Diario di Bordo

Crociera speciale da Yanbu a Jeddah

Volti noti, altri sconosciuti, un piccolo capannello davanti al banco Saudi Arabian Airlines dell’aeroporto di Malpensa che, per questo periodo dell’anno, è ormai diventato tradizioni. Il viaggio in aereo scorre tranquillo e, ben presto, avvistiamo dai finestrini la meravigliosa (e gigantesca) fontana di Jeddah che ci informa che l’avventura sta per cominciare. I bagagli arrivano velocemente e senza indugiare oltre, ci dirigiamo verso il pullman che ci porterà a Yanbu; siamo ancora sulla terra ferma, certo, ma quella con l’autobus è una partenza dal sapore di imbarco: chiudendo gli occhi lo si può quasi sentire rullare sull’asfalto. La via che conduce a nord è ormai ben nota e, come sempre, accompagnata da centinaia di luci che ci salutano dai finestrini. E’ ferragosto e istintivamente lo sguardo si volge al cielo nero, alla ricerca di quei fuochi artificiali che a casa stanno certamente illuminando la notte. La volta celeste è ovviamente tersa ma, a poco a poco, sono ben altri gli spettacoli pirotecnici che prendono forma nella nostra immaginazione: esplosioni di pesce corallino, gorgonie ed alcionari che per due settimane coloreranno la nostra avventura.

Con queste immagini negli occhi ci immergiamo in un leggero sonno che termina con l’arrivo al porto di Yanbu. Il sonno e la stanchezza del viaggio vengono abbandonati sui sedili del bus mentre, valige al seguito, ci imbarchiamo sul Veena che, dondolando dolcemente, ci attende davanti ai nostri occhi. Cominciamo subito a montare l’attrezzatura mentre, spennellando di rosso il cielo, Apollo ci strizza l’occhio salutandoci dal suo carro di fuoco. Il primo giorno trascorre tra presentazioni e check dives che stuzzicano non poco il nostro appetito di immersioni. L’accoppiata Massimo – Hammam (entrambe vecchie conoscenze!) si rivela vincente e le immersioni si susseguono meravigliose ed emozionanti. Il 18 di Agosto porta la nostra rotta ad incrociare un reef sconosciuto su cui decidiamo di effettuare un’immersione esplorativa. Cominciamo la scoperta di queste “acque vergini” partendo dalla punta Sud: un pianoro abbastanza ampio costellato di torrioni coloratissimi e ricchi di pesce al termine del quale comincia una caduta su cui si trova una consistente distesa di gorgonie; risalendo verso la superficie poi si incontra una parete bellissima, caratterizzata oltretutto da alcune ampie spaccature colme di pesci, coralli a frusta e gorgonacei.

Siamo talmente soddisfatti che decidiamo di effettuare, il giorno successivo, altre due immersioni in questo sito, battezzato Sha’ab Betta dal nome di Elisabetta, nostra simpatica compagna di viaggio che ha spento le candeline proprio il giorno dell’esplorazione di questo splendido angolo di mare (da non dimenticare sono anche i festeggiamenti fatti pochi giorni prima, ad un altro compagno di viaggio e amico di vecchia data: Elver. Auguri!) Il primo dei due tuffi del giorno successivo ci porta ad esplorare il versante Nord del reef che, a sua volta, non delude le aspettative: un bellissimo pianoro con torrioni e grotte rende questo sito una delle immersioni irrinunciabili nei dintorni di Yanbu, sia per colori e ambiente, sia per passaggio di pesce. L’ultima immersione del giorno 19 ci porta sui resti dell’Argonautis. Il mare clemente ci permette di entrare nelle stive “bagnate” e di girare l’intero relitto, che risulta essere ancora più affascinante di quanto ci ricordassimo.

Come ogni nave affondata che si rispetti, anche questa è avvolta da una sottile coltre di mistero che sembra volerci seguire anche sul Veena dove, in effetti, ha luogo la misteriosa sparizione ancora oggi irrisolta della maniglia. Di lei ci rimane solo il ricordo di una foto scattata per caso.

