Diario di Bordo

Sognatore di navi

L'arte della costruzione di uno scafo gli è stata tramandata dal padre tanto tempo fa come un tesoro di inestimabile valore, un segreto sapiente che gli apparterrà per tutto il resto della vita. Grazie a questa preziosa eredità, il maestro sarà capace di regalarci la magia della creazione. Il cantiere navale di Sagafa è uno dei luoghi dove si compie questo straordinario miracolo. Solitario, silenzioso e schivo il maestro sta rinchiuso nel suo capannone invalicabile, protetto da occhi curiosi, dove traccia le prime linee di taglio sull‘immenso tavolato di legno grezzo. E' questo l'attimo del concepimento di uno scafo e da quelle linee tracciate a matita nascerà un’altra imbarcazione pronta a solcare il mare. Mentre accarezza il legno i suoi occhi stanno già vedendo la barca finita. Tante mani e tanto sudore occorreranno poi per portare a termine la sua costruzione, ma è dal primo segno di graffite che dipenderanno la solidità, l'eleganza e la stabilità della nuova imbarcazione.

Il maestro non parla ma osserva silenzioso, impartisce ordini e di tanto in tanto esce dal mondo nel quale si era rinchiuso per vagare, chino su se stesso, tra sagome di nuovi e vecchi vascelli tirati in secco e adagiati sugli invasi, pronti a farsi curare le ferite provocate dal lungo tempo trascorso per mare.

In questa landa di deserto adagiata tra il mare e la catena di alte montagne si trova il cantiere dove si aggirano decine di uomini che, sotto le sagome immense delle prue, appaiono minuscoli. Ognuno con una mansione ben precisa, si muovono senza sosta tra giganti sospesi. Trasportano lunghe scale traballanti che verranno sistemate lungo le fiancate e di li a poco i giovani inizieranno i lavori di manutenzione sospesi come funamboli. In sottofondo una sinfonia ininterrotta: metallo, legno, vernici, colle, martelli e voci che si fondono tra loro producendo un suono che si diffonde nell'aria frizzante di queste giornate d'inverno.

Nel cantiere si opera con strumenti tradizionali e il concetto di sicurezza è interpretato secondo canoni molto personali. Ognuno di loro è consapevole che con la propria opera darà il suo apporto alla rinascita. In questo luogo si parla il linguaggio del legno, si respira la sua  polvere e si scolpisce a mano ogni pezzo che gradualmente prende forma.

Il maestro d'ascia con colpi precisi e muscoli d'acciaio, si accanisce sul pezzo di legno massiccio che colpo dopo colpo assume la forma di una delle ordinate che presto costituiranno lo scheletro dello scafo. In compagnia della sua ascia non toglie mai lo sguardo dal pezzo, lo fissa quasi a volerlo sfidare e poi lo attacca nuovamente con colpi secchi e precisi. Sarà proprio da questi tagli che si compirà il miracolo. Lui non segue nessuna regola scritta ma continua a scolpire la forma che è nella sua testa fino a quando il massello diventerà una costola così solida da sopportare qualsiasi mare e così dolce da assecondare il movimento delle onde.

Tra tanto fasciame risplendono i riflessi dorati delle possenti eliche e dei timoni; unici pezzi che non parlano il linguaggio del legno. Un uomo si avvicina, osserva le eliche e con dolcezza passa la sua mano sulle pale di bronzo lucido per accarezzarle. Loro, il simbolo della potenza devono essere trattate con estrema dolcezza.

A poca distanza, ragazzi poco più che bambini, sospesi tra cielo e terra sono intenti a rattoppare le mastodontiche prue usurate e consumate dalle miglia navigate. Pronti a curare le ferite per ridare lustro allo scafo che mostra tutti i segni della sua fatica.
Dovunque polvere di legno sospesa nell'aria tanto che l‘uomo ne assume anche il colore, parla il suo stesso linguaggio fino a diventare parte della stessa materia.

Il giovane Said addetto alla stesura dell'aggrappante traccia linee di colore con il piccolo pennello a rullo seguendo le forme ondulatorie della chiglia. I suoi occhi sono quelli di un sognatore di navi. Osserva con sguardo attento ogni movimento della mano che regge il piccolo pennello e intanto continua a sognare. Per uno strano scherzo del destino, a pochi passi da Said un anziano signore compie il medesimo gesto ma i suoi occhi e il suo sguardo non sono più quelli di un sognatore.

Chissà, forse un giorno lontano sarà stato anche lui un sognatore di navi ma oggi si accontenta di consumare l'ennesima tazza di caffè e a fumare la sua sigaretta rassegnato e curvo proprio come quel pezzo di legno che a poca distanza sta nascendo colpo dopo colpo.

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