Navi Sommerse

Urania

 

Località Grande Dahlak (Eritrea)
Tipo Nave mercantile passeggeri
Nazionalità italiana
Cantiere San Rocco di Muggia (Trieste)
Varo 30 settembre 1916
Data Affondamento 3 aprile 1941
Causa Affondamento autoaffondamento
Lunghezza 125 metri
Larghezza 16 metri
Stazza 7099 tonnellate
Propulsione 4.600 cavalli
Motori 2 a triplice espansione, alimentate da 5 caldaie
Eliche 2
Profondità minima e max. da affiorante a 20 metri
Profondità max consigliata 25 metri
Visibilità scarsa
Corrente possibile
Difficoltà minima
Esplorazione Interni media
Interesse Storico medio
Interesse Biologico elevato
Interesse Scenografico basso
Ora migliore tutte
Notturna no
Snorkelling si


NAVE

Il piroscafo dell’Urania, venne impostato sullo scalo di San Rocco di Muggia vicino a Trieste, il 3 luglio 1913 e varato l’11 marzo 1914 con il nome di Hungaria per conto del Lloyd austriaco a cui venne consegnato il 30 aprile 1916, restando tuttavia in arsenale sino alla fine della guerra. In origine il battello disponeva di due fumaioli di cui uno solo funzionante mentre l’altro aveva unicamente una funzione estetica e venne eliminato nel 1922. La sistemazione interna prevedeva 133 posti in prima classe e 46 in seconda. Vi erano saloni da pranzo, da fumo, da musica e passeggiate coperte e a ponte in entrambi le classi. Nel 1923 venne ribattezzata con il nome Genova e ceduta alla Marittima Italiana di Genova che la impiegò sulle rotte orientali verso Bombay. Nel 1932 la compagnia marittima genovese venne acquisita dal Lloyd Triestino e la nave cambiò quindi proprietario e anche nome. Ribattezzata Urania venne rimodernata con 60 posti di prima classe, 139 in seconda e 200 in terza classe, con una portata lorda di 4.870 tonnellate.


STORIA

Negli anni della guerra d’Africa l’Urania svolse funzione di trasporto truppe per l’Africa Orientale Italiana venendo successivamente impiegata sulle rotte del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano. L’Urania come tante altre navi italiane rimaste bloccate in Mar Rosso, allo scoppio delle ostilità; il 10 giugno 1940 quando l’Eritrea stava per cadere in mano inglesi, si rifugiò nel mare interno della Grande Dhalak, dove si autoaffondò il 3 aprile 1941.


PIANO IMMERSIONE

Lo scafo si trova oggi riverso sul fianco sinistro ed emerge dalla superficie con parte della fiancata destra e metà della chiglia. Le lamiere arrugginite emerse dell’Urania hanno oggi assunto un colore pastoso e caldo, tipico delle vecchie strutture in ferro, lo stesso che si trova sulle bitte e sugli anelli d’ormeggio delle vecchie strutture dei moli. Sulle lamiere emerse nidificano vari tipi di uccelli e vi si posano abitualmente aironi, martin pescatori sule, sterne e gabbiani. La maggior parte delle sue strutture hanno ormai ceduto in diversi punti tra cui la poppa che oggi è per buona parte appoggiata sul fondo in compagnia della battagliola. Il timone con tanto di femminelle e agugliotti è ancora al suo posto così come le possenti assi delle eliche che spuntano come moncherini ormai privi delle grandi eliche. Nella sala macchine sono presenti i grossi motori, le caldaie, enormi bielle e gli assi delle eliche impreziositi dai suggestivi giochi di luce che si creano in mezzo ai grovigli di acciaio. A proravia del castello di poppa si trova l’albero di mezzana appoggiato sul fondo e relativamente ben conservato fino alle crocette. Ai suoi piedi, in coperta, al posto di uno dei boccaporti delle stive sottostanti, vi è la piccola piscina di bordo impreziosita da minuscole piastrelle ricavata al posto del boccaporto per offrire maggiore confort ai passeggeri. In questa zona si trovano ancora alcuni bagni in uno dei quali troneggia una bella vasca in discreto stato di conservazione. Si arriva alla zona centrale, spoglia e ridotta a un ammasso di lamiere dove con pazienza si individuano alcuni resti delle strutture di bordo. Davanti al cassero la profondità aumenta passando dai -10 metri della poppa ai -20 metri, inevitabilmente anche il colore dell’acqua già torbida, tende sempre più al verde scuro. Altre stive e poi l’albero di trinchetta che si protende parallelo al fondo con la coffa tutta concrezionata. Siamo ormai a prua che si presenta integra e rivestita di gorgonie a frusta. Le catene delle ancore si estendono lungo il fondale per molti metri intrecciandosi tra di loro in alcuni punti. Quella di destra è la più interessante dato che termina con l’ancora piantata sul fondo ricoperta di crinoidi multicolori. La murata opposta del relitto è meno interessante essendo una successione di lamiere piatte. Biologicamente riserva però non poche sorprese, avendo ormai una fitta copertura di incrostazioni e concrezioni. Qui si trova una falla di circa due metri per due con le lamiere rivolte verso l’esterno, che potrebbero corrispondere a uno squarcio provocato con l’esplosivo par far affondare più velocemente la nave.

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