Accompagnati da una leggera coltre di foschia che attornia il relitto, contribuendo ad aumentare la suggestività della situazione, cadiamo tra le braccia di Morfeo, risvegliandoci al mattino con la barca in navigazione alla volta di nuovi punti d’immersione. Qualche grande incontro ha già avuto luogo e, il soddisfacente avvistamento di uno splendido esemplare di Albimarginatus nelle acque di Halloween reef, non fa che aumentare la nostra voglia di “pinne triangolari”, senza mai però dimenticare di godere di quel meraviglioso mondo in miniatura che popola e anima l’ambiente corallino.

Abu Galawa ci accoglie nel pomeriggio del giorno 20 e, durante la serata, mentre sul sundeck si chiacchiera armati di tazze di caffè, manda una gigantesca tartaruga a tenerci compagnia, quasi a controllare che tutto scorra nel migliore dei modi; una volta di più ci si rende conto di quanto siano impagabili gli spettacoli offerti da quella natura che troppo spesso trascuriamo e maltrattiamo, riducendola ad un semplice bene di consumo.

I branchi di Barracuda del Marker 32 ci portano al termine della prima settimana, dunque alla forzata pausa-rifornimento nel porto di Yanbu. La serata trascorre tranquilla in marina tra chi resta a chiacchierare in barca e chi invece preferisce muovere qualche passo sulla terraferma e fermarsi, narghilè a portata di mano, sulle poltroncine di un bar nella zona del porto. Il nostro ritorno nel caldo abbraccio delle acque del Mar Rosso è segnato dal relitto dello Jouna, cargo affondato carico di zucchero (chissà quanti pesci diabetici!) in un periodo in cui le date cominciavano ancora con la dicitura “milleottocento…”. La nave è in buone condizioni e si presta ad essere esplorata anche nelle stive e nella meravigliosa cabina di comando, colma di glass fishes. La strada del rientro verso l’ormeggio è poi costellata di piccole gorgonie rosso-arancio che creano un ambiente di grande impatto. I Pinnacoli di Abili Fahad e la maestosità di Abu Galawa, di Mansi e del meraviglioso Suflani, ci accompagnano con i loro colori, le loro spaccature, le gorgonie, gli alcionari, i Barracuda e i sempre benvenuti squali martello per gli indimenticabili successivi tre giorni. Durante l’ultima immersione del giorno 13, nelle acque di Suflani, risaliamo la caduta dopo l’incontro con due squali martello e un grosso squalo grigio; giunti sul pianoro incontriamo l’immenso branco stanziale di Barracuda che, a causa della deco che comincia ad accumularsi, siamo costretti a lasciarci alle spalle. Come sempre Suflani non delude. Durante la notte tra il 24 e il 25 navighiamo con la prua rivolta a Sud, alla volta delle meravigliose “sorelline”: le Five Sisters. La navigazione risulta un po’ movimentata a causa del vento, sopraggiunto a sua volta per viaggiare in nostra compagnia, ma la notte scorre ugualmente tranquilla e la mattina siamo pronti per affrontare il coloratissimo costone del plateaux Sud di Maria reef. Decidiamo, per la seconda immersione, di spostarci nelle acque di un’altra “sorella”, non fosse che alcune ‘pinne’ improvvisamente apparse (e altrettanto velocemente scomparse), ci spingono verso una decisione che fa emozionare tutto il gruppo: ci fermeremo a Maria per tentare uno shark feeding. Prepariamo con cura l’attrezzatura e le esche e ci immergiamo; Hammam e Massimo fissano le esche ad uno spuntone di roccia sporgente e tutti restiamo in attesa, armati di pazienza e macchine fotografiche. I minuti corrono lentamente nella nostra silenziosa attesa, scandita solo dal ritmico scorrere delle bolle che, arrancando, cercano di raggiungere la superficie. Sfortunatamente in nostri ospiti non si presentano a pranzo mentre il desinare, tanto accuratamente preparato per loro, viene consumato da piccoli pesci corallini che si mostrano ben felici di sottrarre il pane ai grandi predatori. La delusione passa comunque molto velocemente, giusto il tempo di “un paio di pinneggiate” che ci riportano sul coloratissimo plateaux pieno di vita che giace sotto la nostra barca. Il vento torna a montare verso sera quindi è necessario trovare un ridosso alternativo per passare la notte. Siamo fortunati: a pochi minuti di navigazione dalle Five Sisters si trova una laguna particolarmente ridossata che, grazie alla “piscina” che presenta in mezzo al reef, viene a sua volta chiamata Abu Galawa. Effettuiamo in questa laguna la terza immersione del giorno: ben diversa dai coloratissimi panorami cui siamo abituati, si rivela una ricca nursery, abitata da una vastissima comunità di rari Ghiozzi Partner a Macchie Blu e Rosse (Cryptocentrus caeruleopunctatus); in definitiva, un’immersione un pò fuori standard ma meravigliosa per tutti gli appassionati di biologia e fotografie macro.

