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MERAVIGLIOSE GALAPAGOS

Venezia, Madrid, Panama City, Quito e finalmente San Cristobal, me la sono presa comoda e in ognuno di questi luoghi ho trascorso un po' di tempo per avvicinarmi con calma al grande giorno che finalmente è arrivato. Saliamo a bordo del Deep Blue e facciamo conoscenza con i nostri compagni d’avventura: un ragazzo australiano che ha deciso di prendersi un anno sabbatico non facendo assolutamente niente e girando il mondo, uno inglese che ha preso la stessa decisione ma per un periodo un po’ più breve, 2 francesi di cui uno istruttore subacqueo e una coppia di sessantenni, lei americana e lui canadese che fanno il giro del mondo in barca da 4 anni (beati loro).Il solito briefing in cui ci spiegano come funziona la barca, gli spazi a disposizione, le stanze, gli orari, il programma della settimana e la guida che ci comunica che appena sistemate le attrezzature si parte subito il check-dive, così alle 16.30, terminata l'immersione,  possiamo farci portare con il gommone in città per fare un giro. E qui iniziano le stranezze: chiediamo alla guida se possiamo fare l’immersione e lui ci dice di andare. Ma come non dovresti controllare come stiamo in acqua, spiegarci come funziona l’immersione e altro? Ok, io che ho un po’ più di esperienza, mi faccio seguire da Renzo che da 3 anni non mette un erogatore in bocca e ci facciamo un giretto di un’ora intorno alle rocce vulcaniche dell’isola. Per mezz’ora non si vede nulla ma ad un tratto iniziano a venirci incontro un paio di bei trigoni e poi uno spettacolare branco di Mobule, un centinaio di esemplari che ci girano intorno per qualche minuto: un paradiso. Vado a salutare i leoni marini su una chiatta e rientro in barca. Cambio di costume e subito in gommone per l’isola. Rompiamo le scatole ai leoni marini che ronfano sulle panchine della città; c’è anche un cucciolo che piange zampettando sul lungomare. Vediamo delle aquile di mare eseguire belle evoluzioni in acqua, pellicani, granchi multicolore e le solite 4 buone birre che ci aspettano. Ritorniamo in barca, cena e pronti per il giorno dopo.

Sappiamo già che il giorno successivo faremo solo 2 immersioni di media qualità perché dovremo navigare verso Darwin. In effetti sono immersioni normalissime e semplici. A parte 3 leoni marini che sembravano siluri data la loro velocità, qualche tartaruga e un paio di aquile di mare. Ai nostri Little Mouse di Barcola beach ci sono più cose da vedere e più colore. Purtroppo Vittorio scivola in gommone e si procura una piccola distorsione al ginocchio che prontamente curiamo con “bombe” antinfiammatorie che gli fanno perdere solo un paio di immersioni.Iniziamo la conoscenza subacquea dei nostri compagni e a parte un po’ di ruzzoloni da corrente non mi sembra che abbiano problemi a stare in acqua. L’unico piccolo problema lo dà Rory, il ragazzone australiano: lo ammetto, io consumo parecchio ma questo mi umilia. La sua immersione è durata meno di 25 minuti: ha 6 polmoni, non 2. Ovviamente la nostra guida non si è accorto di nulla. Partiamo per Darwin, ci attende una notte in navigazione e per fortuna l’Oceano Pacifico è proprio pacifico. L’indomani dopo un’alba spettacolare attracchiamo verso le 9.00 e iniziamo finalmente la vera vacanza subacquea. L’isola di Darwin è quasi tonda, ad occhio avrà un diametro di 700 metri, un altezza di 40 metri, e da un lato, a un centinaio di metri si trova un arco di roccia che spunta dal mare sul quale frangono le onde oceaniche.

Ma è arrivata l'ora di indossare muta, gav e via in acqua. La visibilità purtroppo è pessima, saremo sui 10 metri e c’è un po’ di corrente mista a risacca che non dà molti problemi. Dopo queste prime immersioni posso affermare una sola cosa: eccezionale! Squali martello, aquile di mare, mobule e tartarughe. Purtroppo la visibilità non ci aiuta un granché, soprattutto non aiuta noi fotografi della domenica che siamo molto penalizzati, infatti i ricordi fotografici saranno pochissimi. Un grosso peccato è anche la mancanza di colore: abbiamo solo rocce, sabbia e nient’altro mentre la vista della rocca popolata da fantastici uccelli e l’arco sono straordinari. Alla fine della terza immersione io e Antonio andiamo a vedere sotto la la nostra barca, se riusciamo a trovare la pinna che Rory l’australiano ha perso in precedenza.

