Diario di Bordo

Incontri ravvicinati con i longimanus

Questa estate, con mio figlio Alessandro, abbiamo deciso di organizzare una crociera con partenza da Marsa Alam fino a Saint John's Reef, un vastissimo sollevamento del fondale costellato di reef e torri madreporiche, a Sud Ovest dell'isola di Zabargad e praticamente tagliato a metà dalla linea immaginaria del Tropico del Cancro.
Mi ero immerso in altre occasioni in quelle acque ma, per Alessandro, era la prima volta e ci ha portato molta fortuna; mare praticamente sempre calmo e acqua limpidissima.
Quindici giorni di splendide immersioni tra immensi ventagli di gorgonie, giardini di corallo, alcionari dai mille colori ed una straordinaria varietà di pesce corallino.
D'estate, si sa, i grandi pelagici si fanno vedere poco ed i lunghi appostamenti in profondità hanno fruttato la vista di squali grigi e qualche martello purtroppo, quasi sempre, fuori della portata dei nostri obiettivi fotografici.
Non sono mancate però gradite quanto inaspettate sorprese: un "rendez vous" con una bellissima manta nelle acque cristalline di Abili Gaafar, a cui sono riuscito a scattare una interessante sequenza di foto e… incontri ravvicinati con squali Longimanus. La crociera si è sviluppata con partenza da Marsa Alam e, dopo un lungo tragitto in navigazione, prima immersione a Gotha Sharm; poi dopo ancora molte miglia siamo entrati nella "Sataya Area" facendo tappa a Sha'ab Maksur e poi via di nuovo fino all'isola di Sirnaka. Quindi ancora a Sud fino a Umm Kuhuf e poi, finalmente Saint John, dove siamo rimasti diversi giorni.
Unico ridosso notturno della zona è Marsa Selmi, un reef di forma arcuata che offre riparo dai venti provenienti da Nord.
Sha'ab Farag, Umm Aruk, Abili Gaafar, ma soprattutto Sha'ab Mahrus e Abili Ali sono i siti di immersione più spettacolari che l'area di Saint John offre agli appassionati.
Poi, sulla strada del ritorno, tappe a Sha'ab Ayman e Tutu ed una notte a ridosso del promontorio di Ras Banas.
Poi via verso Nord a Sha'ab Osam, una torre madreporica molto vicina alla costa, dove spesso si incontrano branchi di squali martello e barracuda e nelle cui acque, anni fa, ho potuto osservare uno splendido squalo volpe.
Uscendo verso il mare aperto si ritrova nuovamente la "Sataya Area", dove ci siamo finalmente immersi a Sha'ab Claudio, un reef che mi era capitato di scoprire molti anni addietro e a cui i marinai avevano attribuito il mio nome; un luogo molto particolare, completamente attraversato da gallerie e grotte con la volta alta diversi metri, una sorta di "cattedrale sommersa" dove la luce, proveniente dalla superficie crea un'atmosfera di grande suggestione… vecchi ricordi e nuove emozioni, accentuate dalla "magica" atmosfera che nulla ha perduto del suo fascino dopo tanti anni; e poi Sataya, nella cui laguna spesso si incontrano folti branchi di stenelle. Abu Galawa dove, in pochi metri d'acqua, si può visitare il relitto di un piccolo rimorchiatore letteralmente appoggiato sul reef; Sha'ab Ammam e poi via verso l'isola di Siyal, dove abbiamo assistito allo straordinario spettacolo della nidificazione delle sterne.
E poi ancora verso Nord: Wadi Gimal, di nuovo Gotha Sharm, Abili Radir e finalmente, superata Marsa Alam, eccoci nelle mitiche acque di Elphinstone Reef.

