Navi Sommerse

Francesco Nullo

 

Località isola Seil Harmil Dahlak
Distanza dalla Costa 5 miglia dall'isola
Tipo Nave cacciatorpediniere
Nazionalità italiana
Cantiere Quarnaro Fiume
Varo 1924
Data Affondamento 21 ottobre 1940
Lunghezza 9,2 metri
Larghezza 91 metri
Stazza 1.580 ton.
Motori 3 caldaie e 2 turbine
Eliche 2
Posizione sconosciuta
Profondità minima e max. 60-80 metri presunta
Profondità max consigliata sconosciuta
Visibilità sconosciuta
Corrente sconosciuta
Difficoltà sconosciuta
Esplorazione Interni sconosciuta
Interesse Storico sconosciuta
Interesse Biologico sconosciuta
Interesse Scenografico sconosciuta
Ora migliore sconosciuta
Snorkelling sconosciuta

 

NAVE

La nave fu varata nel 1925 nel cantiere navale del  Quarnaro di Fiume. Il Francesco Nullo apparteneva alla classe Sauro assieme ai cacciatorpedinieri. Battisti e Manin. Aveva un dislocamento di 1.580 tonnellate a pieno carico e le seguenti dimensioni: 90,7 metri di lunghezza, 9,2 metri di larghezza e 3,7 metri di immersione. L’apparato motore era formato da 3 caldaie Yarrows  e 2 turbine Parson che sviluppavano una potenza di 38.000 HP; le due eliche imprimevano una velocità di 35 nodi. L’armamento era composto da 4 cannoni da 102/45 mm.; 4 pezzi da 40/39 mm.; 6 tubi lanciasiluri da 533 mm. e 52 mine. L’equipaggio era di 152 uomini.
Nel 1928 fu impiegato in appoggio alla «Crociera aviatoria del Mediterraneo occidentale» di Italo Balbo. Nel 1933 fu sottoposto a lavori di modifica che videro l’imbarco di una centrale di tiro.
Dopo essere stato sottoposto a lavori, prima nel 1933, con l’installazione di un telemetro e di una centrale di tiro, e quindi nel 1935, con quella di un impianto di condizionamento d’aria, in previsione di un suo impiego in Mar Rosso, si trasferì a
Massaua, dove arrivò nell’autunno di quello stesso anno. In seguito a tali lavori la velocità scese da 35 a 31,7 nodi, e
l’autonomia alla velocità di 14 nodi da 2600 a 2000 miglia.

 


STORIA

Durante il conflitto italo-etiopico il  Nullo effettuò attività di pattugliamento e contrasto al contrabbando di armi. Terminata la guerra d’Abissinia, rientrò in Mediterraneo, partecipando indirettamente alla guerra di Spagna, per ritornare in Mar Rosso all’inizio del 1939, inquadrato nella 3^ Squadriglia Cacciatorpediniere, che formava insieme ai gemelli Battisti, Sauro e Manin. Il 10 giugno 1940, data dell’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale il Nullo, si trovava a Massaua, in Mar Rosso, inquadrato nella III Squadriglia Cacciatorpediniere, che formava insieme ai gemelli Battisti, Sauro e Manin e che aveva base nel porto eritreo. Comandante dell’unità sin dal maggio 1940 era il capitano di corvetta Costantino Borsini. La nave venne impiegata nell’intercettazione dei convogli britannici che transitavano in Mar Rosso, effettuando una decina di missioni di questo tipo ma senza mai riuscire a venire in contatto con navi nemiche. Il 26 luglio uscì da Massaua unitamente al gemello Battisti ed al sommergibile Guglielmotti per cercare un piroscafo britannico, senza però riuscire ad individuare tale nave. Nella notte tra il 24 ed il 25 agosto uscì in mare insieme al capoclasse Sauro alla ricerca di navi avversarie, ma non ne trovò. Il 21 ottobre 1940, nel corso di un’altra missione di intercettazione del traffico nemico, attaccò, alle 2.19 di notte, insieme ai gemelli Sauro, Battisti e Manin ed ai più grossi cacciatorpediniere Leone e Pantera, il convoglio britannico «BN 7», composto da 32 mercantili con la scorta dell’incrociatore leggero HMNZS Leander, del cacciatorpediniere HMS Kimberley e degli sloops Yarra (australiano), Auckland (britannico) e Indus (indiano). Il combattimento divenne sfavorevole alle navi italiane, che dovettero rinunciare all’attacco e ripiegare coprendosi la ritirata con una cortina fumogena. All’inseguimento del Nullo, che aveva avuto un’avaria al timone e si dirigeva, isolato ed a bassa velocità, verso Massaua, si misero il Kimberley, cacciatorpediniere più grande e moderno e meglio armato, e lo sloop Yarra. Il Comandante Borsini nelle ultime fasi del combattimento aveva chiaramente compreso che la sua unità era destinata a soccombere, per cui si era avvicinato all’isola di Harmil sia per consentire al proprio equipaggio di potersi salvare, sia per tentare di far pagare a caro prezzo all’unità nemica il suo successo, portandola a tiro della batteria costiera Giulietti, cosa che in effetti avvenne. Il  Nullo affondò attorno alle 06.25 di quel tragico 21 ottobre nelle immediate vicinanze dell’isolotto di Seil Harmil, quindi, probabilmente in un’area di fondali non troppo alti, tanto che appena cinque minuti prima il Nullo aveva strisciato leggermente con la chiglia su quello che probabilmente era una banco di sabbia corallina.  A bordo della nave rimase il comandante Borsini, intenzionato ad affondare con l’unità nonostante l’incitamento dell’equipaggio a mettersi in salvo. L’attendente di Borsini, marinaio Vincenzo Ciaravolo, che già aveva abbandonato la nave con molta riluttanza e solo dietro ordine del comandante, quando si rese conto della decisione presa da Borsini, tornò a bordo della nave; entrambi scomparvero poco dopo, quando il Nullo, colpito ancora, s’inabissò devastato da una serie di esplosioni. Erano le 6.35 del 21 ottobre. Alla memoria del comandante Borsini e del marinaio Ciaravolo fu conferita la Medaglia al valor militare

