Biologia Marina

SQUALO SETA

Nel mese di maggio di quest’anno mi trovavo in Sudan, per una crociera scientifica in collaborazione con la “Cousteau Society” e La Compagnia del Mar Rosso, le cui finalità erano quelle di mappare la presenza delle varie specie di squali, nei reef meridionali sudanesi.
Durante le immersioni, gli avvistamenti di squali martello, grigi e pinna bianca si sono susseguiti con regolarità, nonostante le alte temperature tipiche di maggio.
Le attività di ricerca del progetto “Shark Conservation”, partito a novembre del 2007, grazie alla “Cousteau Society”, in questa fase iniziale, consistono nella mappatura dei reef e delle specie di Elasmobranchi presenti, evidenziando dati sulle specie, su sesso e dimensioni e su temperature e correnti dei siti di avvistamento.
La crociera svolta a maggio, era la prima del progetto che toccava i reef del Sud e quindi ha avuto una grande importanza, trattandosi dei primi dati raccolti.
Durante una delle immersioni e precisamente a Sha’ab Ambar, dopo aver filmato un branco di squali martello (Sphyrna lewini), mi trovavo sulla punta del secondo pianoro e in lontananza ho scorto una sagoma di un Carcharhinidae che si avvicinava, ma il suo nuoto e la dimensione della prima pinna dorsale, mi hanno incuriosito in quanto divergevano da quelle dei frequenti squali grigi di scogliera (Carcharhinus amblyrhincos).
Si trattava infatti di uno squalo seta, detto anche Silky (Carcharhinus falciformis), una specie decisamente meno frequente e caratterizzata da una spiccata curiosità.

Caratteristiche dello squalo seta
Lo squalo seta è un animale che può raggiungere i 3,5 metri di lunghezza, si trova nell’Oceano Atlantico, nell’Indiano e nel Mar Rosso: il suo nome è dato dalla colorazione del dorso, grigio bruno con riflessi blu.Osservandolo da vicino si nota immediatamente la pinna dorsale decisamente ridotta rispetto ad altri Carcharhinidi e l’occhio piccolo e con una pupilla molto evidente. E’ una specie che vive in mare aperto e predilige le profondità dai 40 ai 300 metri. Molto curioso, tende ad avvinarsi con gran disinvoltura, ma difficilmente attacca i subacquei: frequentemente si osserva in piccoli branchi (4/6 esemplari), di dimensioni entro i 2 metri. Si riproduce in maniera vivipara, partorendo da 6 a 10 giovani esemplari.

Tecniche di osservazione
Per la prima volta osservavo un esemplare di squalo seta particolarmente grande (una femmina di circa 3 metri) e il suo atteggiamento ha evidenziato una gran consapevolezza dei propri mezzi. E’ arrivato dal mare aperto e mi è venuto incontro dapprima mantenendosi più in alto rispetto a me, per poi scendere alla mia profondità ed effettuare due passaggi a non più di 2 metri dalla mia videocamera. Come per tutti gli squali, l’unico segreto durante l’osservazione è rimanere fermi: non per evitare un eventuale attacco, evento rarissimo, ma per permetterci di osservarlo nelle condizioni migliori. Quindi l’immobilità e se possibile la netta diminuzione di atti respiratori (per evitare le fastidiose bolle), permettono allo squalo di avvicinarsi al fine di meglio valutare la mia presenza e l’eventuale interesse predatorio. Dopo un secondo passaggio, evidenziato il poco interesse alimentare, è scomparso nuovamente nel blu delle acquee sudanesi. I reef meridionali, poco frequentati dalle barche turistiche, offrono la possibilità di osservare alcune specie decisamente più rare (squalo seta, squalo volpe, squalo “albimarginatus” e “longimanus”) e la tranquillità in acqua data dall’assenza di subacquei per gran parte dell’anno permette agli animali di mostrarsi in tutta la loro naturale spregiudicatezza. Purtroppo la crescente richiesta di pinne di squalo da parte dei mercati orientali, sta spingendo pescatori sudanesi e yemeniti a catturare tutte le specie di interesse commerciale e la pesca sembra essersi spinta anche tra i reef meridionali, poco controllati. E’ per questo che il progetto denominato “Shark Conservation” della “Cousteau Society”, ha un grande valore per la salvaguardia dei reef e degli squali e il proseguimento di tale progetto dovrebbe permettere anche l’ampliamento delle attività di ricerca in Egitto.   Dott.

Danilo Rezzolla Mediterranean Shark Research Group

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