Ormeggiamo di primo mattino a Sud dove, salvo condizioni particolari di mare assolutamente calmo, si fermano in genere le imbarcazioni; non c'è ancora nessuno perché c'è un po' di "maretta" ed i gommoni che arrivano da Marsa Alam sono in ritardo.
Poco dopo arriva un'altra barca da crociera e quindi decidiamo di preparaci in modo da entrare in acqua per primi, per avere maggiori opportunità di incontrare pesce di passo; la nostra imbarcazione ospita sedici sub per cui è necessario dividerci in due gruppi e Alessandro ed io, come al solito, decidiamo di andare col secondo insieme a Marco. Mentre ci prepariamo un delfino passa di poppa alla nostra barca quasi ad augurarci una buona immersione; il primo gruppo si imbarca sul gommone e parte alla via del plateau Nord. Tocca a noi, ma vediamo i marinai che indicano qualcosa in mare, noto una sagoma scura appena sotto alla superficie e penso al delfino di prima, qualcuno però pronuncia la parola "shark" e allora non ho più dubbi; Marco, Alessandro ed io ci guardiamo negli occhi e in un attimo siamo in acqua. Lo squalo è un Longimanus, non molto grande, di circa due metri ed è totalmente circondato da pesci pilota a strisce bianche e nere; è molto timoroso e non si fa avvicinare.
Ci allontaniamo dalle barche, in acqua libera, sperando che si avvicini ma niente da fare, si dilegua nel blu. Siamo un po' sconsolati, ormai è tardi per salire sul gommone e andare a Nord, per cui ci intendiamo a gesti e scendiamo verso il fondo seguendo la cigliata verso Sud dove raggiungiamo il famoso arco, passiamo sotto la volta e cominciamo a risalire dalla parte opposta del reef lungo una parete coperta da alcionari che sembra la tavolozza di un pittore.
Poco dopo siamo di nuovo sotto la barca ed ecco di nuovo il "nostro amico", è sempre un po' timoroso ma, con molta pazienza, riesco a scattare qualche buona immagine; arrivano gli altri con il gommone, il rumore lo disturba e scompare nuovamente nel blu. Poco prima di mezzogiorno Marco ci propone un'immersione sul plateau Nord, visto che non c'è nessuno in acqua.
Ci vestiamo e, in pochi minuti, saliamo sul gommone; come spesso accade siamo solo noi tre, non c'è quasi corrente e l'acqua è limpidissima, scendendo verso il fondo si possono intravedere i diversi "gradoni" che caratterizzano la morfologia a terrazze della punta settentrionale di Elphinstone; è una condizione piuttosto rara e la nostra guida ci dirà poi che siamo tra i pochi ad aver potuto godere di una visuale così ampia.
Marco ha il solito mono da 12 di alluminio ma praticamente "non respira", mentre Alessandro ed io utilizziamo mono da 15 in acciaio che abbiamo fatto portare appositamente in barca, dotati dei nostri sdoppiatori con due rubinetti distinti ed attacchi DIN, in modo da poter montare due erogatori autonomi; rimaniamo quindi un po' di più sul fondo fino al passaggio di un grosso martello che riesco a fotografare, ma che comunque è un po' troppo lontano e quindi risaliamo lentamente lungo la parete esterna.
Raggiunta la superficie lanciamo il pallone; il gommone arriva subito e in pochi minuti siamo vicini alla poppa della barca.
" Shark" qualcuno indica un sagoma sotto il pelo dell'acqua, ci risiamo; abbiamo ancora la muta, aria in quantità e un po' di pellicola, indossiamo i jacket e giù di nuovo!
Non è lo stesso Longimanus della mattina, è decisamente più grande ed ha meno pesci pilota al seguito; ci gira intorno e non dimostra alcun timore; faccio qualche scatto ma vorrei averlo più vicino, allora provo a battere il flash sulla macchina ed ecco che questa manovra sortisce un effetto insperato.
Lo squalo mi punta dritto e si avvicina, arriva meno di mezzo metro e riesco a fare una foto in cui si vedono perfino i denti; la cosa si ripete più volte e mi rendo conto che il comportamento un po' "invadente" non appare improntato da alcun elemento di aggressività; è certamente un po' inquietante ma, a mio avviso, non pericoloso almeno fino a che ci si trova "alla pari " entrambi in immersione e liberi di muoversi in uno spazio tridimensionale. Finita la pellicola stiamo ancora un po' in acqua e poi risaliamo in barca per assistere ad uno spettacolo veramente particolare: in zone di corrente di solito viene filata a poppa delle imbarcazioni una lunga cima con al termine un parabordo, che la tiene a galla e tesa, per far sì che i sub al termine dell'immersione possano avere un riferimento a cui attaccarsi; lo squalo si trovava proprio vicino al parabordo e vedo il Comandante che prende in mano l'altro capo della cima e comincia a dare strattoni e… incredibile! il Longimanus gioca col parabordo dandogli diversi colpi di muso e, per quello che ho potuto osservare, non ha mai tentato di azzannarlo.

