Biologia Marina

MANTA

Biologia
A distribuzione circumtropicale la Manta birostris è il pesce cartilagineo "batoideo" più grande che esista. Pesce cartilagineo poichè esattamente come per i suoi cugini squali, lo scheletro della Manta è composto da cartilagine calcificata; batoideo invece perchè la forma del corpo, schiacciata tra dorso e pancia e con pinne pettorali molto sviluppate e mobilissime, accomuna la Manta alle razze, ai trigoni, alle aquile di mare e alle mobule cui assomigliano molto. La sua apertura alare media si aggira intorno ai 4 metri con punte che possono raggiungere anche i 5 metri di estensione.

Profondità
La Manta è il più grande mobulide filtratore, quindi seppur capace di nuotare liberamente in acque aperte a qualsiasi profondità, per motivi alimentari è molto legata alle acque superficiali che vengono filtrate alla ricerca degli accumuli di plancton di cui si nutre. Molto raramente è stata osservata nuotare sopra praterie di fanerogame (piante marine con radici, fusto foglie come la mediterranea Posidonia) intenta a cibarsi di nuvoli di crostacei che si innalzano dalla prateria. In Mar Rosso vi capiterà frequentemente di veder spuntare dalla superficie la piccola pinna dorsale e le punte delle pettorali. Questo incontro è più frequente a sud dove sono presenti acque più torbide e più ricche di cibo. Nelle acque cristalline del nord, limpidissime ma povere di cibo, diventa minore la possibilità di incontrarle soprattutto in banchi fitti.

Curiosità
Dimensioni così ragguardevoli e una forma così insolita non possono non portare dietro di se tante curiosità, leggende e purtroppo anche troppa "brutta attenzione". Decisamente curioso ed estremamente elegante da osservare è il loro modo di incanalare cibo nella bocca, che porta le mante ad effettuare mirabolanti giravolte simili a una danza che spesso le porta a far increspare la superficie del mare con il ventre. Meno frequente da vedersi, ma ancor più spettacolare, sono i salti che ogni tanto effettuano on il corpo completamente fuori dall'acqua. E' possibile che queste brevi scappatelle aeree servano a liberarsi dei parassiti che si attaccano alla pelle, è bello pensare che lo possano fare anche per il piacere del gioco, personalmente vedo poco probabile l'ipotesi un po' datata secondo la quale questi salti servissero a liberare il cucciolo in fase di "parto" essendo la Manta uno dei tanti pesci cartilaginei che non deposita uova ma che le incuba internamente. Questo atteggiamento sembrerebbe  traumatico e soprattutto capace di attirare l'attenzione di eventuali predatori.

Avvicinamento e Osservazione
Non ci si può stancare mai di ripetere che il principio base è il totale rispetto verso l'animale e le sue abitudini.Un po' di calma e un po' di occhio attento vi permetteranno ottime osservazioni, qualche scatto interessante e sicuramente tantissime emozioni. La calma e la convinzione che non saremo mai più veloci di una manta ci eviteranno di metterci a rincorrerla, tipico atteggiamento da predatore che genererà una risposta di fuga e che vi lascerà la delusione di un'ombra che rapida sparisce nel blu e tanta aria in meno nella vostra bombola. Non sbarrategli la strada, ma cercate con molta delicatezza e senza movimenti bruschi di assecondarne movimento e traiettoria così da "sintonizzarvi" con questi magnifici animali. Un occhio di attenzione è ulteriormente richiesto quando si ha la fortuna di osservare le mante ferme sopra una stazione di pulizia, intente a farsi tolettare. Il modo migliore per godervi lo spettacolo è rimanere più bassi possibile e immobili così che non si venga riconosciuti come elemento di disturbo.

