Diario di Bordo

L'equipe di Cousteau in Sudan

Fascino e misteri della vita delle mante di Mesharifa

Per la prima volta degli scienziati vengono impiegati nelle acque sudanesi per un progetto di studio e conservazione. Parliamo delle mante, delle lagune di Mesharifa, della grande baia di Dungonab: notizie e scoperte e progetti di questi ultimi mesi 2012-2013
Manta, dallo spagnolo “mantilla”, mantello, manto, un nome che delinea perfettamente questi affascinanti animali marini che sembrano volare in solitarie e celesti altitudini o danzare come eleganti "mantillas" sollevate da invisibili ballerine. Impossibile non restare rapiti e ricordare come indimenticabile, una nuotata con maschera e pinne insieme alle “mante giganti”. Tra settembre e novembre, a fine maggio e giugno, nelle lagune di Mesharifa, in Sudan, è stato un appuntamento ricorrente, tanto da poterlo promettere negli itinerari delle crociere.
In questi mesi alcuni biologi marini dell’equipe di Cousteau sono tornati ad operare nelle acque sudanesi in collaborazione con “ the Sudanese Wildlife Administration and the Ministry for the Environment, Tourism and Wildlife” Hanno iniziato un nuovo progetto: “Conservation and management of Sharks and Manta Rays in the Sudan”.
Durante i prossimi 4 anni verranno raccolti dati sul movimento e le abitudini delle mante e degli squali, al fine di sviluppare un piano di conservazione delle specie e la definizione di aree protette.
A questo scopo lo scorso Novembre 2012, durante una missione durata 4 settimane, l’equipe di biologi guidati da Nigel Hussey e Steven Kessel hanno cominciato la ricerca nella baia di Dungonab, a Mesharifa e nelle barriere circostanti. Trasmettitori acustici e satellitari sono stati applicati a 22 mante e 40 ricevitori acustici sono stati posizionati in passaggi strategici presso barriere e ingressi alle lagune lungo un percorso di 130 km. I tag acustici registreranno il passaggio delle mante quando esse si avvicineranno ad una distanza non superiore di 500 metri dai ricevitori ancorati sul fondo; quelli satellitari ne daranno invece la posizione quando le mante saliranno in superficie. I dati registrati durante questi prossimi anni, analizzati periodicamente, forniranno informazioni sugli spostamenti e sulle aree frequentate, nonché conferme sulla stanzialità e/o sulla migrazione.

Rimaniamo decisamente colpiti da queste notizie, soprattutto perché il fascino di questi grandi aquiloni marini è accresciuto dal mistero che circonda tuttora le “nostre mante di Mesharifa”: non conosciamo molto le loro abitudini, i particolari delle loro migrazioni. Sappiamo che il colore della schiena e le macchie del ventre di ogni manta sono unici, quasi una carta di identità, per questo, con l'aiuto di fotografie, possono essere ben censite. Sappiamo che raggiungono la maturità sessuale a 5 anni, che la gestazione dura un anno circa, che il nascituro, singolo, raramente in numero di due, già alla nascita ha una apertura alare di 1,5 metri e il peso di 11kg, misure che raddoppiano velocemente in un solo anno di vita.

Oggi, 24 febbraio, durante un incontro con Nigel e Steven a Port Sudan, veniamo messi al corrente di fatti molto stimolanti. Sembra che le mante abbiano trovato a Mesharifa, nella baia di Dungonab, una situazione ideale per la loro vita e il loro sviluppo. Sembra che siano presenti contemporaneamente ambedue: la birostris o manta gigante e l’Alfredi. La presenza di entrambi i tipi è già di per sé eccezionale. Sono stati raccolti campioni di DNA che verranno confrontati con quelli selezionati da altri scienziati attualmente presenti in Sud Africa. Sembra addirittura che le Rongirostris e le Alfredi si siano accoppiate fra di loro, a quanto pare ad una analisi della colorazione e dei mantelli. C’è da chiedersi in questo caso, quali abitudini avranno questi ibridi: migratorie o sedentarie? E’ possibile che le Rongirostris abbiano rinunciato alla migrazione? I dati raccolti non sono sufficienti a confermare queste ipotesi o a rispondere ai nostri interrogativi, neppure a stabilire le migrazioni, le distanze percorse e le eventuali aree raggiunte, ma senz’altro si apre una pagina appassionante per questo paradiso marino sudanese. E’ un’emozione riscontrare che è rimasto ancora qualcosa da scoprire in un mondo che si sta facendo sempre più piccolo e soprattutto con tante specie in pericolo.

Il fatto che questi studi stiano attirando l’attenzione internazionale, ci fa sperare in un futuro di sicura protezione per queste creature. E’ un conforto pensare che in Sudan ci si sta muovendo per tempo: sappiamo che si tratta di una specie delicata, indifesa e a rischio di estinzione. Pacifica e confidente (non è difficile avvicinarle e nuotare insieme), nuota spesso in superficie lungo la costa, lungo le barriere coralline, nelle lagune e per questo viene anche facilmente pescata specialmente nei mari orientali dove si è passati da una pesca di sussistenza ad una pesca decisamente commerciale. Si usano infatti diverse parti del corpo, tra cui le branchie, come ingredienti di alcuni medicinali.
Siamo stati spettatori inconsapevoli per molti anni di questo patrimonio, abbiamo goduto ampiamente delle loro presenze, accontentandoci di informazioni ricavate dall’esperienza, dalla frequentazione delle lagune, dalle notizie raccolte dai pescatori: ora le ricerche arricchiscono il nostro patrimonio e ci sentiamo ancor più partecipi di questo Sudan marino e delle sue sorprese. Dopo tanti anni è come se le mante di Mesharifa facessero parte della nostra famiglia “allargata” ed abbiamo ovviamente più che mai a cuore il loro destino. Restiamo in attesa di riscontri, conferme e novità, augurandoci il pieno successo del progetto.

E’ di grande soddisfazione anche la consapevolezza che possiamo partecipare e contribuire tutti, ospiti delle crociere compresi, raccogliendo informazioni, fotografie, segnalando avvistamenti che, consegnati ai biologi, possono senz’altro essere utili e di completamento agli studi e alla ricerca.

Cristina Pulliero da Sherazade

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