 Secondo ed ultimo giorno ad Elphinstone e, haimè, penultimo giorno di crociera; mi alzo di buonora e preparo una Nikonos 5 con il 15 mm. e con la pellicola "tirata" a 200 ISO e la metto nella vasca di acciaio, per le fotocamere, che sta a poppa della barca.
In attesa della colazione guardo speranzoso nello spazio di mare tra le barche, ma "nessuno" in vista; passo quasi un'ora a scrutare invano la superficie del mare; pazienza, ho già avuto la mia dose di fortuna.
Partiamo per un'immersione lungo la parete occidentale che stranamente, pur essendo rivolta verso la costa, è la più ricca di vita e di colori.
Migliaia di anthias nuotano tra splendidi alcionari dai mille colori, uno scenario veramente unico, termino la pellicola e mi attardo ancora un po' per ammirare quello che certamente è da ritenersi uno dei più spettacolari reef del Mar Rosso Egiziano; poi faccio un cenno a Marco ed Alessandro, ci allontaniamo un po' verso il mare aperto e "spariamo" il pallone.
Emergiamo vicino al gommone ed il marinaio mentre siamo ancora in acqua ci dice "shark around the boat", mi faccio tirare a bordo completamente vestito e via verso la barca; arriviamo sotto bordo, scarico la macchina con il 16 mm. fish eye, che ho utilizzato e mi faccio passare la Nikonos con il 15 mm.; dieci secondi dopo saltiamo in acqua quasi sopra alla sagoma scura che si profila sotto la superficie.
È sempre un Longimanus, ma certamente non il primo; assomiglia molto nelle dimensioni e nell'atteggiamento al secondo ma, dall'esame delle foto, a casa ci accorgeremo poi che è si tratta di un altro esemplare, perché le caratteristiche marezzature bianche che si trovano nella parte terminale delle pinne risultano diverse.
Anche questo viene molto vicino, al punto tale che riesco ad accarezzarlo due volte sul dorso, cosa che lo fa un po' irritare, infatti se ne va con uno scatto nervoso inarcando il "groppone" ma poi, quando batto ritmicamente contro la macchina la piccola torcia che tengo sempre appesa al GAV, torna indietro e si avvicina di nuovo. Anche questa volta il carosello si ripete poi, ad un certo punto, mi accorgo che la corrente mi ha portato lontano dal reef e che l'amico ed io siamo rimasti soli. Ho finito la pellicola e mi rimane poca aria e quindi riemergo in superficie; le barche sono lontane ma il marinaio non mi ha mai perso di vista ed il gommone mi raggiunge in pochi secondi; un ultimo sguardo verso il blu e vedo che anche lo squalo se ne va verso il mare aperto. Una magica ed emozionante avventura che non potrò mai dimenticare e, in tutto il tempo passato in acqua con i Longimanus, mai ho avuto l'impressione che ci fosse pericolo o che gli squali manifestassero intenzioni aggressive; non dimentichiamo però che si tratta di Carcarinidi di alto mare, di animali che stanno al vertice della catena alimentare e che quindi, in situazioni particolari, possono anche diventare pericolosi.
Certamente occorre affrontare queste esperienze con uno stato d'animo adeguato, senza ansie o timori perchè, come tutti gli animali, anche e soprattutto gli squali percepiscono le nostre emozioni; per cui se non ci si sente pronti per affrontare con serenità questo tipo di situazione, penso sia meglio starsene in barca.
Salutiamo e ringraziamo il simpatico equipaggio che ci ha accompagnato e accudito per questa magnifica crociera.

Claudio Ziraldo

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