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El Yemen: un viaggio a Sana’a

Autore: Renzo Manzoni

Editore: EDT

Prezzo: Euro 17,50

El Yèmen è il resoconto del viaggio che Renzo Manzoni, nipote del più celebre Alessandro, fece nel paese arabo fra il 1877 e il 1878. La parte centrale del libro è dedicata alla mitica città di Sana'a (o Sanâa), la cui sconvolgente bellezza affascinerà, quasi un secolo dopo, Pier Paolo Pasolini. Con la meticolosità tipica dei viaggiatori del tempo, Manzoni annota, descrive e fotografa lo spettacolo della grande città yemenita. A volte il suo giudizio è impietoso, come quando si sofferma a descrivere la sporcizia ammorbante delle vecchie case, ma a prevalere è il gusto per il resoconto vivido e appassionato. Non aspettatevi di trovare nello Yemen il progresso che noi europei siamo stati capaci di raggiungere - sembra dirci - ma leggete con attenzione ciò che le mie pagine descrivono. E questo è forse il tratto più moderno e stimolante del libro: l'Arabia Felix non era (e non è) la terra del mito o dell'estetismo trasognato, ma riserva straordinarie sorprese a chi la sappia "leggere" e visitare con uno sguardo critico. Nelle prime impressioni, annotate da Manzoni al suo ingresso in Sana'a, c'è tutto lo stato d'animo del viaggiatore. Poco più che ventenne, l'autore unisce la precisione di giudizio del cronista maturo alla freschezza del giovane che si confronta con le tracce di un passato quasi immemorabile. Non mancano le ingenuità (o le concessioni al tempo), come nel quasi-comico omaggio al Re Galantuomo d'Italia, Vittorio Emanuele II. La città mi sembra bellissima: magnifiche, grandiose sono le case. Queste case sono tutte costruite in pietre da taglio e in mattoni. E questi mattoni sono ben cotti; fortissimi; e di un colore rosso bruno: hanno la forma e le grandi dimensioni di quelli che si vedono nelle rovine romane. Le altissime case, a fondo grigio della pietra e rosso bruno dei mattoni a vista, colle finestre, i frontoni, le sagome a ricami in bianco, fanno un effetto magico, sorprendente al chiaro di luna. Quando mi trovo nel quartiere dei caffè turchi e delle botteghe greche, mi pare di essere in una borgata europea. Eleganti, maestosi sono gli Arabi che incontro. Pare che essi non si curino della presenza di uno straniero. Non incontro che donne velate; e ciò mi fa grande dispiacere. Incontro anche molti ufficiali turchi, i quali, nel passare, lasciano dietro di sé uno squisito profumo di deliziose sigarette, che fumano da artisti provetti. C'è poi una cosa che ferisce il viaggiatore al suo primo entrare in Sanâa, e che non vedo notata da nessuno di coloro che dicono esservi stati, ed è che i canali nelle case per lo scolo delle materie liquide, le acque delle cucine, dei lavabo, sono esterni o appena (incavati nel muro) a fior di esso, ma sempre aperti. Non vidi mai cosa più sconcia e nauseante, che oltre l'impestar l'aria, fa uno strano e brutto contrasto colla leggiadra ornamentazione delle case. Tra le mille gentilezze usatemi, amo ricordare che il 23 dicembre 1877 fui invitato a un pranzo ufficiale del Rèis Pascià. A metà serata, levati i bicchieri di Bordeaux, il Rèis Pascià disse volgendosi a me: "Je bois à la santé, au bonheur, au progrès de l'Italie, ainsi qu'à la santé et au bonheur de son Roi Victor Émanuel II"

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