STORIA DI UOMINI
Vincenzo CIARAVOLO marinaio
“Imbarcato su silurante impegnata in aspro combattimento contro incrociatori e cacciatorpediniere nemici, con calma serena rimaneva durante tutta l’azione al fianco del suo Comandante, di cui era attendente.
 Ricevuto l’ordine di abbandonare la nave che affondava per i gravi danni riportati durante il combattimento, si gettava in mare; ma accortosi che il Comandante rimaneva al suo posto, spontaneamente risaliva a bordo in un generoso slancio di fedeltà e di altruismo, ben conscio del mortale pericolo al quale si esponeva.
 Nella sublime decisione di seguire la sorte del suo Comandante, affrontava con lui la morte gloriosa degli eroi” (Mar Rosso, presso l’isola Harmil, 21 ottobre 1940)
Figlio di marinai e marinaio egli stesso nella Marina Mercantile,  Vincenzo Ciaravolo partecipò al conflitto italo-etiopico ed alle operazioni militari in Spagna imbarcato sul piroscafo requisito  Lombardia. Il 15 dicembre 1939 venne arruolata nella Regia Marina per assolvere all’obbligo di leva come marinaio s.m. ( servi marinareschi). Fu imbarcato sulla nave coloniale Eritrea di cui Costantino Borsini era ufficiale in seconda. Il 21 settembre 1940 fu imbarcato sul cacciatorpediniere  Francesco Nullo al comando del
Capitano di Corvetta  Costantino Borsini  di cui divenne attendente. La nave era dislocata nel Mar Rosso.
Il giovane marinaio era molto legato alla sua famiglia che, a Torre del Greco, viveva in gravi condizioni
economiche tanto è vero che egli mandava ai suoi le poche lire di paga che percepiva. In una lettera da Massaua datata 24 settembre 1940 indirizzata al padre si legge: “…Sono molto contento che avete ricevuto i soldi e poi quello che ne volete fare lo sapete voi…” Nella sua ultima lettera i suoi pensieri erano tutti rivolti alla mamma: “Ditegli che non si dimentichi del funerale e di pregare sempre per la mamma”. Nelle lettere spedite a casa, si preoccupava sempre dei suoi familiari senza fornire neppure un  cenno sulla sua dura vita di bordo e sui sacrifici che faceva per mandare soldi a casa. Il giorno 21 ottobre 1940 nell’aspro combattimento sostenuto dal Nullo contro soverchianti forze navali avversarie presso l’isola di Harmil  e nel quale l’unità, gravemente danneggiata affondò, Vincenzo Ciaravolo, già naufrago volle seguire la sorte del suo Comandante e, ritornato a bordo, scomparve negli abissi al suo fianco. Il suo collega il Sottocapo  Ivo Covarta così lo descrisse: “Ciaravolo, sicuro. Statura media, robusto, carnagione chiara; pur essendo napoletano era biondo. Taciturno, forse un po’ timido, ma ligio alla disciplina, impeccabile nel servizio. Quando gli inglesi bombardavano Massaua, Ciaravolo, addetto a una mitragliera da 13.2, sparava a tutta forza; erano attacchi gravi, ma lui si comportò sempre con coraggio”.  
Il Marinaio Cannoniere  Bruno Andorlini così raccontò l’episodio durante un’intervista:”
Quando ci avvedemmo che il comandante restava a bordo tutti, dai nostri zatterini, lo implorammo di sbarcare, che, tanto, sul “Nullo” non c’era più nessuno. Ma il comandante non si muoveva dalla plancia. Intanto, pian piano, la nave affondava”.
“E Ciaravolo?” “Era sugli zatterini, con noi. Ma s’era gettato in  mare soltanto dopo averne ricevuto
l’ordine dal comandante, un ordine perentorio. Ciaravolo ne sembrò umiliato, tuttavia prese la mano destra del suo comandante e la baciò, e si tuffò. Poi, come tutti noi, incitò il suo comandante a salvarsi. Quando, infine, comprese che il Borsini voleva morire con il “Nullo”, lasciò lo zatterino, raggiunse a nuoto il caccia e, trovata una scaletta che ancora pendeva da una fiancate, ci si arrampicò. Si diresse subito verso la plancia. Il resto lo ricordo confusamente perché il gesto di Ciaravolo ci aveva sbalordito, in mare tra vivi e morti galleggiavano quasi duecento persone, e il “Kimberley”, benché avesse invertito la rotta continuava a sparare. D’improvviso un boato tremendo, l’esplosione come di un vulcano, forse una serie concentrata di esplosioni. Istintivamente ci rannicchiammo, ci portammo le mani alla testa per ripararci. Il “Nullo”? svanito.”
Il marinaio fuochista  Giovanni De Martis così descrisse l’avvenimento:”  Quando ci avvedemmo che il comandante restava a bordo, tutti, dai zatterini, - eravamo oltre duecento – lo implorammo di scendere, perché, tanto, sul Nullo non c’era più nessuno, non c’era niente da salvare che valesse il sacrificio di una vita. Ma il comandante non si  muoveva, era come assorto nel drammatico gesto che aveva a lungo meditato, una statua di marmo, fermo incrollabile. Da quel momento non lo vidi più. Il suo attendente, un marinaio napoletano, vent’anni appena compiuti, capelli biondosporco, era con noi. Ma a differenza di noi, s’era gettato in mare soltanto dopo aver ricevuto l’ordine perentorio del comandante. E sembrava come se fosse umiliato per quell’ordine. Ma poi, insieme a noi tutti, incitò il comandante a salvarsi. Quando infine comprese che Borsini voleva morire colla sua Nave, con un gesto fulmineo che lasciò tutti noi sbalorditi, si
gettò dallo zatterino e con poche bracciate raggiunse il caccia, che ancora pendeva da una fiancata, e ci si arrampicò. Si diresse subito verso la plancia, ma poi non vidi più nulla perché intanto l’incrociatore inglese Kimberley continuava a sparare come un ossesso. Poi, d’improvviso, l’esplosione, come di un vulcano, forse una serie rapidissima e concentrata di esplosioni. Istintivamente ci rannicchiammo”

