Diario di Bordo

La prima volta di Suzanna

C’è sempre una prima volta, si tratta di vedere se è stato bello o no ….
Henry de Monfreid

UNO Il porto
Come una bellissima, giovane vergine, Suzanna si affaccia timorosa ma curiosa alle porte del luogo incantato che le si spalanca davanti. Non le è familiare come il giardino di casa sua dove andava sempre a bagnarsi e a profumarsi nella vasca all’aperto. La candida nudità, i biondoramati capelli intrecciati, la dolcezza dello sguardo così magistralmente dipinti dal Tintoretto sono un riferimento ideale per  la “nostra casta Suzanna” che, invece, appena uscita dalle bocche di Port Sudan si trova investita da un mare che le soffia contro raffiche brevi ma rabbiose. Tutto l’orizzonte è limpido e il blu profondo è rallegrato dal bianco delle onde. L’intrepida Suzanna mette la prua al Nord, si lascia alle spalle il Wingate Reef dove giace l’Umbria e punta, rimanendo nel canale sottocosta per ripararsi, verso Sha’ab Rumi. L’ultimo tratto di mare è aperto, la schiuma da prua arriva fresca e salata fino a poppa. Eccolo, il Mar Rosso Sudanese, in tutta la sua bellezza.

DUE Rumi
Siamo ridossati a Rumi aspettando che Poseidone la smetta di scompigliare il mare a colpi di tridente, intanto, si va a visitare il pianoro. Non stanca mai questo posto, sbuca dal nulla un martello solitario, un grosso maschio un po'  inquietante da come ci scruta, poi, davanti,  tre grigi in perfetta formazione sfilano ordinati come le Frecce Tricolori. La cigliata pullula di Anthias tremolanti in filo di corrente, sotto a -40  alcionari giganteschi e gorgonie a frusta rosso sangue, in alto nuvole di fucilieri e tonni dannati a correre sempre. Mi infilo in un branco di giovani barracuda sospinti da un grigio. Su un anemone, quasi chiuso, un pesce falco maculato a muso corto sorveglia  le proprie uova, il Grande Circo è infinito: alcuni carangidi si corteggiano, comincia la stagione degli amori. Una grossa cernia ringhia contro un giovane grigio che si è avvicinato troppo….

Altro giro, ma stavolta non va proprio, ho preso vento e non compenso. Niente da fare, avviso gli altri e mi rassegno a fare “snorkeling” a cinque metri (con la 15 litri!). Laggiù però qualcuno mi ama, riesco a scendere e vado sul possibile punto di rientro del gruppo. Non credo che molti abbiano provato la stupenda emozione di essere sospesi sull’abisso, soli  tra meraviglie di alcionari, gorgonie bianche e saettanti jackfishs ascoltando il proprio respiro e… il canto delle Sirene. Sono in paradiso, nel giardino di Allah. A rompere l’incanto (e i cabasisi) dal blu arriva un solitario sub, il sempre frettoloso G.C.,  inseguito dal resto del gruppo. Sembra un ciclista in fuga.

TRE Sanganeb
Stiamo puntando a Sud (finalmente il mare si sta calmando, Poseidone starà amoreggiando). Sulla rotta abbiamo Sanganeb, non vogliamo vedere il faro? la splendida laguna? e quello che c’è sul pianoro? Si va a vedere tutto e l’enorme branco di barracuda che scende dalla superficie verso di noi oscura il cielo. Poi la notte prima del Grande Balzo: il Sudan continua a tirar fuori magie dal suo cappello (pardon, turbante). Salgo sul ponte alto, lontano dalla camurria del gruppo dei Friulani. C’è un’ombra nell’angolo, sta pregando verso la Mecca. Sto indietro, resto nel buio silenzioso. E’ un momento speciale, molto emozionante: la stellata, le luci lontane e tremolanti del porto, il faro che spazza il mare, l’uomo che prega. L’immensità dell’universo, la presenza di un Dio sono lì. Li puoi toccare.

