Diario di Bordo

Nel Regno del Tridente

(Seguito de: “ L’ombra dello squalo “) pubblicato su settembre 2009

Il porto di Marsa Alam
Tutto il gruppo ha lasciato l’Aldebaran da alcune ore lasciandomi con epiteti irripetibili circa le sorti della mia prossima settimana . Sono a bordo con la sola compagnia di alcuni uomini dell’equipaggio e un ragazzino venuto da terra per aiutare. Avrà  si e no dieci anni , grandi occhi, faccia limpida e seria e lavora indaffarato come un castoro per guadagnarsi qualche pound.
Penso ai nostri, indaffarati coi videogames…
Mi prendo del ghiaccio, ci verso del Campari prudentemente sottratto agli assalti precedenti e brindo silenziosamente al sole che tramonta dietro le basse colline del deserto A prua il capo macchinista e un marinaio fumano la sisha.Una grande pace pervade tutta la rada. La sera scende rapida, si accendono le luci del litorale, il cielo è diventato rosso e anche il mare è “color del vino”.
Aspetto la notte tranquilla e generosa dei doni di Morfeo.

Infatti dormo come un corallo (dormono i coralli ?) e per prima cosa mi faccio un thè alla menta che bevo in prua con un sottofondo di musica araba che proviene dall’alloggio equipaggio. Guardo la barca che mi porterà ancora per un’altra settimana: bella e slanciata, tiene bene il mare. La distingue una fascia rossa lungo la fiancata. Varata nel 2007 è lunga 106 piedi, tira12 nodi mossa da due motori Caterpillar 764. Comandante ed equipaggio sono i migliori tra quelli che “solcano le acque” del Mar Rosso. Il nome, poi, è tutto un programma: Aldebaran è la stella più brillante della costellazione del Toro, viene dall’arabo “El Debaran” che significa l’Inseguitore perché questa stella sembra inseguire, nel moto celeste, l’ammasso delle Pleiadi.
Ma lasciamo il firmamento e torniamo al mare. E’ stato bello rimanere in barca, anche se in rada, ma, quando si comincia a navigare allora é festa: ti piazzi seduto sulla prua, le gambe penzoloni fuori bordo, le braccia agganciate alla delfiniera e vedi le onde che ti corrono incontro, la prua che si alza e si abbassa, i baffi di schiuma. Spesso i pesci volanti sfuggono ai lati e, qualche volta, dei delfini giocherelloni ingaggiano una gara di corsa.
Ci avviciniamo così alla ormai temuta checkdive. Sì, perché viene fatta la prova del lancio del pallone di segnalazione, oggetto spesso sconosciuto e complicato dal fatto di avere una cima  con lunghezze che variano dai 10 ai 50 m. e con tendenza ad aggrovigliarsi come un serpente attorno a qualsiasi cosa si muova. Stendiamo un velo pietoso sul come gonfiarlo e non pallonarci assieme agganciato al gav, o vederlo tristemente afflosciato ballonzolare a mezz’acqua. E’anche successo vederlo precipitare, appesantito da improbabili zavorre. Mah !
PS: quelli di noi  “ che sanno” fanno finta di aiutare, ma, intanto sghignazzano nell’erogatore…
Ci avviciniamo intanto al nostro primo obbiettivo: le bellissime e selvagge Brothers che non  smentiscono mai la loro fama.

        

Le Isole Brothers
Ci svegliamo ormeggiati vicino al pontile e il mare già  sbatte sulla punta nord, per fortuna non è ancora formato ma, per prudenza, si punta sul relitto adagiato sul fianco dell’isola. Qualcuno comunque ha già marcato visita. Lo Zodiac freme sulle onde spumose, ma, una volta buttati, il mare ci accoglie benevolo: poca corrente, scendiamo sull’Aida II°  sopravissuta alle bombe del’Heinkel 111 ma naufragata qui in tempo di pace. Il relitto è sempre splendido, lo potresti vedere mille volte e mille volte ti strega: alcionari gonfi e colorati, nel blu passano dei siluri luccicanti, sfrecciano vicini carangidi a coppie. Passa con suprema indifferenza un grosso grigio con una coda da Boeing. Col fedele Franco scendiamo lungo la battagliola fino alla poppa, poi su per il ritorno. La parete è piena di tutto, il blu, vuoto come può esserlo un blu di quella trasparenza. Migliaia di Anthias, rosa, verdi, viola  che si spruzzano in fuori danno l’impressione che la scogliera viva, che il reef pulsi, respiri col battito del mare.
Vorresti non finisse mai ma la 12lt. ha i suoi limiti e lo stramaledetto Viper mi segna ancora 8’di deco. Arriviamo comunque alla barca, le branchie hanno lavorato bene, esco con 50 bar, Franco con 90.
Visto che siamo in ballo, balliamo: ora tocca al Numidia. Mentre scendo guardo in su le onde che si srotolano prima di spaccarsi. E’ pura luce in movimento…
Anche qui Nettuno è generoso. Sul relitto rigogliosi alcionari crescono sulle travi, bande di pesci vetro si nascondono nei vuoti delle stive. Lascio i compagni a percorrere la coperta incrostata e salgo (scendo !) sulla crocetta dell’albero. E’ un magnifico punto d’osservazione: sotto di me il lungo scafo che sprofonda fino agli 80, fuori, nel blu,  passaggio di tonni e grossi Caranx Ignobilis.
     
