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Shiraz, famosa per le rose e gli usignoli, celebrati nei versi di Hafez e Saadi, poeti amatissimi del XIV e del XIII secolo. La poesia, come la preghiera, è parte della vita quotidiana di questo popolo. Così nei loro mausolei, immersi in giardini dove l'acqua gioca con i cipressi e il cielo, dove gli iraniani di tutte le età si recano a rendere omaggio ai loro poeti. Nell'Aramgah, il «luogo di riposo» di Hafez, un uomo legge le sue poesie come vaticinio a chiunque abbia una domanda da porre silenziosamente al destino.
I pittori e gli architetti della città sono stati contesi dai sultani di tutto il mondo, come Eisa Khan, incaricato di progettare il celebre Taj Mahal in India. Nel centro domina la fortificazione d'epoca Zand Arg-e Karim Khan con 4 torrioni che sembrano pezzi giganti di una scacchiera. Sono invece un gioco di raffinatezza floreale le maioliche che decorano la Moschea del Reggente, nel complesso Vakil, nota per le 48 colonne monolitiche scolpite in modo tortile. A fianco, il bazaar che ospita venditori di tappeti e spezie, ma anche tradizionali case da tè come Saray-e-Mehr. Fragrante riso allo zafferano, kebab, yogurt con menta e cetrioli.
A Shiraz le dimore tradizionali si affacciano sui giardini profumati da arance amare. Luogo di intuizione spirituale e poetica, incontro tra acqua e vita, il giardino è tema ricorrente dei tappeti, veri «angoli di paradiso». Nella dimora tradizionale di Narangestan Qavam Garden il terrazzo specchiato crea effetti così caleidoscopici da dare la sensazione di trovarsi all'interno di un cristallo. Coppie e famiglie si siedono nel verde dei giardini di Eram, mentre è una città che prega quella che si vede nel gioco di infiniti specchi del mausoleo di Schahcheragh.

A 57 km verso nord si Shiraz, su un'imponente piattaforma di roccia addossata alla montagna, sorge Persepoli, simbolo della potenza achemenide, fondata da Dario il Grande intoro al 518 a.C. Una città senza immagini di guerra: tra le rovine gli animali scolpiti sembrano ultraterreni, come i tori guardiani della Porta di Tutte le Nazioni, e lungo la Scalinata dell'Apadana i bassorilievi dei portatori di tributi sfilano con elegante e sacrale compostezza. Dopo pochi chilometri si avvistano le grandi tombe rupestri con Dario I, il re dei re, e poi a Pasargade la solitaria tomba di Ciro, il re che voleva «occupare il cuore dei popoli».

La strada corre per 400 km tra i rilievi aspri dei monti Zagros, che al tramonto si tingono di ocra, fino a Isfahan, divenuta nel 1598 capitale dell'impero safavide. Piazza Naqsh - e Jahan, oggi dell'Imam (la seconda più grande al mondo) è una spianata rettangolare di vastità spettacolare con vasche, fontane e prati racchiusa da mura ad arcate sovrapposte, con all'estremità meridionale l'elegante Moschea dell'Imam (un tempo del Re), non allineata alla piazza per seguire l'asse spirituale verso la Mecca. Un portale alto 25 metri ricoperto di piastrelle a mosaico blu e turchesi dà accesso a un regno di contemplazione: la cupola sembra librarsi nell'aria e gli spazi comunicanti si inseriscono uno nell'altro con fluidità. E' uno scrigno di bellezza la moschea delle Donne o dello Sceicco Lotfollah più a ovest: un corridoio rivestito da maioliche blu e verdi termina in un bagno di luce con colori cangianti dal rosa all'azzurro. Di fronte, il palazzo di Ali Qapu, dove all'ultimo piano la sala della musica ha pareti con scansie a forma di strumenti musicali, minuscole casse di risonanza.
Il bazar è un susseguirsi di gallerie a volta, caravanserragli e cortili luminosi. Da vedere le miniature di Okhovat Pour Rasoul e i piatti in peltro dipinti con raffinati giochi di azzurro da Parya Korkzan, con atelier di fronte all'elegante ristorante Bastani. La sera sono i ponti a dare spettacolo: Si-o-She Pol, o ponte dei 33 archi, e Khaju, sotto le cui arcate i ragazzi suonano. Dall'altra parte del fiume il quartiere armeno si anima con locali vivaci.

