Biologia Marina

MADREPORE

Biologia
Che ai cnidari appartengano un gran numero di specie è ormai assodato quando si parla di "coralli duri" che per correttezza linguistica dovremmo sempre chiamare sclerattinie o madrepore dure. Noi ci concentriamo sui fondamentali mattoni che vanno a costituire qualsiasi reef ovvero le madrepore che sono strettamente affini alle Attinie (comuni anemoni di mare), ma a differenza di queste, producono uno scheletro di carbonato di calcio, hanno muscolatura meno sviluppata e parete del corpo ciliata. Le Madrepore sono "carnivore", si nutrono di notte del minuto zooplancton o di piccoli pesci. Le madrepore tropicali e le alghe rosse calcaree sono i principali costruttori attuali di scogliere coralline, ammassi rocciosi formati dagli scheletri calcarei di questi organismi viventi o vissuti in ere geologiche passate.

Profondità
La profondità alla quale le sclerattinie sono presenti è fortemente influenzata dalla trasparenza dell'acqua, ovvero da quanto la luce riesce a penetrare nella colonna d'acqua in "quantità e qualità" necessaria a far si che le zooxantelle possano fare fotosintesi. Le acque limpide e cristalline del Mar Rosso permettono alle sclerattinie di essere ottimi competitori per il substrato fino a circa 30 – 35 metri, con zone o pezzi di reef ben esposti che vedono questo confine spingersi fino anche sotto i 40 metri, mentre in versanti molto ombrosi o in zone più torbide (ad esempio man mano che si scende verso il sud del Mar Rosso che risente maggiormente dell'influenza delle acque dell'Oceano Indiano) il dominio dei madreporari sarà più compresso, e vedremo comparire prima gorgonie e alcionacei che non necessitano di luce.

Curiosità
Che la simbiosi tra polipi dei madreporari e zooxantelle che vivono nei loro tessuti, sia di fondamentale importanza per la vita e la crescita dell'intero reef lo abbiamo già appurato nelle precedenti schede. A questa importantissima simbiosi si devono anche gli splendidi colori dei famosi "giardini di corallo duro del Mar Rosso". Infatti per permettere alle zooxantelle di catturare la luce solare, e di fare fotosintesi, i tessuti dei polipi dei madreporari sono diventati totalmente trasparenti. Questa trasparenza fa si che la moltitudine di colori dei madreporari siano legati al colore stesso delle zooxantelle presenti all'intero dei loro tessuti. Dimostrazione di ciò la si ha ogni qualvolta ci capiti di vedere una colonia "sbiancata". Infatti il famoso coral bleaching ovvero lo sbiancamento delle madrepore è dovuto all'espulsione delle zooxantelle dalla colonia; e tra le varie conseguenze c'è anche il fatto che senza zooxantelle l'unico colore visibile è il bianco candido del carbonato di calcio che compone la parte dura e mineralizzata della colonia. Tra i predatori della barriera vi sono i pesci pappagallo ed alcuni Echinodermi. La scogliera come noi la vediamo è una struttura dinamica e non statica, essa infatti è il risultato di un delicato equilibrio tra la crescita esplosiva degli organismi costruttori, la continua usura meccanica a cui sono sottoposti da parte delle onde, la diffusa e penetrante bioerosione ad opera di svariati organismi. E' interessante notare la voracità e metodicità con cui i pesci pappagallo divorano lo strato superficiale della barriera.

Avvicinamento e Osservazione
Strutture coloniali saldamente ancorate al fondo, purtroppo non hanno via di scampo nei confronti di un approccio non ecocompatibile. Per visitare la barriera corallina sarà necessario avere un buon assetto, pinne distanti dal reef e "mani al loro posto" quindi non aggrappatevi alle colonie. Fatta attenzione a queste minime regole potremo approcciarci all'osservazione ravvicinata del corallo, dei suoi colori, degli stessi polipi a tentacoli espansi (di notte) oppure alla miriade di organismi che vivono in prossimità delle colonie in cerca di rifugio. Un paio di pinneggiate indietro e passeremo in un lampo dall'osservazione del dettaglio ad ammirare la barriera nella sua totalità concentrandoci sulla sua armonia e l'equilibrio. Grazie a questi elementi, le  numerose cattedrali coralline di forme e colori diverse l'una dall'altra, generano la magia del reef.

Fotografare
La barriera corallina ci offre una splendida varietà di colori e forme che potranno essere un ottimo soggetto se ben rappresentato, oppure un pessimo soggetto se rappresentato senza una adeguata scelta compositiva. Iniziamo immaginando la nostra barriera corallina alla stessa stregua di un set fotografico al quale dovremo inserire i soggetti che serviranno a comporre l'immagine finale. Il nostro set sarà quindi la superficie della barriera corallina ovvero quella parte di barriera posta pochi centimetri sotto l'acqua che ci offrirà l'opportunità di sfruttare la luce proveniente dall'esterno e quindi non avere bisogno di luce flash. Inoltre se il mare sarà piatto e non mosso, un altro elemento da aggiungere alla nostra immagine saranno i riflessi colorati della barriera che si specchia sull'acqua. Già abbiamo individuato alcuni elementi fondamentali per realizzare belle immagini poco banali: barriera superficiale, luce esterna, acqua calma e riflessi. A questo punto diventa necessario individuare quella zona di barriera sulla quale i coralli formano una composizione ben bilanciata che riteniamo adeguata per essere il centro di attenzione della nostra immagine. Sicuramente avremo a disposizione sufficienti elementi per rendere la nostra immagine ricca di informazioni; sarà soltanto il nostro gusto compositivo a generare lo scatto finale. Per chi dispone di fotocamera in custodia e di un obiettivo grandangolare lo stimolo sarà ancora maggiore dato che potrete divertirvi con composizioni molto interessanti. Queste immagini si potranno realizzare al termine dell'immersione, quando sarete in superficie prima di risalire sul gommone e avrete ancora qualche minuto da dedicare agli ultimi scatti. Ancora meglio e senza l'ingombro delle bombole, potete fotografare tra un immersione e l'altra. Avvicinatevi alla barriera corallina e cominciate a fotografare in assoluta calma. Se poi volete proprio esagerare, provate a scattare quando il sole inizia a tramontare, i giochi di luce e i riflessi colorati saranno una vera magia.

Testo di biologia curato da Emilio Mancuso (I.S.M. Istituto per gli Studi sul Mare)

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