 

Sosto senza peso, non muovo acqua non c’è corrente e laggiù in basso l’abisso spalanca le sue porte. Andrea (la guida) viene a vedere cosa sto facendo. Possiamo trattenerci,siamo solo a – 45. Sulla crocetta triangolare immobili, irreali stazionano 5 grossi  Pterois Volitans guatando famelici un branchetto di glassfish . La luce della mia torcia (una vecchia ISO da 50 watt) accende milioni di colori fiammeggianti contro il blu. Lo spettacolo è straordinario, talmente affascinante che non c’è bisogno di “pinne” (oddio se arrivasse un martello curioso..). Dopo qualche minuto ci guardiamo e, contemporaneamente, spinti dallo stesso sentimento di meraviglia, allarghiamo le braccia completamente stregati.
Il giorno appresso traslochiamo alla  Small Brothers: sono le 6 del mattino, mare f .4/5, vento a raffiche rabbiose che spazzano le creste. Tutto il lato sud è un ribollio. Molta scena perché le onde non sono formate, ma sul gommone siamo in 3 (+ Andrea) , il resto ha i mali del caso. ( Ah le Brothers, molti le vogliono aggiungere al libretto ma non sanno cos’è  il mare..) Ci piazziamo sullo stretto cornicione che guarda a Nord ,sappiamo che troveremo qualcosa: infatti, dopo qualche minuto, arrivano 2 grigi. Che sarà mai , direte, due poveri grigi. Il fatto è che ci passano e ripassano, muniti di remora regolamentare, a fil di naso, con la bocca aperta per farsi pulire i dentini. Rientriamo in uno splendore di colori (la parete West della piccola è il massimo). In una rientranza e a soli 10 mt. una grande gorgonia in orizzontale si muove dolcemente con la risacca come un enorme ventaglio. Alla fine un diversivo: un  pallone di organismi trasparenti (tunicati?) simile alle Claveline naviga tranquillo. Strane luci e riflessi colorati. Un incontro ravvicinato del 3° tipo?
Al tramonto spritz per pochi intimi sullo specchio di prua. Poi rapido il buio e, con lui, l’immenso cielo stellato e la via lattea che schiarisce all’apparire di una falce di luna. Lontane le luci di un cargo.
 

Il Faro di Abu Kizan  (DAEDALUS per gli inglesi)
La  prima immersione è il sogno di tutti i sub che si rispettino: sono le 8 di una bella giornata di mare calmo, quasi piatto. Il faro e i traballanti pontili sembrano sorgere dalla laguna, fuori il blu cobalto.
Il reef della punta nord svanisce mentre ci allontaniamo verso il mare aperto. Solo il sole e la bussola ci dicono dove siamo. Attesa a – 35. Un’ombra si materializza: un solitario martello viene a controllare. Fermi come statuine lasciamo che ci esamini. Sparisce confondendosi nel blu. Poi, improvvisi, arrivano a gruppetti compattandosi nel branco. Li conto, sono 18 e girano, girano bellissimi. Sopra passa uno squadrone di tonni, saranno una trentina. Mentre esultiamo per tanta grazia, inaspettato, riappare il branco. Siamo già in risalita e loro mostrano nuovamente tutta la loro eleganza e potenza. Quando si girano il ventre scintilla come argento. Il rientro é una girandola di tonni (ancora), carangidi, giant travellers e banchi e banchi di sardine e fucilieri.
L’ultima: non abbiamo visto i martelli tutti i giorni sia chiaro ,il posto è magico per altre bellezze tipo uno squalo volpe sul pianoro, ma l’ultima !.... Usciamo che non c’è uno straccio di niente, il mare è vuoto come un contenitore usato, ma abbiamo fiducia e aspettiamo. Dapprima fa la sua comparsa un yellow fin da 200 kg. poi carangidi e barracuda che pattugliano in alto. Da dietro un martellone, in basso delle ombre. Ci fiondiamo a fondo, il Viper (maledetto) conta deco come un distributore di super. Ma arriviamo al branco e lo prendiamo di fianco. Viper deco 15’, aria 70 bar sulla 12 lt. Se avessi avuto la 15 me li godevo ancora, ma devo risalire. Non so se è l’azoto ma mi par di vedere uno coi capelli verdi ed il tridente che ride.
Ecco, anche Abu Kizan ha dato il meglio.
   

