Biologia Marina

WHALE SHARK EXP. 2007

La maggior parte dei dati scientifici inerenti le circa 500 specie di squali esistenti, riguardano prevalentemente l’ambito morfologico, fisiologico e biologico, ma sono davvero pochi i dati che abbiamo sul comportamento e sulla vita in natura dei pesci cartilaginei: ciò è anche dettato dalle oggettive difficoltà che si incontrano nello studio di specie pelagiche o di grandi predatori, nell’impossibilità di “seguirli” per lunghi periodi e di poter quindi arrivare a teorie scientifiche per esempio sulle migrazioni o sui motivi che determinano le grandi aggregazioni.
Queste difficoltà sono spesso alla base delle lacunose informazioni che abbiamo su molte specie animali, come ad esempio gli squali balena.
Questo squalo, il più grande pesce esistente, nonostante la sua mole e la sua indole pacifica, risulta essere ancora poco conosciuto, non tanto per ciò che concerne le sue caratteristiche morfologiche e biologiche (dimensioni, riproduzione, alimentazione etc.), ma soprattutto per ciò che riguarda le migrazioni e i suoi ritmi biologici.
Consapevole di questa situazione, nel maggio del 2006, ho cominciato a prendere in considerazione insieme a Massimo Bicciato della Compagnia del Mar Rosso, la possibilità di organizzare un viaggio-studio a Djibouti, in Africa, sito in cui da alcuni anni vengono segnalati con grande frequenza, numerosi esemplari di squalo balena: nasce così l’idea del I° “Whale Shark Expedition”, un viaggio-studio, le cui finalità sono quelle di avvicinare e identificare gli esemplari di squali balena presenti nel golfo di Tadjoura.

Squalo Balena
Lo squalo balena (Rhincodon typus), è una delle specie di squali “a rischio estinzione” e attualmente è sotto la lente d’osservazione delle associazioni di tutela animale, in quanto si è accertato che si tratta di specie migratoria: risulta quindi fondamentale proteggerla durante tutte le tappe della sua migrazione e non solo in alcune di esse.
Al momento, si conoscono diversi siti in cui questi pesci cartilaginei sono soliti “sostare” per alcune settimane (Australia, Belize, Madagascar), attratti dalla presenza di zoo e fitoplankton, ma poche sono le nozioni riguardo agli spostamenti da un sito all’altro, ai ritmi biologici che li determinano e alle caratteristiche degli esemplari che li frequentano (dimensioni, sesso, numero di esemplari).  

Djibouti
L’idea di recarsi a Djibouti, nasce dalla convinzione che si tratta di una zona ancora non toccata dal turismo di massa, caratteristica che assicura un approccio “esclusivo” agli animali, ancora ben lontani dall’assuefazione al genere umano o dall’eccessivo timore per esso.
Djibouti è un piccolo stato, grande quanto la Lombardia, ex colonia francese diventata indipendente nel 1977, che si trova tra l’Eritrea, l’Etiopia e la Somalia e le cui coste si affacciano sul tratto di Mar Rosso che sbocca nell’Oceano Indiano.
Da qualche anno, compare in sporadiche recensioni scientifiche, grazie ai numerosi avvistamenti di squali balena, che tra novembre e febbraio stazionano nel golfo di Tadjoura.
Svolgere attività di ricerca a Djibouti, risulta quindi di particolare interesse, sia perché si tratta di una zona ancora poco studiata, dove gli squali vivono indisturbati e soprattutto perché i dati di ricerca su questa specie, ottenuti in questo tratto di mare, risultano essere davvero esigui.
La “Whale Shark Expedition 2007” è stata infatti la prima spedizione di ricerca sullo squalo balena, fatta da italiani a Djibouti e la mole di dati scientifici che ne sono stati tratti, ha ampiamente premiato questo progetto.

