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Nessuno al mondo

Autore: Matar Hisham

Editore: Einaudi

Prezzo: Euro 17,50

Nel 1979 Suleiman, il protagonista e voce narrante di Nessuno al mondo, ha nove anni e tutta una storia da raccontare. Un ragazzino, figlio unico, sta vivendo in solitudine il difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza, con tutto quel che questo comporta. Quel che conta, per lui, è l’assenza: di un sostegno parentale, di un significato da dare agli avvenimenti drammatici che vede succedersi attorno a sé e, soprattutto, l’assenza di comprensione, sua nei riguardi del mondo e del proprio piccolo mondo nei suoi riguardi. Perché Suleiman vive in Libia, nel pieno della repressione portata avanti dal regime di Gheddafi, proprio negli anni in cui il potere sta accuratamente smantellando una del più progressiste e indipendenti associazioni studentesche del Mondo arabo, quella libica appunto. Le esecuzioni dei suoi leaders vengono trasmesse in televisione e non si contano più gli arresti arbitrari dei sostenitori del movimento. Il padre di Suleiman, che è uno di loro, cerca con ogni mezzo, delazione e abiura comprese, di salvare se stesso e di proteggere la sua famiglia. La madre, invece, travolta dalla preoccupazione, trova rifugio nell’alcol e tenta di tenere il figlio lontano dall’orrore di quanto sta accadendo. Coerente con l’età dell’io narrante e, di conseguenza, con la sua visione della vita, la narrazione segue la traiettoria infantile. Solo negli ultimi capitoli compie un salto temporale e a prendere la parola è un Suleiman già adulto, oramai consapevole del suo vissuto e diventato medico al Cairo, dove i genitori rimasti in Libia lo hanno mandato, da solo, per farlo «crescere robusto lontano dalla follia». Nel 1979, anche Hisham Matar, l’autore di Nessuno al mondo, ha nove anni. La Libia in cui si è mosso è la stessa in cui si dibatte Suleiman, ma la sua vita ha seguito altri percorsi, simili ma non identici. In un accorato ma lucido articolo su The Independent ( 16 luglio 2006), Matar ci consegna l’autentica versione della sua storia familiare, che capovolge quella narrata nel romanzo. Alla solitudine di Suleiman fa da contraltare la pienezza degli affetti di Matar, l’appoggio incondizionato di un fratello molto amato, la calma determinazione di una giovane madre presente a se stessa e alla famiglia. A una scelta di chiusura difensiva nel personale di Suleiman adulto in Matar si contrappone l’impegno sociale, il coraggio di non cedere davanti al sopruso, un fiero opporsi alla riscrittura politica della Storia: «Dittature come quella di Gheddafi possono confiscare proprietà, possono imprigionare, torturare e uccidere, ma mai dovrebbe esser loro permesso di spogliarci della nostra umanità. (...) Come possiamo rimanere integri e liberi dall’odio, ma fedeli alla nostra memoria?». Per resistere, laddove nella vita di Hisham Matar c’è posto solo per l’assenza incondizionata del padre, scomparso dopo un arresto arbitrario e mai più ritrovato, nel romanzo si intravede invece una sorta di lieto fine, un ricongiungimento, anche se non sincronico, di tutti i familiari. «La mia perdita - scrive Matar - non mi dà pace. La mia perdita si autorinnova, insistente e incompleta. Mi avevano sempre detto che dovevo aspettarmi di perdere mio padre. Molti dissidenti libici sono stati assassinati o rapiti. Ma adesso so che non avevo realmente compreso il pericolo che correva. Se fosse stato così, l’avrei trattenuto con ogni possibile mezzo, oppure sarei stato più determinato nel cercare di convincerlo a non coinvolgersi nella dissidenza politica. (...) E ci ho davvero provato. Perché amavo mio padre più di quanto amassi il mio Paese; o, per dirla in altri termini, col tempo ho imparato a vivere senza il mio Paese ma non senza mio padre». Raramente accade che in un primo romanzo uno scrittore riesca nel difficile esercizio di reinterpretare il proprio vissuto, re-inventare la propria storia e dare spessore letterario al narrato. Raramente accade, anche, che un primo romanzo ambientato in contesti che si prestano a facili esotismi - e/o altrettanto facili distorsioni politiche - riesca a raccontare una storia universale. Nessuno al mondo fa entrambe le cose, e molto bene.

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