Diario di Bordo

Brothers, Daedalus & altre storie

IMMAGINE UNO - Un velluto d’acqua turchese chiaro, l’ombra della barca sospesa sul fondo sabbioso. Nuotava muovendosi con forza e grazia,spesso in apnea, la testa bionda uscendo a respirare di tanto in tanto. Indossava un due pezzi di semplice tela nera, il corpo snello e chiaro scivolava agile nell’acqua, le braccia e le lunghe gambe eseguivano i movimenti in modo armonioso. Il reggiseno, sotto la spinta, si apriva un poco lasciando intravedere un capezzolo, subito istintivamente coperto con un rapido gesto della mano. Faceva parte del mare, era pericolosamente bella.

IMMAGINE DUE - Sotto la superficie sferzata dal vento a 20 nodi. Nuotava muovendosi con forza e grazia, apparso dal nulla colorato di blu oltremare. Le fasce dei muscoli, le linee di forza del suo corpo si contraevano e rilassavano con movimenti flessuosi e potenti. La testa da animale preistorico sembrava immobile, gli occhi scintillavano fissi, le pinne laterali come due corte ali, l’ampio arco della coda falciforme a chiudere. Vicinissimo e … pericolosamente bello.

ESTERNO GIORNO - La luce entra ancora scarsa dall’oblò della cabina sul ponte a tribordo. Sono le sei. La barca si è calmata dopo i movimenti di motore e le grida degli uomini .Siamo ormeggiati, so dove siamo, abbiamo navigato tutta la notte, ma non le vedo. Esco allora e mi appoggio alla battagliola di dritta. Un leggero vento da nord mi rinfresca la faccia e la vedo: dritta di prua quasi mi sovrasta la parete della Grande Brother. Il primo sole la taglia da est a ovest e, a trequarti di poppa, ecco la piccola in fondo. Ci siamo e, tra poco, si comincia a fare sul serio.

ESTERNI ABISSI - Il relitto è esattamente sotto di noi e mentre scendiamo rapidi (sopra, mare e corrente assassini ) si rivela verticale quasi appeso in equilibrio sulla poppa sprofondante. L’acqua è limpidissima ti inganna da subito. Le lamiere grigie esplodono di colori quando sono colpite dalla luce dei fari, le bocche nere delle stive ti invogliano, non sai cosa scegliere. Dal profondo sembra salire il canto delle sirene. Prevale il controllo, si guardano gli strumenti mentre si fa stop sulla sommità dell’albero di poppa piena di alcionari. La magia si fa sentire ancora, l’albero sprofonda, sei arrivato al limite. Il blu è un vortice, un black hole che ti attira, ti vorrebbe risucchiare e tu sei felice di perderti in questa assoluta, totale bellezza. Passano tonni a bocca aperta, un branco guidato dal leader, siluri di acciaio lucidato e ti scuoti. Staccati dalla maga Circe, Bruno torna su verso la luce, la parete più ricca del mondo, verso il sole … Quando tutto è finito e sei sulla piattaforma e guardi ancora i riflessi dell’acqua, dentro senti ancora il richiamo della Maga “Vieni, vieni, scendi ancora un poco “ …

Siamo nel Paradiso Terrestre. Secondo me anche Adamo ed Eva avevano scelto le Brothers per fare il bagno. Come descrivere le sensazioni di grandiosità e di potenza dispiegate. La vita qui è al massimo della sua espressione e tutto vi confluisce come un fiume immenso: colori, presenze governati dalle capricciose correnti. Prevedi di scendere sul grande bosco di gorgonie, ti fai buttare a metà isola per poi tornare alla barca ma ce l’hai contro la maledetta e viene da sud e non torni. Poi ci si mette un solitario, grosso martello e ti ritrovi col gruppo alla punta nord minacciosa di frangenti. Devi girare dall’altro lato, in favore stavolta, da dove lo Zodiac ci mette un po’ a ripescarti.
Altro giro. Allora giù proprio sulla punta nord della piccola per poi tornare sul lato est. Dovremmo cascarci sopra ma la corrente ti sposta al lato opposto e devi attraversare stando attaccato alla parete. Poi, proprio sulla punta, con la corrente sui denti, ottieni il premio: sotto una cornice, una specie di balcone, se ne sta un grosso grigio indifferente alla violenta corrente, muove appena la coda. Ne arrivano altri, grossi e si aggregano girandoci intorno finché stremati ci ridossiamo alla ricerca di acqua ferma o quasi. Spettacolo grandioso per l’ambiente, anche la forza della corrente ne fa parte e quando riesci a controllarla ti senti davvero parte del Grande Circo del Mare. Si torna alla barca in un trionfo di corallo nero, alcionari, barracuda in pulizia e anthias da oscurare il cielo.