Obiettivi
L’obiettivo di questo viaggio-studio è stato quello di svolgere attività di ricerca in una determinata zona, dove avvicinare e foto-identificare gli esemplari di squalo balena avvalendosi delle tecniche di ricerca utilizzate con altre specie di squali.
Nei mesi precedenti alla mia partenza (fine gennaio 2007), ho cominciato a prendere contatti con l’ente di ricerca australiano EcOcean, che dal 1994 si impegna nella salvaguardia degli squali balena, grazie anche alla creazione del “Whale Shark Photo-identification Library”, un database che raccoglie tutti gli avvistamenti di squalo balena.
EcOcean, grazie alle foto degli squali avvistati in varie parti del pianeta e tramite lo stesso software che la NASA utilizza per mappare le stelle, analizza gli spot presenti sul derma degli squali balena, classificando i vari esemplari. Ad oggi risultano essere stati identificati circa 670 esemplari diversi, a fronte degli oltre 2500 avvistamenti.
Ho quindi analizzato le tecniche di avvicinamento e di approccio agli animali, le metodiche di foto-identificazione e le tecniche di osservazione che mi avrebbero puoi aiutato nella compilazione delle schede identificative da inviare ad EcOcean.

Il sito di ricerca
Giunto alla fine di gennaio a Djibouti, mi sono imbarcato sull’Elegante, un caicco turco che conosco ormai da diversi anni, in quanto è la mia base di lavoro per le attività che svolgo in Sudan sugli squali martello: la confidenza con l’equipaggio mi è ovviamente servita per poter elaborare al meglio un itinerario di viaggio che mettesse al centro le attività di ricerca sui balena, anche se queste erano state meticolosamente studiate prima della partenza con Claudio, caro amico, nonché armatore dell’Elegante.
Le informazioni che avevo preso sul golfo di Tadjoura mi indicavano soprattutto una piccola baia, Arta Bay: questa, protetta dai venti di terra da basse colline vulcaniche, grazie all’ostruzione delle correnti marine prodotta dalla punta che si spinge verso nord (Ras Arta) e favorita dai bassi fondali (12/15 metri), assicura la presenza di zoo e fitoplankton, cibo preferito dagli squali balena.
Questa piccola baia, nel periodo che va tra novembre e febbraio ospita numerosissimi esemplari di Rhincodon typus, che solcano molto lentamente la superficie dell’acqua con la loro enorme bocca spalancata, per filtrare l’abbondante plankton presente.