QUATTRO  ll Sud
Devo fare una pausa e dare qualche “numero”. Mi sono immerso: 13 volte a Sanganeb e 24 a Sha’ab Rumi. Nonostante questa frequentazione (i grigi ormai mi conoscono come quello dal vecchio GAV Dacor) devo dire che questi due luoghi conservano una quantità tale di delizie per i sub che sarebbe folle non visitarli.
Premesso questo, brucio dalla voglia di scoprire posti nuovi e, complice il mare che ce lo consente, ci muoviamo alle 3 di notte (bravo il rais Abdallah!) per arrivare a JUMNA, il primo dei magnifici “abili” dell’arcipelago di Suakin, verso le 6 del mattino. Come metto la testa sott’acqua capisco che qui la musica è diversa: un enorme branco di fucilieri blu a coda gialla si apre al nostro passaggio mentre si esce nel blu cobalto. C’è qualcosa là davanti a noi, l’attenzione è spasmodica e, finalmente ecco apparire delle sagome lontane, sono tanti, sembra spariscano ma i fantasmi si materializzano preceduti dalla sentinella ed eccoli curiosi, quasi giocosi. Tutto il grande branco che si avvicina, adulti e giovani a girarci attorno con il loro grande punto interrogativo: che volete strani umani? Per quante volte uno possa averli visti si resta sempre affascinati dall’eleganza e dalla loro potenza di animali preistorici. Quando uno di loro, il più curioso (o coraggioso) punta verso di te e vedi l’affilata testa avvicinarsi ondeggiante, un timore antico ti entra nel sangue e ti immobilizza. Trattieni il fiato fino a che “lui” non ti scansa, perfetto, una formula uno con gli alettoni. Avverti lo spostamento dell’acqua provocato dalla bellissima coda falciforme e riprendi a respirare in un groppo di enorme felicità.

Torni alla parete strapiena di ogni genere di coralli rigogliosi ed ecco un’altra apparizione. Due giovani squaletti seta si avvicinano a me e Giovanni, Giò per gli amici. Uno va via subito ma l’altro rimane. Giò non l’interessa ma io si e ha inizio un balletto da Lago dei Cigni con il piccolo che mi gira attorno stretto stretto a 50 centimetri. Non capisco perché, Giò è certamente più fascinoso ma … forse ho ancora sulle mani l’odore delle sardine sottosale pulite poco prima. Potenza dei profumi nella seduzione.
Avvicinandosi alla barca, ancora dei giovani eleganti silky che girano quasi dorati nella luce. Una grossa tartaruga sale in superficie, respira e si rituffa.

