Diario di Bordo

El Alamein

Sono le quattro del mattino di martedì 4 settembre, la sveglia suona ma io sono già in piedi; dobbiamo essere a Malpensa alle cinque per partire alle 7,30, destinazione Egitto, costa del Mediterraneo, località El Alamein.
Sono già sveglia e felice perché con un gruppo di otto amici sto per tornare in un posto molto bello che già conosco e dove sono stata molto bene. Le formalità in aeroporto si svolgono senza intoppi, l’aereo decolla con quindici minuti di ritardo che però recupera durante il volo e atterra quasi in perfetto orario all’aeroporto di Dabaa; le pratiche da svolgere qui sono un po’ più lente ma bisogna ottenere il visto di ingresso.
I ragazzi dell’animazione che ci accolgono sono molto gentili e in pullman ci danno le prime spiegazioni pratiche; il percorso è breve ma io vado con il pensiero al piacevole ricordo di quando, l’anno precedente sono andata per due giorni all’oasi di Siwa: una depressione a 14 m. sotto il livello del mare dove ho potuto vedere l’antico villaggio di Shali, le tombe ad ipogeo, ma soprattutto l’antico tempio di Giove Ammon dove Alessandro il Macedone consultò l’0racolo. Di quel breve viaggio conservo ancora vivissimo anche il ricordo del deserto, delle sue dune, dei suoi tramonti e di quei simpaticissimi pazzi che guidavano i fuoristrada facendoci provare spavento ed emozione.

Arriviamo al Charm Life, l’albergo che ci ospiterà per tutta la settimana, intorno alle tredici. Le nostre cinque stanze sono pronte, anzi no; la singola di una nostra amica verrà consegnata alle quattro. Quando tutto è risolto e dopo il pranzo godiamo del nostro primo pomeriggio di mare e sole (è il vantaggio di essere partiti all’alba).
La struttura è esattamente come la ricordavo; pulita e con molte comodità: piscina per grandi e piccoli, teli mare, ombrelloni, spiaggia attrezzata, giochi per bambini, cammello e cavallo per fare foto caratteristiche e una SPA dove confesso di non essere mai entrata perché neanche sotto tortura mi avrebbero potuto allontanare dal quel meraviglioso mare. Mare che è esattamente come lo ricordavo: una spiaggia bianchissima dove fare lunghe passeggiate e un’acqua con colori che variano dal turchese all’azzurro al blu intenso e dove fare lunghe nuotate. Fate il bagno pure dove volete ma ricordate di farne almeno uno al giorno nella piccola baia davanti all’albergo dove l’acqua è leggermente sulfurea e rende la pelle molto liscia.

L’offerta al buffet è ricca e variata: da piatti egiziani a piatti italiani la scelta è infinita; i primi piatti dominano ma non so dare un giudizio perché, nonostante ami molto la pastasciutta qui non l’ho mai mangiata. Ho sempre preferito verdura, frutta (meravigliosi i fichi locali), piatti egiziani ma soprattutto la meravigliosa pasticceria: il pasticciere è un vero maestro che ti coccola con le sue specialità.

Il giovedì alle otto è prevista la partenza per la visita ad Alessandria. Risento fortissimo il mio amore per Alessandro Magno che l’ha fondata e vado volentieri a rivedere i monumenti della città: la colonna di Pompeo (che in realtà è dell’epoca di Diocleziano), la Cittadella (luogo dove un tempo sorgeva il Faro, una delle sette meraviglie del mondo antico) e la nuovissima biblioteca. Il luogo che da solo vale una gita sono le Catacombe di Komb El Shoukafa, dove è evidente la fusione dell’arte egizia con quella greco-romana: una curiosità che non avevo mai visto prima sono gli dei egizi vestiti come gli antichi romani.

Un’altra escursione che veramente prende il cuore è quella che ti porta sui luoghi della grande battaglia di El Alamein della seconda guerra mondiale; i sacrari inglese, tedesco e soprattutto quello italiano sembrano essere un monumento all’inutilità della guerra. E’ commovente leggere il cippo al Km 111 da dove gli italiani non sono riusciti a proseguire verso Alessandria (“mancò la fortuna non il valore”) e la lapide che riporta le parole di Rommel:
“Il soldato tedesco ha stupito il mondo, il bersagliere italiano ha stupito il soldato tedesco”.

Il custode del sacrario italiano è un tenerissimo vecchino che ha aiutato Caccia Dominioni nella ricerca e ricomposizione delle salme dei nostri giovani ragazzi morti ad El Alamein; a richiesta è disposto a raccontare tutto quello che ricorda di quel tempo. Qualcuno mi aveva detto che era morto: immaginate la gioia che ho provato nel ritrovarlo ancora là.
Abbiamo trascorso giorni veramente sereni in questa splendida località che consiglio veramente a tutti: famiglie, giovani e anziani (ahimè) come noi. Oggi è il giorno della partenza, alle quindici dobbiamo lasciare le stanze e alle 19,30, dopo averci rifornito di cestino da viaggio, ci portano all’aeroporto. L’assistenza è perfetta, ma l’ora di ritardo su un orario già scomodo (21,50) e la malinconia per il ritorno rendono questa giornata molto lunga e pesante.
 

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