Costantino BORSINI capitano di corvetta
Medaglia d’Oro al Valor Militare conferita “ alla memoria al Comandante della nave Capitano di Corvetta Costantino Borsini di Milano.
“Comandante di cacciatorpediniere, durante l'attacco ad un grosso convoglio, giunto a contatto con siluranti ed incrociatori nemici, impegnava audacemente aspro combattimento, animando i dipendenti con l'esempio del proprio valore. Colpita la sua nave da numerosi colpi che ne menomavano irreparabilmente l'efficienza, persisteva nell'impari lotta con efficaci risultati, dando prova di fermezza, di grande serenità d'animo e di
sommo sprezzo del pericolo. Dopo aver provveduto alla salvezza dell'equipaggio, rifiutava decisamente di abbandonare la sua nave e, impavido e fiero sul ponte di comando, volto verso il nemico, affondava con essa, incontrando sublime e gloriosa morte”. Dopo il sacrificio del Capitano Borsini la Marina, per la penuria di comandanti, diede ordine che nessun altro doveva sacrificare volontariamente la propria vita in caso di affondamento dell’unità. Nessuna Marina al mondo ha mai dato un simile ordine!
(il testo di STORIA DI UOMINI è tratto da  http://www.marinai.it )


PIANO IMMERSIONE

Il relitto del Francesco Nullo non è mai stato esplorato dopo il suo affondamento. Quelle che riportiamo sono solo supposizioni legate a informazioni concrete ma non verificate.
Il relitto dovrebbe trovarsi spezzato in due tronconi su un fondale di 60-80 metri a circa 5 miglia  a S-E  dal vecchio faro di Harmil, in posizione stimata 16°28’N-40°13’E. Attualmente l’isola di Harmil è interdetta al personale civile, in quanto vi è basata una piccola guarnigione militare dell’esercito eritreo.

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