Diario di Bordo

L'ombra dello squalo

 Milano, Luglio
Sto mangiando un toast di fretta e intanto mi scervello per trovare il modo di cominciare questa storia. Il titolo va bene, tipo alla Wilbur Smith, ma poi?
Sono stato a St. John (Mar Rosso egiziano meridionale) non so più quante volte, mi sono immerso 16 volte ad Abili Ali, 8 al bellissimo Abili Gafar che sale dall’abisso, ma sarei anche stufo dei buchi di Sha’ab Claudio e di Umm Karareem per quanto belli. E allora? Allora è che ci sono cascato ancora perché St. John è come una bella donna, perennemente affascinante, varia, spiritosa e magari con un profumo diverso ogni volta che la incontri e che ti stordisce come un uppercut. E’ quindi inevitabile che ci corra appresso annusando il mare come un segugio. Poi metti insieme un bel gruppo di amici e amiche, occupiamo tutta la bella “Aldebaran”, 30 metri di curve, nome di una costellazione “stellare” e parti.
Come in una scatola ottica oscura, usata dai vedutisti veneziani del’700 e inventata, guarda caso, da uno studioso arabo Al Hazen nell’XI secolo, rivedo a testa in giù,  rovesciati, quasi fossero pronti ad infilarsi in mare, i miei compagni di viaggio: le ragazze dagli occhi lucenti Antonella, Francesca e Monica con l’amico taciturno Giovanni, il gioviale Angelo, i due Corgnati, Antonio (sub, pescatore e supremo cuoco) con figlio e cognato a sopportarlo, volevo dire a “supportarlo”, il brontolone Zeev, il valente Marco, l’entusiasta Pino (le più belle stufe d’epoca di Milano), il “romano” Piero col bravo Davide, il burberrimo Dario e infine l’Annalisa che fa Bacco di cognome ma che non ha portato neanche una mini di prosecco. Sarà esiliata per sempre, non scherzo MAI su questo punto.  

IL “DIARIO”
Inizia dalla tarda sera del primo giorno di navigazione ed è giusto che sia così: infatti, la checkdive non riserva altre meraviglie se non lo spettacolo della prova del lancio del pedagno di segnalazione con terribili grovigli di sagole e palloni bisognosi di Viagra.
Si cena in navigazione verso Sud. Vado in prua, è ormai notte, nel buio il cielo è un mare di stelle a contrastare col mare nero illuminato solo da stelline di plancton che sprizzano dal tagliamare della barca. Robi, una delle due brave guide l’altro è suo fratello Andrea, mi racconta di un gruppo di delfini che, una notte, saltavano a prua  che parevano delle giostre con le luci. Seduto a rovescio sulla delfiniera guardo in su è un momento magico ed irreale: la Grande Orsa, Cassiopea, Orione e la Via Lattea che sembra una nuvola chiara. Dietro di me la sagoma indistinta del ponte di comando: un riflesso di luce, un bagliore di una sigaretta danno un senso di umano. Altrimenti l’Aldebaran potrebbe essere una nave aliena che esce da una frattura temporale….
Domattina all’alba saremo a St. John.
“ … e soave sia il vento, tranquilla sia l’onda“ ( da Così fan tutte ). E invece l’onda non è tranquilla per niente. Le raffiche fanno spumeggiare le onde e troviamo ridosso a sha’ab Mahrus. Siamo nei reefs frequentati dai Longimanus, la loro presenza è sicura: il loro fantasma si aggira inquietante. Molti occhi guardano sotto alle fiancate… L’immersione procede benissimo ed è sempre gran bella. A -40 metri spettacolari gorgonie decorano le già ricche pareti; alcune, quelle giganti color avorio rosato, sono anche colonizzate da gorgonie più piccole rosse come il fuoco che si protendono nel blu. E nel blu sfrecciano tonni e carangidi e un grigio femmina con squaletto che si inabissano appena ci vedono. E’ talmente bella che si ripete dal gommone verso barca con una leggera, piacevolissima corrente a favore che ci consente di ammirare la ricchezza della parete scatenando i fotografi.
Dopo essere saliti i fantasmi si materializzano: sono due, uno piuttosto grosso e cominciano a girare attorno. Passano e ripassano instancabili, la pinna dorsale e, a volte, la grossa testa fuori dell’acqua. Non si fatica ad immaginare la larga bocca crudele. Sono attratti dal minimo movimento, uno spruzzo d’acqua, un niente e ti rendi conto del terribile potenziale di questi splendidi animali che abbiamo finora considerato solo come un po’ invadenti fino a che non ci hanno dimostrato che non possiamo permetterci nessuna leggerezza e che con la Natura non si scherza. MAI !

 Ma urla di trionfo arrivano da poppa: Antonio arriva da fuori con una grossa preda. E’ un Caranx Ignobilis di 8 kg. dai colori stupendi. E’ bellissimo: occhi e bocca da predatore, muscoli e pinne da velocista. Viene buttato sul piancito di poppa, si dibatte, la bocca aperta . Non posso vederlo morire asfissiato, tiro il coltello, glielo affondo nella testa. Pochi sussulti ancora ed è finita: il sangue, rosso e viscoso, tinge il teak.

