Biologia Marina

CONUS - parte 5

Cure possibili
Tornando alla malaugurata eventualità della puntura di un Cono, nell’attesa delle cure, prima e durante il trasporto, si può seguire la seguente procedura :
Aiuto immediato
Calmare il paziente e metterlo in posizione distesa e immobile con le estremità pendenti. Cercare di togliere il dente radulare, se ancora presente e visibile, e fare sanguinare la ferita incidendo la carne con un coltello.Quando possibile, immergere la ferita in acqua calda, non bollente, o tenere una sigaretta accesa o una fiamma vicino ad essa, perché così alcune proteine del veleno possono essere distrutte. Se non si hanno medicinali per un pronto intervento, dare almeno un caffè molto forte. Sarebbe comunque bene avere con sé almeno un cardiotonico (Heptamyl, Coramine, Sympatol).Vigilare il paziente e fare la respirazione bocca a bocca in caso di difficoltà respiratoria.
Da non fare assolutamente
Agitarsi inutilmente o minimizzare l’incidente. Somministrare morfina o suoi derivati che sono pericolosi per la respirazione, dal momento che hanno una potente azione depressiva sul centro del respiro e potrebbero portare anche ad uno stato di coma.Applicare un laccio emostatico, dal momento che il suo uso potrebbe portare ad uno shock nel momento della rimozione.
Azioni seguenti nel presidio medico
Se ancora utile, si deve provvedere ad un bendaggio che blocchi la circolazione venosa e linfatica a monte della ferita (quella arteriosa distale rispetto alla ferita non dovrebbe avere conseguenze), da  rimuovere dopo 5 o 6 ore.Ai giorni nostri non è ancora disponibile alcun antidoto nei confronti del veleno dei Coni.Quello che si può fare è combattere il dolore con un anestetico ad azione locale (Lidocaina all’ 1-2 %) o con un analgesico non a base di morfina.Il primo indispensabile trattamento da fare è per l’insufficienza respiratoria e per i problemi cardiovascolari. La terapia di cura è purtroppo ancora a livello empirico e consiste nell’utilizzare, contro la paralisi,  Edrophonium IV 10 mg., mentre, nel caso di manifesta ipotensione si può somministrare una dose di 2-4 mg.  di Naloxone IV che blocca la risposta vasodepressiva delle beta-endorfine. Si può anche somministrare un antistaminico (Phenergan, Polaramine, Bentelan) e fare una iniezione di Adrenalina 0,5 cc. o di Anthisan 2 cc. o Celestene, o Soludecadron, o Hydrocortison endovenoso. Dopo, si deve disinfettare la ferita e si possono somministrare antibiotici al fine di evitare infezioni secondarie, dato che la ferita tende ad infiammarsi.

Resta comunque il fatto che non sempre si hanno a disposizione dei medicinali e che un ospedale non è sempre vicino, dal momento che le zone in cui vivono i Coni pericolosi sono le barriere coralline di atolli a volte sperdute negli oceani.Si potrebbero portare con sé alcuni medicinali, ma il rimedio migliore resta la prevenzione.
Intanto, non si devono fare immersioni con bombole o snorkeling da soli. Meglio essere almeno in due. Poi si devono seguire alcune precauzioni elementari : indossare almeno una muta leggera (anche per proteggersi dai raggi del sole e dagli eventuali sfregamenti contro i coralli, soprattutto il così detto corallo di fuoco) e mettere dei guanti abbastanza robusti.Se si vede una scia nella sabbia, non bisogna affondare le mani alla cieca, ma fare sondaggi con il coltello o con un altro oggetto, per portare fuori l’eventuale Cono.
Questo va fatto, anche perché potrebbe non trattarsi di un Cono…..Una volta che il Cono è allo scoperto, è meglio restare a debita distanza da lui e farlo rotolare su sé stesso (sempre usando il coltello) fino a che il mollusco non si sia ritirato all’interno della conchiglia.
Solo allora si potrà prendere il Cono, dalla parte della spira, e metterlo all’interno del sacchetto o della borsa che avremo portato con noi.Un’altra precauzione : meglio usare contenitori trasparenti e abbastanza ispessiti. Se si ha un sacchetto di plastica leggera, meglio metterne due, uno dentro l’altro. Ricordarsi delle potenzialità di Conus geographus….

Questo sarà utile anche dopo, quando, al di fuori dell’acqua, andremo a togliere i Coni raccolti dal contenitore. È meglio vedere dove si mette la mano perchè Cono avverte che è al di fuori del suo elemento naturale e può avere due reazioni : o resta tranquillo e timoroso all’interno della conchiglia o diventa attivo e quindi molto pericoloso.Avere un contenitore opaco ed infilarci la mano nuda è una grossa sciocchezza, quasi quanto quella di infilarsi un Cono nello slip. Diversi incauti turisti, ammirati dalla bella conchiglia, hanno commesso questa leggerezza perché non tutti quelli che scendono in acqua conoscono i Coni. Per fortuna, sono pochi quelli che li vanno a cercare per collezionarli o rivenderli e i Coni veramente pericolosi hanno un periostraco trasparente che lascia vedere il disegno della conchiglia e che la rende immediatamente riconoscibile.Molto poi sono dragati, o presi con reti a strascico, o catturati con nasse. Tutti coloro che operano in questi settori conoscono la loro pericolosità e sanno come maneggiarli.Resta la vecchia regola del mare : non si deve avere paura di lui, ma bisogna rispettarlo e prendere le debite precauzioni.Se una cosa non la si sa, meglio non farla.Se una conchiglia non la si conosce, meglio lasciarla dove si trova.

Marco Bettocchi

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