Diario di Bordo

gli uomini di Sanganeb

Ogni faro in mezzo al mare ha una propria anima, trasmessa dagli uomini che vi abitano che lo curano e accudiscono offrendogli la possibilità di pulsare e trasmettere i suoi battiti luminosi. L'uomo e il faro sono insostituibili tra loro. Veniamo accolti con simpatia dai ragazzi che custodiscono questo piccolo mondo galleggiante. Il faro di Sanganeb ha un impulso magico, una attrazione fatale che rapisce il lato emotivo di chi lo visita. Sarà la sua storia, sarà la sua straordinaria architettura o sarà forse per il senso di onnipotenza che si respira dall'alto quando si abbraccia un paesaggio da lasciare senza fiato. Sanganeb è un punto insostituibile in mezzo al Mar Rosso sudanese, una sorta di calamita che con il suo magnetismo attira chiunque si avvicini lasciando ammutoliti.

Dalle finestre filtra un raggio di luce solare che pennella il pavimento delle grandi stanze ariose. Una lunghissima scala a chiocciola in ferro battuto conduce alla sommità. Mentre ci avventuriamo sui gradini consumati dal calpestio e dal tempo, pensiamo a quei faristi che fino a non molto tempo fa vi salivano quotidianamente scandendo le loro lunghe permanenze al faro. Dall'alto tutte le cose assumono una dimensione surreale, e Sanganeb è una sensazione vicina al sogno. Soltanto da qui ci si può rendere conto dell'unicità del luogo. Lo sguardo abbraccia l'intero atollo che si estende per tre miglia disegnando in mare aperto un porto naturale. La laguna interna è un mare protetto che accoglie dentro di se naviganti, pescatori e famiglie di delfini. Il sole tramonta dietro montagne desertiche e roventi e, puntuale come ogni sera, accende la sua luce.  

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