Biologia Marina

CONUS - parte 4

In linea di massima si può dire che tutti i Coni sono pericolosi, dato che tutti hanno i denti veleniferi in grado di provocare rigonfiamenti e dolore.
Per fortuna, la maggior parte di essi sono piccoli e si cibano di vermi e, quindi, le conseguenze per l’uomo sono abbastanza trascurabili; nel peggiore dei casi il loro colpo assomiglia a quello di una vespa.Il vero problema è dato dai grandi piscivori e dai pochi molluscivori conosciuti come molto pericolosi. È ormai risaputo da tempo, al di fuori di ogni dubbio, che il veleno dei  grandi piscivori è capace di uccidere un uomo. Specie quali Conus geographus e Conus striatus possono diventare molto grandi ( rispettivamente mm. 170 e mm. 130), hanno delle aperture larghe, hanno delle proboscidi lunghe e molto estensibili e capaci di raggiungere qualsiasi punto della loro conchiglia e sono molto attive.Queste due specie devono essere maneggiate con molta attenzione sia in acqua che al di fuori di essa. In entrambe le specie il dente radulare può essere lungo più di 10 mm. (in un C. geographus lungo 140-150 mm. può sfiorare i 20 mm.) ed è in grado di bucare un tessuto sottile.Le punture di queste due specie possono essere fatali; nel migliore dei casi possono causare una temporanea paralisi degli arti e una prolungata difficoltà nella respirazione. 

Un pericolo minore è rappresentato dai piscivori più piccoli che hanno comunque delle aperture larghe. Essi comprendono Conus tulipa, Conus obscurus, Conus fragilissimus, Conus magus e specie correlate, Conus monachus, Conus catus e Conus stercusmuscarum. La dimensione relativamente più piccola di queste specie e i loro denti radulari più corti (che di rado superano i 5 mm. di lunghezza) non devono trarre in inganno ed esse devono essere considerate ugualmente molto pericolose.
È ancora materia di discussione se il veleno dei molluscivori possa essere pericoloso per l’uomo oppure no.
Al contrario di quello che si sente dire, ci sono ancora dei dubbi sul fatto che le punture di Conus textile, una grande specie molto comune nell’Indo Pacifico, abbiano provocato la morte di qualche essere umano. Test di laboratorio sul veleno di questa specie e su quello di Conus aulicus e di Conus marmoreus non hanno provocato la morte delle cavie. Fortunatamente, queste non sono specie molto aggressive e il loro disegno a tenda può essere facilmente riconosciuto attraverso il sottile periostraco, quando sono in acqua. Tutti i Coni con disegno a tenda devono essere considerati potenzialmente pericolosi e devono essere maneggiati con attenzione, soprattutto gli esemplari che superano i 50 mm. di lunghezza. In particolare, Conus gloriamaris e specie correlate devono essere considerate pericolose per via della loro grande dimensione (fino a 170-180 mm.).Anche alcuni grandi vermivori, fra i quali Conus leopardus, Conus litteratus, Conus quercinus, Conus imperialis e Conus betulinus, possono essere considerati pericolosi per via della loro grande dimensione (fino a 225 mm.), ma il loro veleno non rappresenta un reale pericolo per i mammiferi.

Il veleno dei piscivori (ed anche quello dei grandi molluscivori) agisce, per molti aspetti, come quello dei serpenti velenosi elapidi (cobra, serpente corallo, serpente di mare).
C’è solo un breve lasso di tempo per il trattamento prima che gli effetti della puntura diventino generalizzati, speso meno di 5 minuti.
Pare che, comunque, il ricovero nell’ospedale o nel presidio medico non possa oltrepassare l’ora di tempo, perché dopo qualsiasi interevento sarebbe inutile.La puntura causa un rigonfiamento immediato e localizzato, seguito subito da arrossamento e intorpidimento della parte colpita.     Il veleno, entrando in circolo, blocca gradualmente l’azione nervosa in tutte le estremità causando intorpidimento, formicolio, vomito e dolore, a volte acuto.
Ben presto viene raggiunto il diaframma e cominciano le difficoltà respiratorie, dal momento che i polmoni diventano poco attivi e incapaci di contrarsi ed espandersi per una corretta respirazione. Questi sintomi sono seguiti da fortissimi capogiri, incapacità di mettere a fuoco la vista, difficoltà nel deglutire e nel parlare. La morte avviene per arresto cardiaco ed è il risultato della difficoltà respiratoria.Per quello che si conosce fino ad oggi di questa materia, l’effetto del veleno è dovuto all’azione  sinergica di diversi tipi di conotossine: le W-conotossine impediscono l’ingresso del calcio nelle terminazioni nervose e inibiscono il rilascio dell’acetilcolina; le M-conotossine modificano i canali del sodio nelle cellule muscolari; le A-conotossine bloccano i ricettori nicotinici dell’acetilcolina.
Si è anche scoperto che l’inibizione dei recettori nervosi è provocata dall’azione di due diversi tipi di peptidi, le conantochine e le omega-conotossine.Gli scienziati, anzi i neuro scienziati, sono oggi molto interessati alle caratteristiche dei veleni dei Coni; veleni al plurale, in quanto ogni specie di Cono è dotata di due tipi di tossina la cui composizione è molto variabile da specie a specie.
Ogni Cono ha le sue tossine e ne sono state identificate centinaia e centinaia, anche se esse sono fondamentalmente di due tipi.Queste conotossine hanno però anche aspetti molto interessanti nel campo terapeutico e si stanno facendo esperimenti di laboratorio che stanno dando risultati promettenti : è stato evidenziato che dei numerosissimi composti di peptidi (fra i 70mila e i 140mila) alcuni sarebbero in grado di sostituire la morfina e servire nella cura dell’Aids e del cancro, mentre altri potrebbero essere utili nei casi di emorragie cerebrali, morbo di Parkinson e Alzheimer, incontinenza urinaria e aritmia cardiaca.   

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