ALTRE STORIE: ”LA VISITA ” - Tutti, sonnecchiano al tardo pomeriggio. Uno strano riflesso si sta spostando verso la barca. Pigramente si pensa al solito Napo, ma è troppo dritto e veloce, chiazze bianche ai lati. Allarme rosso, rotoliamo giù dalla scala, piattaforma maschera pinne.. dentro! Facciamo in tempo a vederlo passare il Longimanus, maestoso, verso il largo. Salaam amico, benvenuto, torna ancora.

“YAKUZA “ - Marina di Galeb, tre di notte. Aspettiamo l’arrivo del gruppone che finalmente sale a bordo. Uno ci colpisce subito, ha delle branchie tatuate “maori style” sul collo. Grande, grosso, truce e col codino. Butta la camicia e rivela un torso tutto tatuato come uno delle mafie giapponesi. E’ veramente impressionante, c’è un attimo di panico ma… è solo il Giorgio, maestrotatuatore di Torino, mitissimo e simpatico.




“IL VIAGGIO” - Sciogliamo gli ormeggi preparandoci ad una lunga navigazione. Rotta per 180° verso Daedalus, 180 miglia più a sud. Il mare si è calmato e la luce del pomeriggio addolcisce i ruvidi profili di “el Akawein” i due fratelli. Dopo tutte le grandi emozioni una grande pace cala sulla barca e sugli uomini. Il sole è calato. Sparite le altre barche, l’orizzonte è tutto nostro. La notte arriva presto e con lei la luna. La barca scivola sul mare piatto che ribolle solo a poppa agitato dalle due grandi eliche. Gli Zodiac sono issati a bordo. Incrociamo una grossa petroliera illuminata, viene dagli stretti carica di greggio. Immagini il pulsare dei motori che fa vibrare la nave e le dà vita e poi quell’odore che hanno i mercantili, odore di lamiere, di vernice, di cucina, di disinfettante.
Ci aspetta la cena e, dopo sul ponte alto, con due amici a bersi un bicchiere al buio di rhum. “ 15 uomini, 15 uomini sulla cassa del morto e un barile di rhum ..”
La notte avanza e ti perdi a guardare il mare e la stellata e ti senti un uomo ricco e fortunato. Racconto agli amici di un turno di notte passato in compagnia di un allievo di coperta con il plancton che riluceva sulle onde e di storie di mare come quella della grossa capra comprata dal cuoco in uno sperduto porto della Turchia e messa a frollare appesa dentro un sacco ad un bigo di carico e che impestava la nave intera e che, servita dal criminale cuoco medesimo in spezzatino, quasi scatenava un ammutinamento.
Ma il rhum finisce, è tardi, una pacca sulle spalle e via in cuccetta.

ALBA ESTERNO GIORNO e INTERNO MARE DI SOTTO - Arriviamo a Daedalus all’alba e ormeggiamo a sud vicino al doppio pontile che parte dal tozzo faro a strisce un tempo nere, ora ingrigite dal sole. Faro e qualche alloggio sono piazzati su di una base artificiale appoggiata sul reef. Il lunghissimo pontile è sorretto da un ricamo di travi e si slancia in fuori fino alla caduta. Sotto di noi un vasto pianoro sui – 30. La vista generale è bella, l’anello di frangenti contorna il verde turchese del reef circolare separandolo dal blu intenso del mare. Il sole fatica a spuntare da una grossa nuvola e gioca a fare la bandiera giapponese.
Decisi i turni si va alla punta nord. La parte sommersa non è in asse con il reef, svirgola a est cadendo ripida. Ci buttiamo alla parà guardando il blu. La prima apparizione è un bel HHS (hammer head shark) solitario che ci controlla da vicino. Molti tonni pattugliano la parete che, va detto, è stranamente spoglia e povera di colore. In compenso anche nelle immersioni successive la visita di uno o più HHS è garantita e non sono mai distanti, ombre vaghe nel blu, ma vengono sempre a vederti da vicino così da goderne le splendide forme. (Ah fossero cavalcati da una bella sirena dalle lunghe gambe ! …. e senza coda).
E’ poi la volta della parete ovest e arriva inaspettata la sorpresa: è ricchissima di coralli e di colori, ma andiamo con ordine: una splendida ricchissima “anemone city “, grossi anemoni in parte chiusi mostrando il rosso cardinale del corpo, coralli duri a placche strapiombanti simili a enormi gusci di tartarughe delle Galapagos, a forma d’organo svettanti dal fianco, alberi di corallo nero, un gruppo di gorgonie fiorite di polipi bianchissimi. A coronare passaggi di grossi tonni e un solitario martello. Alla fine sono 50 min. con un resto di 60 bars: l’immersione perfetta. Un particolare: salendo sullo Zodiac perdo una pinna. Ho il gav, i pesi sono sepolti sul gommone strapieno e la pinna scende. Un tuffo, Aldo (il meccanico del cuore) si butta e la riprende. Grazie Brothers !!!

