musica nella cuffia. Dormo. Irrompono nella mia mente branchi di carangidi, barracuda, alcionari e spugne dai mille colori. Un rullo di tamburi annuncia squali grigi, mante, longimani, ma …non è stato un sogno.

A . C. ( Anonimo Cronista ) XXI sec.

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