Diario di Bordo

il tempo di Zabargad

Abbiamo da pochi minuti abbandonato l'isola che ha segnato una parte della nostra vita. Nei giorni trascorsi a Zabargad ho rivisto trascorrere gli anni più felici, quelli nei quali sognavamo soltanto di navigare e scoprire. E ogni momento era una scoperta speciale ritmato dalle palpitazioni del cuore.
Ci sono tornato dopo troppi anni, non ricordo neanche più quanto tempo sia trascorso dall'ultima volta, anzi per la verità non ricordo quell'ultima volta. Un enorme buco nero, un vuoto. Un segno del destino? La ritrovo in splendida forma, bella più che mai. L'ho scalata senza sentire la fatica di quelle salite impervie. E' rimasto tutto invariato. Man mano che salgo si liberano le memorie del passato, in una sorta di disordine temporale. Una pentola che bolle e ogni bolla è un deja vù. Il riffiorare della memoria distribuita nei nostri sensi è una magia del cervello, un regalo che con il passare del tempo avviene sempre più raramente ma quando questo accade ha un effetto devastante. I colori in continuo mutamento, la consistenza della pietra corallina e di quella lavica, la musica di cui il vento ci delizia man mano che ci arrampichiamo. La pista che conduce alla cima della montagna è ripida e dietro di me sento ansimare chi mi segue. In un momento così speciale nulla può interrompere questa corsa. Ricordo come fosse ieri la pista che conduce alle miniere, scendo veloce verso di loro attratto da una calamita invisibile. So bene che ritroverò solo dei buchi e nulla più ma ho bisogno di rivederli, di sapere che ci sono ancora, di convincermi che è solo trascorso del tempo, anche se qui il tempo sembra essersi fermato. Sono solo trascorse molte lune. 

Rientriamo poi verso la spiaggia percorrendo ora la pista bassa, quella dalla quale in un giorno di vento teso, guardando verso il mare incrociammo un sottile pezzo di ferro spuntare dalla superficie. Avevamo scoperto un relitto. Ma in quei giorni tutto quello che accadeva era semplicemente normale, accadeva perchè doveva accadere e noi pensavamo già al dopo senza soffermarci su nulla. Mancano pochi metri alla laguna e il profumo del mare si fa sempre più intenso ma sono i suoi colori imbarazzanti a sconvolgermi ancora una volta. Per l'ennesima volta. La linea dell'orizzonte è così impercettibile da far pensare all'esistenza dell'infinito oltre il quale c'è sempre qualcosa. Rocky Island è una linea sospesa tra cielo e acqua che galleggia. Sospesa nel nulla. La luce del tramonto disegna e pennella questa terra surreale. Abbandoniamo l'isola sotto un filo di luce. Zabargad è una sagoma indefinita senza dettagli, l'ultimo accenno di bagliore è sparito.
Gli occhi di chi ha incontrato oggi Zabargad, non si staccano dall'orizzonte che disegna l'isola che si allontana. Percepisco dai loro silenzi il fiume di parole che ognuno vorrebbe dedicarle. Certe emozioni non si possono raccontare, non si possono disegnare, non si possono descrivere. Si devono solo pensare.

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