È ovviamente una scusa per fare un altro bagnetto. Nella ventina di minuti in cui siamo stati in acqua abbiamo incontrato alcuni squali Galapagos e un bel branco di delfini. Rory mi dispiace ma sotto la barca ci sono una cinquantina di metri e dopo 3 immersioni toste non ho la più pallida intenzione e dovrai andare a ricomperartela. Per tutto il giorno e anche il giorno successivo abbiamo avuto squali sotto la barca e i delfini che giocavano facendo salti stupendi. Finiamo la serata, come spiegano tutte le didattiche subacquee, con un buon whisky comperato all’aeroporto di Quito per 40 dollari e cioccolato fondente Lindt e poi tutti a nanna pronti per le 4 immersioni del giorno seguente.Sveglia alle 5.45, fotografia all’alba e alle 6.30 in acqua per una nuova immersione. Per sbaglio, facendoci portare dalla corrente, il nostro gruppetto trova una zona che offre una visibilità leggermente migliore, grazie al contrasto con il fondale sabbioso che non è presente nella zona dell’arco di Darwin. Ottimo per le successive immersioni. E di nuovo squali martello, delfini, tartarughe, aquile, murene e, nell’ultima immersione, un bellissimo squalo balena inatteso. La fortuna ci aiuta ed è benvenuta. Più o meno ci siamo persi tutti quanti a turno e grazie al pedagno e al fischietto ci hanno ritrovato, chi nella prima e chi nell’ultima immersione. Mentre scrivo, sono le 21.50 di giovedì 22 marzo e stiamo attraccando proprio in questo momento. Adesso chiudo. Tutti gli ospiti della barca dormono e io li seguirò ma solo dopo essere andato a bermi una buona birra.

Eccomi di nuovo, è venerdì 23 marzo, la solita sveglia all’alba, un tè veloce, briefing e alle 6.30 siamo già in acqua. L’immersione non è delle migliori, a parte un aquila e un paio di tartarughe. Intravediamo qualche martello ma tutti nella penombra. Iniziamo a muoverci sospinti dalla corrente e qui iniziano i dolori: mi sembra di essere in una lavatrice. Dai 10 metri mi trovo a 25, poi 12, di nuovo 25 e finalmente esco dal frullatore a 8 metri. Il tutto in meno di un minuto. Non vedo l’ora di scaricare il grafico dal mio computer subacqueo per vedere i casini che ho combinato. Per sicurezza mi faccio una risalita lentissima di 15 minuti per gli ultimi 8 metri, la precauzione non è mai troppa. Pensavo di essere l’unico ma tutti, chi più chi meno, è stato shekerato a dovere. Le successive 3 immersioni saranno uno spettacolo, muri di martello che sembrano in autostrada su più corsie, squali Galapagos, tonni pinna gialla, carangidi, aquile, tartarughe, mi sembra di essere dentro un documentario del National Geographic. Un vero peccato  la mancanza di coralli e di colori e il fatto che vedendo tutto questo miracolo della natura non si apprezzi anche la vita del reef, con i pesci palla, scatola, farfalla, trombetta e quant’altro ti avvolge durante l’immersione. Dopo Vittorio anche Renzo ha deciso di farsi male smontando dal gommone dopo la terza immersione: bella distorsione al pollice della mano sinistra anche qui prontamente curata da ghiaccio e antiinfiammatori.Dopo queste meraviglie, riprendiamo il viaggio per il prossimo sito di immersioni che raggiungeremo in nottata: Isla Isabela e Punta Vicente Roca. Il pomeriggio vola chiacchierando del più e del meno, leggendo un libro di Patrick Robinson e ascoltando musica.