Le attività di ricerca  
Le attività di ricerca sono costituite fondamentalmente da 3 fasi:
1. L’approccio: per favorire l’avvicinamento agli squali in modo che questi non ne vengano disturbati, bisogna incrociare gli animali frontalmente. Individuato l’esemplare, visibile grazie al lobo superiore della pinna caudale che sporge dal pelo dell’acqua durante la fase di alimentazione, ci si posiziona lungo la direttrice del suo verso di nuoto e si entra in acqua dolcemente attendendone l’arrivo.
Solitamente lo squalo balena appare intento a cibarsi, nuotando in maniera molto lenta: ci sfilerà affianco e solo ora potrà iniziare la nuotata insieme a questo maestoso filtratore che, se non disturbato eccessivamente, ci permette di seguirlo anche per lunghi tratti. Quando si sentono infastiditi, smettono di cibarsi e puntano verso il fondo, scendendo ad una profondità di 8/10 metri, ma dopo pochi secondi riemergono per continuare ad alimentarsi 
2.La Foto-identificazione: per identificare l’esemplare, bisogna quindi fotografarlo nella zona tra l’attaccatura della pinna pettorale e la fine degli archi branchiali. Scattate alcune foto su entrambi i lati dello squalo, si passa all’identificazione del sesso, osservando e fotografando la zona anale, per vedere l’eventuale presenza degli pterigopodi, gli organi riproduttori maschili. Ci si concentra poi sulle misurazioni, che vengono stimate grazie all’utilizzo di una sottile asta lunga un metro, che fotografata vicino al fianco dello squalo, servirà a determinare con buona approssimazione la dimensione dell’esemplare avvicinato.
Infine vengono fotografate le eventuali cicatrici presenti sul corpo e sulle pinne dovute a scontri con imbarcazioni, le cui eliche spesso lasciano profondi segni. Per garantire un buon risultato dal punto di vista quantitativo e qualitativo dei dati relativi ad ogni esemplare, non utilizzo la macchina fotografica, bensì la videocamera: questa scelta mi garantisce di avere, oltre alle foto in digitale, anche immagini in movimento che mi permettono di notare, in seguito, particolari che al momento dell’avvistamento possono sfuggire.
Inoltre i video mi consentono di documentare le tecniche alimentari, analizzandole successivamente, che altrimenti “perderei”, perché intento nelle attività di foto-identificazione.
Le videoriprese, che utilizzo in ogni attività di ricerca sugli squali, andranno poi a costituire il materiale didattico da utilizzare durante le conferenze.
3. Le Schede Identificative: una parte molto importante del lavoro di ricerca è la compilazione delle schede di identificazione.   Ogni sera infatti, rientrato a bordo dell’Elegante, con l’aiuto delle riprese video, sono state compilate le schede che, correlate dalle foto, sono state inviate al database di EcOcean.
E’ in questo momento che si tirano le somme di un lavoro fatto bene durante l’avvicinamento degli squali: infatti, solo se vi è stata una metodica sequenza di foto e filmati, di tutti i punti utili alla compilazione della scheda e una corretta numerazione degli esemplari avvicinati, i dati combaciano e non ci si trova di fronte ad incongruenze sul sesso o sulle caratteristiche morfologiche degli esemplari.
Per quanto riguarda la data e l’ora degli avvistamenti, si utilizzano i dati della videocamera, che memorizza la data e l’ora di inizio di ogni filmato e di ogni scatto fotografico.
Durante i mesi di organizzazione del viaggio, avevo dato molto valore alle tecniche e alle metodiche della foto-identificazione, ma solo in loco mi sono reso conto di quanto ciò fosse importante: infatti in una giornata si potevano incontrare anche 20 esemplari e solo l’organizzazione del lavoro poteva evitare errori.
Rientrato in Italia infatti, temevo che controllando i dati presenti sulle schede, potessero esserci incongruenze su orari, sesso e caratteristiche di esemplari visti più volte: tali problematiche però non sono assolutamente state riscontrate, nonostante la mole di immagini e di dati.

Gli esemplari osservati
Durante la settimana di ricerca, gli squali balena osservati sono stati 35, di cui 22 maschi, 6 femmine e 7 di sesso non identificato:
• 29.01.07: 10 esemplari osservati, di cui 5 maschi, 3 femmine e 2 non identificati
• 30.01.07: 13 esemplari osservati, di cui 8 maschi, 0 femmine e 5 non identificati
• 31.01.07: 6 esemplari osservati, di cui 4 maschi e 2 femmine
• 02.02.07: 3 esemplari osservati, tutti e 3 maschi
• 03.02.07: 3 esemplari osservati, di cui 2 maschi e 1 femmina

L’eleborazione dei dati e l’invio ad EcOcean
Al rientro in Italia, dopo un ulteriore controllo di tutte le schede e un’attenta selezione delle foto da allegare, ho iniziato la compilazione degli schemi presenti sul sito di EcOcean (www.whaleshark.org): questi richiedono i medesimi dati delle schede da me compilate in barca e 4 foto di ogni squalo avvistato.
Al momento dell’invio al sito australiano dei dati di ricerca ottenuti, vi erano 670 esemplari di squalo balena identificati in tutto il mondo, di cui solo 16 erano stati identificati per la prima volta a Djibouti e da 11 persone diverse.
La mia speranza era prevalentemente quella di ricevere risultati che mi confermassero di aver visto animali mai identificati, in quanto ciò determinava l’incremento degli esemplari classificati e anche la possibilità di aver fotografato esemplari già avvistati in modo da studiarne le migrazioni.

I nuovi esemplari identificati
A distanza di pochi giorni dall’invio del materiale raccolto, sono giunti i dati sull’identificazione degli squali da me studiati e i risultati sono stati superiori alle aspettative: infatti dalle 35 schede inviate, sono stati identificati ben 8 esemplari nuovi, il 50% di tutto ciò che era stato fatto fino ad ora a Djibouti ! I nuovi esemplari, denominati con la sigla “ DJ ” hanno i numeri che vanno da “DJ-017” fino a “DJ-024”.  

