Navi Sommerse

Isola di Levanzo

 

Località Elba reef
 
Tipo Nave mercantile
Nazionalità Italiana
Cantiere Fratelli Orlando di Livorno
Varo 1901
Data Affondamento 14 marzo 1923
Causa Affondamento rottura gomena ormeggio 
Lunghezza 103 metri
Larghezza 14 metri
Stazza 3.920 tonnellate
Propulsione triplice espansione a vapore
Motori 1
Eliche 1x 4 pale
Posizione diviso in 2 tronconi
Profondità minima e max. 25 – 70 metri
Profondità max consigliata 40 metri
Visibilità media
Corrente media probabilità
Difficoltà media
Esplorazione Interni media – impegnativa
Interesse Storico medio
Interesse Biologico medio
Interesse Scenografico elevato
Ora migliore mattino
Notturna no
Snorkelling no

 

NAVE

Costruito nei cantieri Fratelli Orlando di Livorno il mercantile Isola di Levanzo è stato varato nel 1901 per conto della Soc. Meridionale di Trasporti Marittimi. La nave era lunga 103 metri per una larghezza di 14 metri con stazza di 3.920 tonnellate.
Caratterizzata da due alberi e fumaiolo singolo, disponeva di un ponte principale ed un ponte inferiore per lo stivaggio di merci. Presenti 2 stive davanti e due dietro la sovrastruttura. Considerato all'avanguardia per quell'epoca in quanto disponeva di energia elettrica in ogni parte della nave.
La propulsione veniva fornita da un unico motore a triplice espansione a vapore ed erogava una velocità di crociera di 11 nodi. La nave era strutturata con una prima, una seconda e una terza classe e poteva ospitare circa 900 passeggeri.


STORIA

Il 15 maggio 1901 mollava gli ormeggi dal porto di Messina per il suo viaggio inaugurale passando da Palermo, Napoli per poi raggiungere la destinazione finale di New York. Secondo i registri Ellis Island il Levanzo nel suo primo viaggio trasposrtava 1.099 passeggeri distribuiti nelle tre classi. Operò su questa rotta fino al 17 gennaio 1902 quando effettuò il suo ultimo viaggio prima di essere venduto alla casa armatrice  NGI (Navigazione Generale Italiana) con sede a Palermo ed essere ribattezzato con il nome Levanzo. Navigò per conto della NGI fino al luglio 1910 quando venne nuovamente trasferito alla Soc. Nazionale di Servizi Marittimi e utilizzato lungo le rotte del Mar Nero e di Alessandria d'Egitto.
Nel 1911, nel corso della campagna di Libia il Levanzo venne requisito dalla Regia Marina Italiana per essere restituito ai legittimi proprietari due anni dopo.
Nel 1915 venne sequestrato nel Mar Nero mentre nel novembre 1916  venne gravemente danneggiato da una mina. Dopo essere stato riparato proseguì a navigare fino al gennaio 1919 quando fu nuovamente  requisito dalla Regia Marina Italiana per essere utilizzato come bastimento da fornitura per le colonie di stazza in Eritrea.
Il 14 marzo 1923 nel corso di un trasferimento da Genova verso Durban, in navigazione lungo il Mar Rosso con un carico di sale e varie merci si arenò, forse a causa del maltempo o forse per un avaria, poco a sud del 22° parallelo nella zona di Elba reef in acque sudanesi. Il 28 marzo durante un tentativo di salvataggio la cima di traino si ruppe spingendo la nave alla deriva contro la barriera corallina di Elba mandandola a sbattere violentemente per poi affondare sul pianoro. I forti e continui marosi presenti in quella zona negli anni successivi la fecero rotolare fino al bordo della cigliata dove si spezzò in due tronconi. Il troncone di poppa è oggi adagiato sulla cigliata del pianoro mentre il troncone di prua appoggiato lungo la parete digradante del reef.  
Si racconta che nel corso di una perlustrazione del relitto avvenuta a metà anni '90 da parte di un gruppo di subacquei israeliani, vennero ritrovate alcune statue di marmo riproducenti la madonna, presumibilmente dirette a qualche chiesa cristiana in Eritrea.
Inoltre parte del carico comprendeva bottiglie di liquore e fiaschi di Chianti oggi ridotte ad ampolle senza la paglia che possono ancora essere osservate disseminate nella stiva di poppa.


PIANO IMMERSIONE

Il relitto del Levanzo si trova oggi posizionato sul pianoro meridionale di Elba reef con il troncone di poppa adagiato a bordo della cigliata su un fondale di 27 metri con la chiglia rivolta verso l'alto mentre il troncone di prua digrada fino alla profondità di 70 metri dove appoggia sul fondale sabbioso. Iniziando l'immersione dall'imponente elica rivolta verso la superficie a circa 18 metri di profondità notiamo subito le 4 enormi pale e il maestoso timone. Proseguiremo poi fino a raggiungere la base del pianoro sul quale è appoggiata l'enorme poppa. Seguendo la fiancata rivolta verso l'esterno incontriamo un bigo ed il fumaiolo, entrambi adagiati sul fondo. Da qui un ampio varco che permette di accedere all'interno della stiva dove si trovano diversi fusti metallici ancora intatti. Sulla paratia a poppa sono ancora presenti alcune casse di legno contenenti bottiglie di liquore, ampolle di fiaschi di vino (la paglia del cesto è ormai dissolta) ed un accesso al cassero. Terminata la perlustrazione, ci si riporta all'esterno seguendo la stessa murata fino a raggiungere  l’area di rottura che si trova tra i 40 e i 45 metri che permette di accedere nella stiva di prua, dove l’enorme squarcio ci offre la possibilità di una vista muniti di una buona torcia. L'accesso alla stiva di poppa è invece bloccato da una paratia stagna rimasta integra. Osservando la sagoma del relitto da una distanza adeguata noteremo come il troncone di prua è ruotato sul lato di dritta permettendoci di osservare il ponte principale con gli accessi alle stive e un secondo bigo dal quale pende una rete da pesca. Il Levanzo digrada poi dolcemente lungo la parete fino a raggiungere il fondale sabbioso a 70 metri sul quale poggia l'imponente prua.
Dopo avere raggiunto la massima profondità di 45 metri, risaliremo lungo la stessa murata, per riportarci sul troncone di poppa appoggiato sul reef per un ultima occhiata alla straordinaria concrezione di madrepora e alcionari che ricopre tutta la zona della chiglia rivolta verso l'alto e le formazioni di spugna rossa che rivestono le enormi pale. Vale la pena di allontanarsi per notare il disegno della poppa di questo mercantile costruito ai primi del 900, con una linea molto dolce e rientrante tipica delle navi di quell'epoca. Terminata la visita a questo splendido relitto si inizia a nuotare in direzione della parete principale che dista una trentina di metri ed è composta da un ricchissimo dedalo di formazioni coralline di rara bellezza. Nuotando con la parete sulla nostra destra dopo circa una trentina di metri è ben evidente una enorme incavo all'interno della parete. Questo lascia supporre che la nave fosse andata alla deriva sbattendo violentemente contro la parete del reef lasciando così un enorme spaccatura con la classica forma della prua, prima di affondare. Negli anni le forti mareggiate l'hanno fatta rotolare e spezzare fino a trovarsi oggi in bilico tra il bordo del pianoro e lungo la sua parete.  
Sono solo supposizioni in quanto non abbiamo avuto modo di verificare se vi sono segni evidenti sulla prua del Levanzo.

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