Navi Sommerse

Tigre

Località Arabia Saudita
Distanza dalla Costa sconosciuta
Tipo Nave cacciatorpediniere
Nazionalità italiana
Cantiere Ansaldo – Sestri Ponente
Varo 7 agosto 1924
Data Affondamento 4 aprile 1941
Causa Affondamento affondamento
Lunghezza 113,41 mt.
Larghezza 10,40 mt.
Stazza 2.203 Tonn.
Propulsione 4 caldaie, 2 Turboriduttori
Motori Potenza 42.000 HP
Eliche 2 eliche
Posizione sconosciuta
Profondità minima e max. sconosciuta
Profondità max consigliata sconosciuta
Visibilità sconosciuta
Corrente sconosciuta
Difficoltà sconosciuta
Esplorazione Interni sconosciuta
Interesse Storico sconosciuto
Interesse Biologico sconosciuto
Interesse Scenografico sconosciuto
Ora migliore sconosciuta
Notturna sconosciuta
Snorkelling sconosciuto

NAVE

I "conduttori di flottiglia" classe Leone, riclassificati nel 1938 cacciatorpediniere, furono impostati nel 1921 in 5 unità presso i Cantieri Ansaldo di Sestri Ponente, come appartenenti alla tipologia "esploratore leggero". A questa classe apparteneva il anche il Tigre. Si trattava di grosse navi da circa 2000 tonnellate di dislocamento standard e 2600 a pieno carico con cui la Regia Marina intendeva sperimentare la validità della formula "grandi Ct" in voga in diverse nazioni. Derivati dagli esploratori della prima guerra mondiale avevano un lungo castello con una piccola sovrastruttura prodiera per la plancia. L'armamento era costituito da 8 cannoni da 120 mm sistemati in 4 impianti binati scudati: uno davanti e uno dietro alla plancia, uno a centro nave e uno a poppa; vi erano poi 6 lanciasiluri da 450 mm. L'apparato motore era costituito da 2 gruppi di turbine, uno per elica, alimentati da 4 caldaie a nafta con due fumaioli. Durante le prime prove furono superati i 34 nodi, anche se con dislocamento minore a quello standard, ma la velocità in condizioni operativa nei primi anni fu di 31-32 nodi. Nonostante i 15 anni di intenso servizio e il teatro operativo particolarmente difficile in cui operarono in guerra, furono superati i 29 nodi, ottimo risultato a conferma della buona riuscita di queste navi.


STORIA

Nel 1936, in previsione del suo trasferimento in Mar Rosso, il Tigre così come le altre navi della medesima classe, subì alcuni lavori di modifica come la climatizzazione degli apparati  interni, per impedire il surriscaldamento dei depositi munizioni, l’eliminazione di un complesso binato da 120 e l’installazione di 4 mitragliere da 13,2 mm. Nel 1935  fu dislocato in Mar Rosso, e nel medesimo anno subì il declassamento a cacciatorpediniere.
Alla data dell’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale apparteneva alla V Squadriglia Cacciatorpediniere con base a Massaua, insieme ai gemelli Leone e Pantera. Comandante della nave era il capitano di fregata Gaetano Tortora.
Il Tigre venne  impiegato in missioni di intercettazione dei convogli britannici in navigazione nel Mar Rosso. Nella notte tra il 28 ed il 29 agosto 1940 fu inviato alla ricerca di navi nemiche insieme al Pantera, ma senza risultati. Il 3 dicembre fu inviato assieme al Leone e ai più piccoli cacciatorpediniere Sauro e Manin ed al sommergibile Ferraris alla ricerca di un convoglio, che non venne però individuato. Nella notte tra il 2 ed il 3 febbraio 1941 il Tigre attaccò infruttuosamente, unitamente a Leone e Pantera, un convoglio britannico.
Si fece poi evidente l’ormai imminente caduta dell’Africa Orientale Italiana. In vista della resa di Massaua, fu organizzato un piano di evacuazione delle unità dotate di grande autonomia (mandate in Francia od in Giappone e di distruzione delle restanti navi. I 6 cacciatorpediniere che formavano le squadriglie III (Battisti,Sauro, Manin) e V (Tigre, Leone, Pantera) non avevano autonomia sufficiente a raggiungere un porto amico, quindi si decise il loro impiego in una missione suicida: un attacco con obiettivi Suez per Tigre, Leone e Pantera e Port Said per Sauro, Manin e Battisti. Se non fossero state in grado di proseguire, le unità non sarebbero rientrate a Massaua, dove peraltro non avrebbero avuto altra sorte che la cattura o l’autoaffondamento, in quanto la piazzaforte cadde l’8 aprile 1941, ma si sarebbero invece autoaffondate.
La V Squadriglia partì per la sua missione il 31 marzo, ma questo primo tentativo abortì quasi subito perché il Leone andò ad incagliarsi e, sviluppatosi un incendio indomabile a prua, dovette essere autoaffondato. La missione fu quindi riorganizzata perché era venuta a mancare una prevista azione diversiva della Luftwaffe contro Suez. A quel punto tutte le unità avrebbero attaccato Port Said. Il 2 aprile 1941, alle due del pomeriggio, i cinque cacciatorpediniere lasciarono definitivamente Massaua. Il Battisti dovette autoaffondarsi per un’avaria ai motori, mentre il resto della formazione proseguì sebbene avvistato da ricognitori. All’alba del 3 aprile, giunte ad appena una trentina di miglia da Port Said, dopo una navigazione di 270 miglia, le quattro navi furono massicciamente attaccate da circa 70 bombardieri Bristol Blenheim ed aerosiluranti Fairey Swordfish che arrivarono ad ondate. Rotta la formazione, i cacciatorpediniere proseguirono navigando a zig zag ed aprendo il fuoco con le armi contraeree, ma intorno tutte le unità furono colpite e danneggiate. Mentre Sauro e Manin proseguivano verso Port Said dove vennero poi entrambi affondati, Tigre e Pantera ripiegarono e, attaccati anche da un gruppo di cacciatorpediniere inviato contro di loro, diressero verso est, per raggiungere le coste saudite, ove autoaffondarsi.
Nella notte tra il 3 ed il 4 aprile Tigre e Pantera, portatisi al largo di Someina, una quindicina di miglia a meridione di Gedda, furono abbandonati dagli equipaggi che avevano frattanto avviato le manovre di autoaffondamento. Sulle due navi agonizzanti continuarono ad accanirsi gli attacchi degli aerei ed anche il cacciatorpediniere britannico Kingston, giunto frattanto sul posto, che cannoneggiò le navi ormai deserte per accelerarne l’affondamento. Gli equipaggi delle due navi, una volta scesi a terra, furono internati a Gedda in Arabia Saudita. Il Tigre aveva svolto in tutto 10 missioni di guerra, percorrendo complessivamente 2706 miglia.


PIANO IMMERSIONE

Non è mai stato localizzato il punto esatto dell'affondamento del Tigre in quanto è vietato navigare ed immergersi in tutta l'area della costa Saudita.

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