Codice Squalo Data Ora  Luogo di avvistamento Sesso Dimensione
DJ-017 29/1/2007 11:15 Arta Bay - Djibouti Maschio 400
DJ-018 29/1/2007 11:45 Arta Bay - Djibouti Incerto 400
DJ-019 29/1/2007 11:50 Arta Bay - Djibouti Maschio 450
DJ-020 29/1/2007 15:30 Arta Bay - Djibouti Maschio 450
DJ-021 29/1/2007 16:00 Arta Bay - Djibouti Maschio 450
DJ-022 30/1/2007 10:45 Arta Bay - Djibouti Maschio 400
DJ-023 3/2/2007 08:15 Arta Bay - Djibouti Maschio 400
DJ-024 3/2/2007 11:15 Arta Bay - Djibouti Femmina 400

Altri avvistamenti
30/01/2007         
-
02/02/2007         
-
30 e 31/01/07
30 e 31/01/07         

I risultati
Durante il periodo di ricerca a Djibouti sono stati quindi avvicinati circa 35 esemplari, ognuno dei quali è stato fotografato e filmato: di questi ben 8 sono esemplari mai identificati prima.Dei 35 squali avvicinati, solo 1 è stato avvistato in precedenza e si tratta di un esemplare maschio, catalogato con il cod. DJ-008, il 26 dicembre 2005, sempre a Djibouti.Questo esemplare, osservato anche il 13 novembre del 2006 è stato da me filmato il 2 febbraio del 2007, sempre ad Arta Bay. Si tratta quindi di uno squalo che per due stagioni (2005/2006 e 2006/2007) è tornato sicuramente a Djibouti per alimentarsi nelle calme acque di Arta Bay.I restanti incontri, sono catalogabili come “avvistamenti multipli”, ma purtroppo nessuno di essi è stato visto in siti diversi da Djibouti. Analizzando i risultati, sono molte le considerazioni che si possono fare e ancor di più le domande che ne scaturiscono:
1 - Innanzitutto notiamo come le dimensioni medie degli esemplari osservati non superino mai i 4/5 metri: si tratta quindi di esemplari subadulti, non ancora in età riproduttiva.
Ciò può far nascere tre considerazioni:
• A Djibouti vengono esemplari ancora giovani (entro una decina di anni di vita); forse perché questo sito è abbastanza vicino a zone dove gli squali balena nascono pochi anni prima.
• Djibouti non è un sito che si trova lungo il percorso migratorio degli esemplari adulti.
• Djibouti è un sito di interesse alimentare, ma le sue caratteristiche (bassi fondali, tipologia di plankton), non costituiscono un punto di attrazione per esemplari adulti.

2 - Secondo dato interessante è la “sex ratio”: infatti la maggior parte degli squali osservati (oltre il 70%), sono maschi. Ciò è abbastanza inspiegabile, perché trattandosi di esemplari non ancora intenti ad attività riproduttive, non ci dovrebbero essere differenze di presenza e di comportamento. Tanto più che le femmine di squalo balena raggiungono la loro maturità sessuale intorno agli 8-9 metri e quindi è difficile ipotizzare che si dirigano verso altri siti per riprodursi perché occorrono ancora diversi anni prima che ciò accada. Dove va quindi la maggior parte degli esemplari femmine che misurano 4/5 metri? Quali sono le caratteristiche per cui Djibouti ospita prevalentemente esemplari maschi? Forse le femmine stazionano in qualche baia vicina, che però non conosciamo? L’idea che le femmine possano comunque essere presenti ad Arta Bay, ma preferire tecniche o orari di alimentazione diversi dai maschi è da escludere, perché durante il periodo di permanenza a Djibouti ho effettuato ricerche in acqua a tutte le ore del giorno, sia all’alba che durante le ore centrali, che al tramonto.
Mi sono recato ad Arta Bay anche di notte, rimanendo in acqua per diverse ore, senza però riscontrare variazioni riguardo alla “sex ratio”
L’unico fattore che può aver influenzato la quantità e la presenza degli squali è la luna: infatti durante la settimana a Djibouti, c’era luna piena e questo sappiamo essere un fattore di grande influenza per tutti gli abitanti del mare, dal plankton agli squali balena.
E’ infatti evidente come, con l’approssimarsi della fine di gennaio, gli avvistamenti sono notevolmente diminuiti e ciò è coinciso con la fase di luna calante. La luna potrebbe quindi essere un fattore che influenza l’orologio biologico degli squali balena che, con la fase lunare di fine gennaio, partono verso un nuovo sito di interesse alimentare.