Elphinstone
Manca solo la ciliegina sulla torta. Che crociera, da rifare SUBITO! Quindi? Quindi andiamo a vedere che succede a Elphinstone. Il turno darebbe gli spagnoli come primi ma sono le 6.30 del mattino, il sole è salito da poco. Noi siamo pronti in 5’, loro hanno un tempo standard di 45, quindi li freghiamo e andiamo. Soli sulla punta Nord con un mare piatto che più non si può e visibilità super.
Prima della grande spacca sul lato Est una trincea parallela al reef  termina in una fossa. Franco si infila (era in progetto) io dietro. Nella fossa un foro passante conduce sull’altro lato e usciamo dalla spacca. Stupendo, lo rifaremo. Ci godiamo ( per una volta) l’assenza di corrente ma, verso la fine, torna lo spettro tanto temuto a St.John. Due lunghe pinne a punte bianche ci raggiungono da dietro silenziose e minacciose. Il Longimanus è troppo vicino, ci sorpassa, ritorna e punta. Ci incolliamo al reef, Andrea  lo minaccia con la bacchetta e “quello”, scodando che senti l’acqua, se ne va. Sergio, intanto, si è mimetizzato come un polpo …
La seconda  si chiama “L’Arco”. Ci andiamo in tre (io, Franco e il terrore degli squali Sergio). L’Aldebaran si è spostato a Sud e galleggia su di un mare di cristallo. Seguiamo il pianoro fino a che una luce diversa dal fondo ci segnala il punto. Giù rapidi alla parà: -30, 40, 50 metri. Davanti a noi si apre l’enorme caverna passante. Sfioriamo il “sarcofago” e, uscendo dall’altro lato, le bianche fiorite fruste ci invitano a restare ancora un poco. Situazione : - 63 m., deco 16’, aria 70 bar. E’ tempo. Rapidi fino a mezza quota, sosta. Mi volto e, dal fondo, Poseidone con cocchio, cavalli marini agita il tridente e ci saluta. Le sirene, intorno, mostrano sorridenti e maliziose i piccoli seni.
A presto, amiche mie, a presto…
   

Epilogo
UN MESE DOPO: Rifaccio la stessa crociera, troppo bella. Stessi luoghi, acque sempre diverse. Si ritrovano i “malandri”: Bruno, Franco e Leonardo. Risate, ghignate e spritz sono assicurati.
Faccio riavvolgere il nastro della memoria, aiutato dal fedele Moleskine, per inserire gli “aggiornamenti” che sono:

 A  ELPHINSTONE  
1) Squalo tigre che passa indifferente
2) Tre delfini che ci piombano sulla testa sul pianoro Nord.
3) Tre meno cordiali longimani sotto la barca.
4) Mare mosso, corrente e gommoni da terra. Aldebaran presta soccorso, gente che dà l’anima, che finisce a ossigeno e che, tirata a bordo, invece di acqua (era un crucco) chiede una birra.
5) Ci rifacciamo, godendo come ricci, la trincea e il foro passante. Le Ombre, gli Spettri sono sempre una minacciosa presenza.
5 bis) Si fanno vedere spesso. Inseguono un bauscia annusandogli le pinne. Il bauscia inquina.                                              
     
ALLE BROTHERS   
6) Franco ed io scendiamo sotto la poppa dell’Aida. Vedere in controluce la battagliola e cercare il nome: “non è paese per vecchi”…
7) Stazione di pulizia (-48): arriva anche un martello così vicino che scuote gli alcionari e rischia di graffiarsi. Per aspettarlo i 4 “malandri” (si è aggiunto Ivano) si beccano 25’ di deco.
8) Incrociamo una manta. Ci fa la corte girandoci attorno.
                                     
A DAEDALUS   
9) Di nuovo martelli e ancora martelli così vicini che ci guardiamo (Abu Kizan )  negli occhi. BASTA ! non se ne può più….                      
10) Scena di caccia: tre “rainbow runners” saettano in continuo dentro una enorme palla di sardine…Meglio di un documentario della BBC.
11) A nord saltiamo dal gommone in testa a un longimanus. Per fortuna non interessiamo…
12) Migliaia di medusine azzurre, appese in superficie, danno l’idea di un insolito firmamento. Aldebaran insegue….
                                          
E così terminano anche queste due magnifiche settimane e si ringraziano quindi:
Nettuno, Poseidone, Nereo, Zefiro, le Sirene e tutti i sottodei del Mare.
Andrea e Roberto che ci hanno guidato con sapienza (e pazienza) attraverso i perigliosi flutti.
El Debaran, “l’inseguitore”, la concava nave che ha percorso il giusto cammino.
Tutti gli uomini del mare che ci hanno assistito.
L’Ente Turismo che ha fornito tutti i pesci prenotati, nessuno escluso, anzi.

I compagni fedeli che hanno donato la loro amicizia
Quelli del primo giro: l’elettronica Sara, l’allegra Vale, i due federali (FIPS) del ’22  Gio & Salva, Sergio, Ivan il terribile e il sottile Franco.
 
Quelli del secondo: i teneri Florence & Massi, i due evangelisti Luca e Marco, Renzo grandi barzellette, Maurizia tenera compagna,  Elisabetta e Valeria dalle bianche braccia, Giorgio & Sonia principi del Torchiato, Mozz…. (pardon Alessandra), Gabriele, il leonino Giovanni, la Leni Riefensthal del Mar Rosso Marina, il valente Paolo, il dandy Stefano, Ivano dall’occhio glauco. In più attenti se li incontrate, i 3 malandri: Leonardo, Franco e Bruno.

Bruno Fullin

Esplora, Viaggia e Naviga con Noi