C’è con noi anche un'altra imbarcazione. Il nostro amabile G.C. (il ciclista) tanto per produrre un diversivo, tenta di salire a bordo sbagliando barca (una su due..!). Ne viene cacciato con ignominia.
Dormiamo sotto la luna a Sha’ab Ambar, dove un gruppo di Stenelle ci fa un’allegra visita durante un’immersione interlocutoria. Alle 6 del giorno dopo gli zingari del mare muovono alla volta dell’ABILI NAKALAT il famoso PINNACOLO. Il mare è sempre calmo. Una collana di nuvole grigie che diventeranno presto rosa attornia tutto l’orizzonte, la falce di luna è sempre appesa in un cielo limpido. Lontano un mercantile va a nord, siamo soli …è un SOGNO !
Il Pinnacolo è un regalo della natura, la parete strapiombante è ricchissima di piccole gorgonie rosse, giallo oro che la tappezzano, boschi di corallo nero ospitano i pesci falco a quadretti delizia e dannazione dei fotografi. Pesce dappertutto! Grosse e colorate cernie vanno e vengono indifferenti, carangidi d’acciaio e grigi, ingrugniti Caranx Ignobilis sfilano come sempre indaffarati alla ricerca di cibo. Il tutto condito da tonni in branco che sembrano siluri con la bocca aperta. Non serve uscire alla ricerca di martelli, lo spettacolo stavolta è la parete. A Nord  un goloso pianoro promette altre delizie: dei canali di sabbia scendono fino a - 45/50, intravedo un bel grottone sulla parete a – 35 e mi ci ficco. Due enormi carangidi entrano ed escono, vorrei scendere ancora ma il mio Viper spara raffiche di deco che smaltirò sul cappello pieno di coralli a cupola e brulicante di vita sotto l’ombra protettrice della bella Suzanna che si dondola sopra di me.
Si cambia e la dolce Susanna  va su LOGAN un reef semiaffiorante. Sul bordo pascola una grossa mandria di Bolbometopon Muricatum  nome irresistibile per dire semplicemente Pappagallo Bisonte o Cornuto che si mangia 5 tons/year di scogliera producendo altrettanta sabbia. Sotto di loro un bel pianoro con grossi “panettoni” che lo delimitano. La mappa sul sito della CDMR  dà un altro goloso, piccolo plateau più sotto. Stavolta non resisto e infilo un canale di sabbia che tra i due panettoni sprofonda verso il basso e l’esterno. Bellissimo e ricco passaggio che termina con molte fruste rosse e poi … l’abisso con le  Nereidi e le Sirene che cantano. Risalgo a quote più accessibili sui panettoni  e, da lontano, più su, macchie bianche. Un longimanus? Noo, le macchie  si muovono  volteggiando è una Manta Gigante che si avvicina. Mi appiattisco al suolo e lei mi passa e ripassa morbida sopra la testa, le piacciono le mie bolle. I grandi rostri sembrano indicare la strada, batte lentissima le ali. Il nero del dorso, spezzato dalle classiche macchie bianche, sembra velluto. Si esibisce la vanitosa, fa un looping, si allontana un poco poi torna per farsi ammirare dal resto della banda che nel frattempo è arrivato.
Stupefacente la sua tranquillità, brava la mia Manta ti voglio un gran bene! E’ veramente una grossa ciliegia su una torta già ricca, una torta da matrimonio miliardario.

Si ripassa da YUMNA  e si rivedono i nostri martelli (che noia…) ma anche un magnifico gruppo di gorgonie dai rami rossi e polipi candidi (la mia passione). La parete è sempre uno spettacolo.

CINQUE  Il Ritorno

E  come la “casta Susanna” (vedi la storia narrata nella Bibbia, Daniele 13) sfugge alle insidie dei vecchioni libidinosi e ritorna con onore alla sua casa cosi la nostra Suzanna torna a bandiere spiegate volgendo la prua a Nord verso le ultime due immersioni del 1° Aprile. A furor di popolo e approfittando della costante benevolenza di Nettuno ci godiamo il raro pianoro di Sanganeb Nord che oltre alla possibilità di incontrare qualcosa di grosso offre una collina di corallo uva e un prato di alcionari bianchi venati di viola non altrove presenti. Poi  l’UMBRIA, l’ultima pallottola (è il caso dato il carico). Sempre magico, strepitoso, misterioso, non ancora del tutto esplorato nei meandri più profondi questo gran relitto del Wingate Reef è la gloriosa conclusione di una avventura magnifica. Lo amo, ci sono stato 9 volte, come si può amare una bella donna. Ho con lui/lei un rapporto particolare quasi fisico.

Non mi dilungo su questo aspetto, potrei sembrare un maniaco sessualrelittario. Chiedendo il permesso faccio la guida ai miei due compagni. Il percorso: elica e timone, il passaggio sottochiglia, il locale delle 3 FIAT, la forneria, l’officina, tutta  la sala macchine fino in fondo ai manometri e al telegrafo, le ultime stive. Sessanta minuti di gioia, in tre. Da soli.

L'ispirazione di questo diario è stata liberamente tratta da “la casta Susanna” del Tintoretto

                                                          Si ringraziano
Il fantasioso  Hamam El Rashid ed il precisissimo Sergio Anderson  con il Capitano Abdallah e tutto l’equipaggio della Magnifica Suzanna , senza i quali questa bellissima settimana non sarebbe stata così bella, il Gruppo Friuli allegro e chiassoso e il Gruppo Misto allietato dalla presenza della dolce Martina Pacciani e dalle sonanti risate di Roberta Raffelli. Un ringraziamento particolare al mare e al popolo sudanese che, al mercato, ci ha accolti come fratelli.

Bruno Fullin

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