3 - Analizzando i dati degli esemplari osservati, si nota inoltre che essi non sono mai stati avvistai in altre parti del pianeta: ma ciò è dovuto al fatto che si tratta di animali giovani, che passano i primi anni della loro vita in siti “vicini” alla zona di Djibouti, per poi migrare verso i siti dove probabilmente si riproducono? Oppure questa lacunosa analisi è dettata dai pochi avvistamenti che si hanno?
Durante il periodo trascorso a Djibouti ho cercato anche di raccogliere ulteriori informazioni riguardo agli squali balena da chi, anche se non in maniera scientifica, è a contatto da tempo con questi pesci cartilaginei. Ho infatti posto numerose domande alle guide delle imbarcazioni che navigano nel golfo di Tadjoura e ne ho tratto le seguenti indicazioni:
• Periodo di presenza degli squali balena: da inizio novembre a fine gennaio, con punta massima di avvistamenti tra metà dicembre e metà gennaio.
• Variabili che influenzano la presenza di squali: la pioggia e il relativo fango che scende dalle colline nei pressi di Arta Bay, influenzano notevolmente la presenza e l’umore degli squali. • Avvistamento di più animali in contemporanea: capita di vedere anche 3 esemplari in pochi metri, il loro nuoto si incrocia ma non è mai parallelo.
• Non si sono mai osservate interazioni sociali tra esemplari.
• Particolare interesse degli squali giovani per i gommoni, con spiccato desiderio di contatto.

Il “Whale Shark Expedition 2007” è stato senza dubbio un viaggio-studio molto importante, perché ha fortemente incrementato i dati e le informazioni sugli esemplari di squalo balena presenti a Djibouti. Fino alla fine del 2006 infatti, gli esemplari identificati in questa zona dell’Africa erano solo 16 e i relativi dati su sesso e dimensioni non erano particolarmente precisi: ciò è evidentemente riconducibile al fatto che le identificazioni non sono state fatte nell’ambito di attività di ricerca, ma sono frutto di casuali incontri da parte di turisti.Anche la spedizione da noi effettuata a fine gennaio 2007 ha ovviamente dei limiti oggettivi, dovuti soprattutto al limitato spazio temporale a cui è riferito.Appare evidente che gli interrogativi sulle abitudini di vita di questi pesci cartilaginei siano ancora molti e risulta quindi fondamentale continuare a svolgere attività di ricerca e di foto-identificazione che incrementino i dati sugli avvistamenti di esemplari di squalo balena.L’intento è quello di poter dedicare molte altre settimane al lavoro di ricerca sugli squali presenti a Djibouti, per poi incrociare i dati provenienti da altre parte del pianeta: altrettanto importante risulta però sensibilizzare i subacquei e gli snorkelisti che si trovino ad incontrare squali balena, al fine di trarne ulteriori immagini e dati da inviare ad EcOcean.Le nostre attività di ricerca, che momentaneamente saranno incentrate su altre specie di squali, vengono quindi rimandate alla prossima stagione a Djibouti per il “Whale Shark Expedition 2008”

Danilo Rezzolla Mediterranean Shark Research Group www.danishark.it
(Tutte le schede e le foto degli esemplari identificati durante il “Whale Shark Expedition 2007”, si possono vedere sul sito di EcOcean, www.whaleshark.org inserendo il codice dello squalo da visionare.)

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