 Siamo ancora nel cuore di St. John . Il mare che ieri dava segni d’impazienza si è messo quieto e ci permette di andare ad Abili Ali che non tradisce mai la sua fama .L’acqua limpidissima ti fa vedere il filare delle gorgonie fino a -70 metri. Manca però la corrente che, se è un sollievo per alcuni, significa anche la mancanza di grigi. Il richiamo della “bottiglietta” è rigorosamente bandito, potrebbero arrivare altri ospiti poco desiderati, specie in risalita sulla barca. La successiva a Sha’ab Farag è altrettanto bella. Devo premettere che degli squali me ne importa poco, se ci sono meglio ma se no… mi godo l’ambiente che è sempre spettacolare. Infatti, mentre il gruppo staziona sul pianoro, io e Marco, chiesto permesso/permesso accordato, torcia in mano,  scavalliamo e scendiamo: -40, 45, 50. Cambia la temperatura, la parete sprofonda sotto un’orgia di alcionari gonfi e pieni di colore. Mazzi di fruste bianchissime scintillano colpite dalle nostre luci, punti la torcia dietro gli alcionari e come in una radiografia vedi le placchette rigide che li sostengono. Qualche lieve e trasparente gamberetto si agita tra i rami. “Becchiamo” un pesce falco bianco e rosso che gioca a rimpiattino tra i rami di una gorgonia. Ma la sensazione più bella è essere soli, sospesi su un’acqua di cristallo…. In risalita, aspettando la deco e spionando negli anfratti, troviamo uno splendido nudibranco (Chromodoris Gemina) che volteggia esibendo colori mozzafiato.

 E’ sera e andiamo a ridossare a Marsa Selmi. La costa è più vicina e il tramonto ripete il suo spettacolo col sole che scende dietro le cime aguzze dell’Ish Gebel. Anche il mare cambia colore e diventa “color del vino” Una gran pace ci avvolge, siamo soli all’ormeggio e con l’anima piena di spiritualità ci accingiamo a bere un grosso spritz prima di accedere al banchetto di solo pesce preparato dall’instancabile Antonio.
Il sole si alza su un mare decisamente piatto. Le montagne di Bir Shalatin al confine col Sudan, risplendono già di una luce accecante. Il deserto, i cammelli al mercato…. Noi approfittiamo della calma per andare su Abili Gafar: bel posto, una torre che s’innalza dal fondo, cappello a – 5 ideale per la deco. Si comincia dal basso, l’acqua è (per me) piacevolmente più fresca ed è l’unico dato che ti fa capire che hai “sforato” la quota. Riappare la straordinaria sensazione di essere immersi, non solo fisicamente, nella Grande Natura, di penetrarla con dolcezza e rispetto. Colori infiniti, due grigi frettolosi e, più su, tonni d’acciaio in caccia seguiti da carangidi gialli, tutti ad inseguire un branco di sardine in panico. Sul cappello in attesa della via libera dello stramaledetto Viper (regalo di Bianca che ha voluto il più punitivo esistente al mondo)
trovo una gigantesca vecchia e saggia murena che, dopo una prima presentazione, si lascia accarezzare sotto la pappagorgia godendo come un gattone di casa. Unico incavolato e agitato è un labride pulitore a striscia blu che mi pensa come un concorrente.
Sempre sul cappello un Longimanus punta l’altro gruppo che s’impasta in un blocco unico. Sembrano una scultura di Cèsar, quello che pressava le auto; la paura passa quando Andrea gli fa vedere la sua bacchetta inox. A proposito abbiamo formulato un’ipotesi: QUELLO si avvicina solo al gruppo dove ci sono 4 ragazze delle quali una, la Bacco, principiante. Le tre non hanno paura neanche del demonio, ma la novizia…...
Conclusione: o Lui  sente l’odore della paura oppure… gli piacciono le donne.

 Cambiamo aria, basta fantasmi ed ectoplasmi(concreti) e ci divertiamo con i delfini di Sataya . Due famiglie di stenelle giocano con noi per ore e giocano tra loro, anche in modo molto tenero… E’ magnifico vederli sfilare, incrociarsi e saltare all’interno della laguna luminosa. Poi due maschi  accettano la nostra compagnia e nuotiamo fianco a fianco, si potrebbero toccare, guardandoci negli occhi. Io mugolo nello snorkel e credo di vedere un punto interrogativo nell’occhio del mio amico delfino. Penserà: “ ma cosa “corallo cavolo” dice questo bipede con protesi di pinne…!”. Spettacolo magnifico ed ineguagliabile. Tutti i miti dei delfini, dai greci in poi, ti saltano al cuore. E la velocità. Una leggenda afferma che Poseidone, volendo andare di corsa a spiare una fanciulla di eccezionale bellezza, non usasse i soliti suoi cavalli ma una coppia di delfini.

 Poi ancora acque limpide e profonde. Sul bordo del pianoro di Maksur, giusto sotto di noi a -40 la cima del torrione esterno che sprofonda oltre i 70 ricoperta di un bosco di enormi alcionari rosati. Sono talmente affascinato dai colori e dall’ambiente grandioso che non vedo passarmi sopra due bei grigi. Il luogo è magico, la suggestione potente: in basso vedo l’uscita doppia del camino e una luce che dice scendi, scendi. Sono le sirene degli abissi che chiamano, ma il Viper segna già 8’ e la bombola è da 12 litri. Ci vedremo un’altra volta, care affascinanti, ammaglianti bellezze…...
Termino il diario con questa immagine vivissima di un luogo che chiude idealmente questa splendida crociera che si è svolta si sotto l’ombra dello squalo, ma che ha regalato grandi gioie ed emozioni. Ci sono cascato ancora una volta e….credo che ci cascherò ancora. Insh’Allah.

 PS: tutti gli amici sono pronti per scendere a terra. Annuncio che io invece sono pronto per restare a bordo per un’altra settimana. Non posso, per motivi di decenza, trascrivere gli epiteti e gli”auguri” fattimi dalla ciurma sbarcante. Mi faccio tutti gli scongiuri che conosco. Prossima meta: Brothers, Daedalus ed Elphinstone……altra gente, altri luoghi … e altra storia.

Testo e disegni di Bruno Fullin

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