Storie e Leggende
Che le leggende legate a questi animali non siano state positive lo si deduce dallo storico nome che la povera Manta ancora oggi si porta dietro: "Diavolo del mare" Una schiena nera come la notte, delle dimensioni che si attestano in circa quattro metri, grandi fauci e due enormi corna non potevano suscitare sensazioni positive, soprattutto quando si conosceva molto poco del mare e ogni nuovo incontro suscitava timore. Immaginiamoci l'incontro con questo enorme animale quali strane fantasie deve avere suscitato nella mente di quei poveri pionieri subacquei. Per "esorcizzare il diavolo del mare" è bastato scoprire che le grandi corna altro non sono che appendici cefaliche, ovvero dei flap che servono ad aumentare la quantità di acqua convogliata alla bocca e di conseguenza la quantità di cibo che questi pacifici pesci filtrano dall'acqua. Poveri diavoli che si trovano invece a nuotare in un mare sempre più ricco di reti a strascico, pescatori di frodo e tagliatori di pinne.

Fotografare
L'incontro con la manta è uno dei momenti più emozionanti per un subacqueo, forse per via di quella strana forma che poco ha a che fare con il classico pesce ma piuttosto assomiglia più a un enorme pipistrello. Dal punto di vista fotografico la sua forma inusuale è particolarmente stimolante per la realizzazione di immagini fuori dal comune. Innanzitutto è bene sapere che difficilmente una manta potrà essere fotografata utilizzando il flash a meno che questa non si avvicini abbastanza da poter essere illuminata correttamente. Nel caso di una distanza superiore ai 3/4 metri dal soggetto evitate di usare il flash che causerebbe soltanto sporcizia dovuta alla presenza di plancton nell'acqua. L'obiettivo ideale è naturalmente un buon grandangolo che vi permetta di riprendere anche parte dell'ambiente magari in leggero controluce. A questo punto avrete tutti gli elementi necessari per creare uno scatto di effetto e ben bilanciato cromaticamente.   La manta normalmente ha la parte dorsale scura mentre la zona ventrale chiara, questo comporta due condizioni di esposizione totalmente opposte. Però andiamo per gradi ed iniziamo a parlare dell'avvicinamento che deve essere graduale cercando di assecondarne i movimenti nella speranza che il pesce venga incuriosito dal rumore delle bolle e si avvicini. Non cercate di avvicinarvi voli pinneggiando perchè rischiate di spaventarla e farla fuggire. Meglio avere un po' di pazienza e controllare i suoi movimenti. Il vostro asseto dovrà essere neutro e la vostra attenzione sarà dedicata soltanto all'inquadratura. La respirazione polmonare vi permetterà di scendere o salire quel tanto che vi sarà necessario. Evitate nel limite del possibile di fotografarla perfettamente in asse con il vostro obiettivo perchè in questo modo otterreste un profilo troppo piatto della sagoma e quindi poco dinamico. Cercate piuttosto di mantenere una posizione leggermente più bassa rispetto a quella del pesce in modo da fotografarla dal basso verso l'alto sfruttando anche la zona più luminosa del suo corpo soprattutto se vi trovate in acque poco limpide o a profondità ragguardevoli. In questo caso un leggero colpo di flash è consigliato. Importante tenere il flash laterale e leggermente indietro rispetto alla posizione macchina in modo che il colpo di luce faccia l'effetto di una pennellata e poco più. Se avrete la fortuna di incontrare una manta curiosa e ben disposta allora vedrete che inizierà a compiere una serie di meravigliose evoluzioni che vi permetteranno di realizzare una serie di immagini dinamiche. La presenza sullo sfondo di un soggetto può essere ben accetta ammesso che il soggetto sia un punto ben collocato ma anche distante dal soggetto principale. Per fotografarla dall'alto verso il basso e quindi riprendere la sua parte dorsale, quella più scura, sarà importante trovarsi con l'animale che nuota in pochi metri d'acqua in modo che la luce esterna ne illumini il dorso.

Testo di biologia curato da Emilio Mancuso (I.S.M. Istituto per gli Studi sul Mare)

Esplora, Viaggia e Naviga con Noi