Cena, whisky serale con gli amici nel sundeck e sullo sfondo un bellissimo temporale che ci illumina con i suoi fulmini e poi a letto a continuare a scrivere questo diario pronti per un’altra giornata ecuadoregna.La notte non è stata stupenda, non so come mai ma ho dormito male, forse a causa del rumore del motore, o forse è solo la stanchezza di queste giornate che si affaccia e io mi sento uno straccio. Da oggi iniziano finalmente giornate più tranquille, le immersioni saranno soltanto 2 poi faremo un giro a vedere una delle meraviglie della natura e il pomeriggio leveremo le ancore per un’altra destinazione. Salgo le scalette che dal corridoio delle stanze da letto portano alla sala da pranzo e dalle finestre si vede uno spettacolo incredibile, un muraglione stupendo, sulle cui rocce stanno dormendo i leoni marini. Mi faccio un tè e con la tazza salgo nel sundeck e vedo in acqua leoni, tartarughe, cormorani pellicani e mini pinguini. Che spettacolo!Colazione e via, stavolta con sottomuta e cappuccio perché dicono che faccia più freddo del solito.Qui l’immersione è completamente diversa, la visibilità riesce addirittura a peggiorare, avremo circa 3 metri. Ma dopo qualche minuto si inizia a vedere l’ennesimo spettacolo della natura. Una parete verticale con dei gradini creati non so come nel tempo in cui si annidano tantissime specie seguita da un distesa sabbiosa e come spesso mi accade mi accorgo di esser rimasto solo. Ci sono 2 esemplari di “galapagos bullhead shark”, alcuni “red-lipped batfish” e  un bel cavalluccio marino giallo, mentre mi passano a fianco un paio di leoni marini come schegge impazzite. Anche la parete è molto colorata, finalmente direi, e negli anfratti vi sono cicale di mare e polpi. Dopo una ventina di minuti incontro Fabien, uno dei 2 ragazzi francesi che è rimasto solo come me. Decidiamo allora di fare coppia. Fabien ha un occhio eccezionale, mi fa vedere un piccolo granchio nascosto. Appare anche il primo nudibranchio (io lo chiamavo nudibranco, ma il correttore di word dice di no) della settimana e incontro un paio di tartarughe dormire sul fondo. Contentissimo risalgo e non vedo l’ora di fare la successiva immersione nello stesso posto.

Due ore di intervallo di superficie e via di nuovo in acqua. Di nuovo un “galapagos bullhead shark” e poi lo spettacolo che speravo si avverasse: ho potuto giocare con i leoni marini. Mi correggo, loro hanno giocato con me mentre io ero costretto a fare quello che volevano loro. Ho ciucciato mezza bombola in 10 minuti con loro, cercando di stare a un passo similare a quello di queste bellissime creature, e appena riprendevo fiato venivano a “spingermi delicatamente” con i loro musi baffuti. Alla fine ero distrutto e  pestato dalla loro delicatezza, ma è stato stupendo.

Terminata anche questa immersione andiamo a fare un giro con lo zodiac e incontriamo un paio di tartarughe e qualche leone fare le solite piroette. Ci avviciniamo alla costa e notiamo alcune colonie di iguane marine di cui alcuni esemplari che nuotano tranquillamente in una risacca in cui io non saprei cosa fare. Poi pinguini, pellicani, fregate, bellissime sule dalle zampe azzurre, di nuovo tartarughe e leoni in un continuo ininterrotto gioco frenetico. Meraviglia della natura. E’ giunta l'ora di rientrare in barca a pranzare e partire di nuovo. Altro pomeriggio soft, la lettura e i pisolini la fanno da padrone. Inizio a scaricare le foto del mio gruppetto sul computer così alla fine le avranno tutti senza doverle spedire. Ceniamo e dopo cena Ken e Juni, la coppia di americani che gira il mondo in catamarano, ci proiettano un video che hanno girato in Papua Nuova Guinea. Ora di nanna, a domani per l’ultimo giorno di immersioni e il penultimo in paradiso.25 marzo domenica, anche oggi sveglia all'alba, dobbiamo fare 2 immersioni la mattina presto per stare dentro i tempi di no-fly e per andare a visitare una riserva. Il panorama che ci offrono le Galapagos anche stamattina è bellissimo. Alla destra c’è Isla Santiago e a sinistra Cousins Rock dove andremo a fare le ultime 2 immersioni. Via in acqua e ricominciamo con la solita solfa: tartarughe, leoni, tanto “misto mare” di barriera, un bellissimo branco di aquile di mare, alcuni nudibranchi e per la prima volta un bel branco di barracuda, non molto grandi ma tanti.