Le acque di Noura reef e Poura reef accompagnano la giornata successiva, le une con un’immensa foresta di gorgonie, le altre con un’interminabile Anemone city, tanto vasta da mozzare letteralmente il fiato, il tutto condito da qualche squalo e dall’apparizione di una bellissima Manta. Arriva così il giorno del triste addio alle acque; è il 27 Agosto e trascorriamo la mattinata cullati dalle onde di Maria reef e Poura reef, tra colori, anemoni, carangidi ed emozioni, senza avere idea di trovarci a sole poche ore di distanza da una delle più belle esperienze che ci sia mai capitato di vivere. Terminato il pranzo ci spostiamo a Noura reef per effettuare l’immersione pomeridiana e, puntualissimo, sotto la parca si presenta un piccolo e curioso Squalo Seta stanziale. Scocca finalmente l’orario prestabilito per tornare, per l’ultima volta (almeno per questa vacanza!), ad essere avvolti dalle intense acque del Mar Rosso. Un gruppo scende nel blu alla ricerca degli Squali Martello, un altro esiguo gruppetto si tiene invece sulla caduta sotto la barca, dove gigantesche gorgonie si mescolano tra loro a perdita d’occhio, in un infinito dipinto che neanche il più visionario degli artisti sarebbe forse in grado di immaginare. Il tempo scorre e il sole comincia a scivolare verso il suo giaciglio; in acqua siamo rimasti solo io, Claudio, Raf, Pat e Massimo. In quel momento l’acqua si fa improvvisamente densa, opaca, la visibilità si riduce, quasi fossimo immersi nell’ovatta: è plancton, un’improvvisa corrente di plancton sta attraversando le acque che non riusciamo (o forse non vogliamo) abbandonare. All’improvviso un guizzo, un movimento anomalo, qualcosa che da lontano si avvicina; stringiamo gli occhi per distinguere meglio le forme attraverso la poca luce che filtra dalla superficie: qualcosa sta volando verso di noi. Lenta e maestosa, con la grazia propria solo di chi reca con sé la nobiltà, una grossa e meravigliosa Manta comincia a volteggiare, nutrendosi, davanti ai nostri occhi. Siamo quasi in apnea, ci stiamo dimenticando di respirare, ma la meraviglia è troppo grande: un’altra Manta spunta dalla profondità e un’altra ancora sopraggiunge dietro di noi. Sembrano volerci augurare buon viaggio, certamente ci stanno invitando a tornare. Restiamo in acqua quasi un’ora mentre circa cinque esemplari di questo meraviglioso abitante del mare volteggiano intorno a noi per poi sparire nel blu, riapparendo dopo pochi istanti davanti ai nostri cuori palpitanti. Un’emozione unica, una sensazione che le parole non possono descrivere e che, forse, solo Sergio Bambarén è riuscito a racchiudere in uno “scrigno di carta”, nel suo romanzo “Blu”.

E’ un’atmosfera magica quella che ci accoglie mentre riemergiamo, mentre, nuovamente, il Veena viene inghiottito da una silenziosa foschia che sembra conservarci gelosamente, in attesa della nostra partenza notturna alla volta di Jeddah. Così un’altra avventura è giunta al termine, tra immersioni, fotografie, miracolose guarigioni notturne (almeno apparenti) e grandi quantità di bollicine incamerate e smaltite nell’arco delle due settimane. Ora non ci resta che tornare verso altri, ben più noti, lidi, verso mari di asfalto e lagune di scartoffie, tra “squali semaforo” e “pesci PC”, aspettando di sentire nuovamente la Voce del Blu…

Alessandro Ziraldo

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