ESTERNO NOTTE: SCENA DEI CONGIURATI - L’azione si svolge nel tempo in cui la notturna distrae la maggioranza. Dal ventre della nave e dal gavone di prua escono ombre caute e furtive che si radunano in silenzio attorno alla delfiniera. Una nube offusca la luna rendendo la scena ancora più minacciosa. Poche parole “ xelo fredo, ti ga el giasso?” cariche di significato. Il cerchio è completo. Il pesante silenzio viene rotto dallo schiocco soffocato del silenziatore Mark 3. Ora l’unico suono avvertibile non è il gemito della vittima ma il gorgoglio di quello che sgorga dall’ultima bottiglia di Prosecco di Valdobbiadene. Il buio manto della notte copre i volti, ora placati, dei partecipanti che una sciabolata di luce improvvisa rivela essere:
Mauro: il Veneto
Hany: l’Egizio
Luca: il Grosso
Aldo: il Tecnico del Cuore
Corinne: la Donna Misteriosa
Giorgio: lo Yakuza
e, naturalmente, l’uomo del silenziatore, avvolto in un ampio caffetano nero, come da copione.

ESTERNO GIORNO. ALBA - E’ la giornata buona ma ancora nessuno lo sa. Gli incursori partono con i due Zodiac e vanno alla punta nord. Il braccio di B. pugno chiuso si alza e si abbassa. Come un sol uomo tutti giù come frecce. Veloci raggiungiamo il termoclino a -30, poi giù ancora, l’acqua è fresca e cristallina. Ci saranno? Il blu è vuoto, maledizione, aspettiamo 3/4 lunghi minuti e cominciamo a risalire e allora avviene il miracolo: ci arrivano improvvisamente addosso, come fantasmi, due grossi martelli, splendidi, vicinissimi. Ci osservano, girano, tornano. Il gruppo, unito e compatto è già in fibrillazione quando, sotto le pinne, sfila in perfetta formazione da parata un branco intero di otto esemplari. Lo spettacolo è così totale ed emozionante che, finito, tutti restano impietriti, meno uno che scatta il pugno chiuso al cielo.
Siamo arrivati alla fine in piena gloria. E’ arrivato il momento di togliere gli ormeggi. Il faro sparisce sotto l’orizzonte. E’ tardi, abbiamo voluto goderci tutto fino in fondo, ma ci aspettano nove ore di risalita a nord con mare che man mano arriverà a forza 4. La barca è grossa ma dà certi colpi con la prua che sembrano cannonate. Grosse ondate continue colpiscono e sollevano nuvole di schiuma che arrivano fino alla poppa. Salgo in plancia a godermi lo spettacolo. Dopo il tramonto e con le prime stelle vado sul ponte alto e, disteso sul plancito, al riparo del vento che sferza e fa fischiare i cavi, mi godo lo spettacolo della cupola del cielo che mi copre come un lenzuolo. Tutto buio solo le luci d’albero e quelle di via. La notte è tersa, la Via Lattea è così chiara da sembrare una nuvola. E il tempo si ferma, non pensi più e ti abbandoni al mare e al cielo.

PS: con questo racconto ho cercato di dare una dimensione un po’ diversa dai puri resoconti di immersioni e incontri più o meno spettacolari. Vale la pena di raccontare anche altri aspetti di una crociera. La solidarietà, l’amicizia anche nel pur breve volgere di una settimana sono fatti importanti .E quando scatta qualcosa (e non è raro) si diventa fratelli, non di sangue, ma di acqua salata e allora ti accorgi che vivi totalmente e intensamente la tua avventura.

Testo e disegni di Bruno Fullin

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