Colazione e via con la seconda immersione. Anche stavolta i leoni vengono a giocare. Vediamo le stesse cose dell’immersione precedente oltre a 5 cuccioli di pinna bianca del reef che gironzolano a guardia dei loro possedimenti marini.E adesso iniziano le note dolenti: risciacquo dell’attrezzatura e mettere tutto ad asciugare. Una delle cose più brutte di questo tipo di vacanze. Pranzo e come sempre i miei amici dicono che sono un pozzo senza fondo, ma mi sto trattenendo, non posso mangiare molto quando faccio immersioni e pronti per il tour esplorativo dell’Isla Santa Cruz.Nel frattempo scarico le foto della mattina e inizio a trarre le mie conclusioni sulla barca. La Deep Blue non è per niente male, discretamente attrezzata e con ampi spazi a disposizione. Eravamo in pochi, solo 10 su un massimo di 16, e questo aiuta notevolmente, ma è comunque abbastanza comoda. Un altro aiuto ce l’ha dato l’Oceano che è stato sempre di una calma incredibile. È la prima volta che vengo in Pacifico e devo dire che se è sempre così ho capito da cosa deve il nome, o forse abbiamo solo avuto fortuna? Dato che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo, il diluvio inizia poco prima del nostro imbarco sul gommone per raggiungere il molo e finisce al momento della nostra salita sul bus.Mezz’ora di strada e raggiungiamo una farm diventata un acquitrino a causa delle piogge dove vediamo le tartarughe giganti. Devo dire che sono veramente giganti.

Finiamo il giro della farm e scopriamo che lo stordito (la guida) si è dimenticato di dirci che potevamo indossare degli stivali della farm, senza sporcarci completamente di fango. Ripartiamo e andiamo al porto e sempre lui, ci dice che sarebbero tornati a prenderci alle 18. Ma sono le 16, cosa facciamo? Iniziamo con le solite 4 birre e già che ci siamo dobbiamo assaggiare alcune specialità locali: “ceviche de la pesca del dia” e “pulpo a la chalaca”. Una mezza schifezza per cui non ci resta che ordinare altre 4 birre e  patate. Facciamo un giro del paese, venti case in tutto di cui 2 sono diving, 4 negozi per turisti, una drogheria, un internet point e 3 bar ristornati. Il paese è tutto qui. Aspettiamo le 18 e arriva puntuale il bus che ci porta, sempre dopo un’altra mezz’ora di strada in un altro porto dove ci imbarchiamo sulla Deep Blue. Come ogni sera un po’ di public relation e poi nanna pronti al giorno successivo, l’ultimo di una meravigliosa vacanza. Sveglia e come spesso ci accade, navigando quasi sempre di notte nell’oceano più liscio che ho mai incontrato, la vista è diversa, le isole diverse, i paesaggi diversi, ma i leoni marini che giocano intorno alla barca per fortuna non mancano mai. Siamo ritornati a San Cristòbal, da dove partiremo alle 13 con il solito volo Aerogal.

Intanto facciamo colazione, prepariamo i bagagli e dopo i saluti di routine ci portano sull’isola. Lasciamo la valigia in aeroporto già il mattino e poi ci accompagnano in una spiaggia, una specie di riserva marina in cui si può nuotare, far surf grazie alle belle onde e fare belle passeggiate, contornati da cactus, iguane marine e leoni marini. Molto bello ma c’è un caldo insopportabile, sembra quasi di essere all’equatore. Osservo una mamma leone che sta allattando il suo cucciolo.Torniamo in paese e beviamo Coca Cola, succhi e altre bevande. Come occupiamo il tempo mancante? Ok, 4 hamburgesa (semplici panini con hamburger) e altre 4 bibite. Troppo caldo per gli alcolici. Giretto in un paio di negozietti per turisti e via, aeroporto e ciao Galapagos, ma penso proprio che ci rivedremo.

Testo e Foto di Pierfrancesco Pece

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