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Quando gli Arabi vivevano sull’acqua

Autore: Wilfred Thesiger

Editore: Neri Pozza Editore

Prezzo: Euro 18,00

Si afferma spesso, a proposito di classici della letteratura di viaggio, che i libri descrivono luoghi che non esistono più. È certamente vero per questo piccolo capolavoro, finalmente tradotto in italiano, a quarant’anni dalla sua pubblicazione in inglese. Il libro è una sorta di diario degli anni trascorsi dall’A., a varie riprese, dal 1951 al 1957, tra gli arabi dell’Iraq meridionale, in una vasta zona di laghi, paludi dove i due grandi fiumi, il Tigri e l’Eufrate, confluiscono nello Shatt el-Arab, il gigantesco corso d’acqua che si getta nel Golfo Persico. È un ambiente, quello degli «arabi delle paludi» (questo il titolo originale) che non esiste più fisicamente: infatti, dopo la guerra del Golfo (1991), il regime di Saddam Hussein volle punire le popolazioni di quel territorio, accusate di aver dato asilo ai suoi nemici. Oltre ai massacri di civili inermi, Saddam fece prosciugare quasi totalmente laghi e paludi, distruggendo così il millenario ambiente naturale, ma anche culturale e sociale. Oggi, un progetto delle Nazioni Unite si propone di ripristinare le paludi e il meraviglioso ambiente naturale andato perduto. L’A., morto nel 2003, è stato uno straordinario viaggiatore e scrittore, uno degli ultimi esploratori. Nato ad Addis Abeba nel 1910, figlio dell’ambasciatore britannico in Etiopia, dopo aver studiato a Eton e a Oxford, trascorse quasi tutta la sua lunga vita viaggiando per l’Africa e il Medio Oriente, stabilendosi alla fine in Kenya. Geniale ed eccentrico, austero e conservatore, osservatore acuto e scrittore di prim’ordine, Thesiger ci regala pagine insuperabili nella descrizione di un mondo arcaico che, nelle sue stesse parole, «non aveva mai conosciuto il rumore di un motore». Accettato dalla popolazione, che apprezzava le sue conoscenze di medicina (pur non essendo un medico), Thesiger riuscì a stabilire rapporti di amicizia con molte persone, di cui ci lascia ritratti tanto più vivi quanto più circondati da un alone di nostalgia per la loro scomparsa.

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