Dasht-è Lut è il maggior deserto iraniano, grande quanto Lombardia e Piemonte assieme, 25° in graduatoria al mondo per ampiezza, 480x320 km, assai poco noto e ancor meno visitato, ma ricco di peculiarità ambientali e geologiche. Occupa parte delle regioni del Kerman (centro-est), del Sistan va Beluchistan (sud e sud-est) e Khorasan (nord e nord-est), le più estese del paese, ma poco abitate e visitate per le tensioni politiche, religiose e militari con i vicini Afghanistan e Pakistan, complicati dalla presenza di contrabbando e droga. Si tratta di uno dei luoghi più aridi del pianeta: in primavera, durante la breve stagione umida, l’acqua scende dalle montagne di Kerman inondando per breve tempo alcuni tratti, poi l’acqua evapora e restano soltanto roccia, sabbia e sale, battute da un vento forte e costante che mischiato alla sabbia produce pinnacoli e pareti curiosamente erose e generando una multiformità di suggestivi paesaggi. Il nord, formato da colline vulcaniche, sabbia e ghiaia, è più alto (1.000-600 m), il settore centrale composto da una hammada ghiaiosa il più ampio (600-200 m), mentre quello piatto meridionale presenta sale, gesso, dune alte fino a 300 m con erg simili a quelli sahariani, nonché il curioso fenomeno morfologico dei kalout, forme di argilla sabbiosa modellate ed erose dal vento in file parallele. La zona di Gandom Beryan, un pianoro coperto da lava solidificata, è il punto più caldo in assoluto della terra: nel 2005 la Nasa vi ha registrato una temperatura massima al suolo di 70,7° C: qui nessuna creatura è in grado di sopravvivere, neppure i batteri. Esistono insediamenti soltanto nelle oasi ubicate ai bordi del grande deserto, dove si coltivano, datteri, agrumi, pistacchi e cereali. Le case, protette da alte mura, sono costruite con mattoni di fango, ovviamente del colore del deserto; sui tetti svettano i tipici badgir, storiche torri di ventilazione costruite in modo tale da poter sfruttare ogni minimo soffio di vento, indirizzando l’aria verso l’interno, un sistema ecologico ed economico, assai più efficiente e salutare dei moderni impianti di aria condizionata. L’area, situata su una consistente faglia mobile, è decisamente sismica, come ha dimostrato il catastrofico terremoto che nel 2005 ha distrutto la cittadella medievale di Bam. Due le principali località: il capoluogo Kerman, ai margini del Lot ed a 1.100 km da Teheran a cui è collegato da ferrovia, fondato dai Sasanidi nel III sec. d.C. come avamposto difensivo verso oriente, poi caravanserraglio lungo la Via della Seta visitato nel 1271 da Marco Polo, famoso per i tappeti, i tessuti, le sete ed il cachemire venduto nei suoi numerosi bazar.

Dasht-e Kavir, noto anche come il Gran Deserto, è situato nel mezzo dell'altopiano iraniano, a circa 300 chilometri a est-sud-est di Teheran. Lungo circa 800 chilometri e largo 320 chilometri è composto da fango e saline (kavirs). Decine di milioni di anni fa, questa regione era occupata da un oceano ricco di sale che circondava un piccolo pezzo di continente in quello che oggi è l'Iran centrale. Quando l'oceano si prosciugò, lasciò uno strato di sale fino a 6-7 chilometri di spessore.
Nel corso del tempo, lo strato salino fu sepolto sotto uno spesso strato di fango. Questo si è verificato in quanto il sale ha una densità inferiore rispetto a quella di fango e rocce. Nel tempo il sale iniziò a spingere attraverso i sedimenti sovrastanti e alla fine, nel corso di milioni di anni, il irruppe e formò le cupole. Le cupole di sale di Dasht-e Kavir sono probabilmente alcuni dei migliori esempi di questo fenomeno geologico.
I geologi hanno identificato circa 50 grandi cupole di sale in questa regione. Alcune sono state erose via dal vento e dalla pioggia, esponendo la loro sezione trasversale.
Anche se sembra una superficie dura, la crosta di sale ha uno spessore di pochi centimetri, al di sotto della quale si trova una morbida fanghiglia simile ad un grasso che gli iraniani chiamano "Charbeh" che è estremamente difficile da rimuovere se si dovesse rimanere bloccati. Per questo viaggiare nel Dasht-e Kavir è abbastanza pericoloso. Il terreno è sterile e non adatto alla coltivazione. Il deserto è quasi disabitato e solo in parte esplorato. L'insediamento umano è limitato alle oasi sparse, dove vengono innalzate costruzioni di abitazioni che bloccano il vento per affrontare le dure condizioni atmosferiche. Alcuni vivono sulle colline e sulle montagne circostanti.

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