Biologia Marina

SQUALO MARTELLO

Lo squalo martello è il protagonista dell’angolo scientifico curato da Danilo Rezzolla, un animale che capita spesso di incontrare nel corso delle immersioni ma che pochi conoscono nei dettagli.

ANGOLO SCIENTIFICO: SQUALO MARTELLO
Tra le tante specie del Regno Animale, gli squali, insieme agli scorpioni e ai Nautilus, sono tra gli animali più antichi, tuttora presenti tra mare e terre emerse: i pesci cartilaginei infatti comparvero circa 430 milioni di anni fa. La loro lunghissima evoluzione li ha trasformati ed adattati ai vari cambiamenti ambientali e biologici, sino a farli divenire tra gli animali al vertice della catena alimentare marina. Dagli studi effettuati sui fossili, sembra che l’evoluzione degli squali si sia arrestata circa 100 milioni di anni fa e ciò a conferma che questi pesci avevano già allora raggiunto una tale specificità evolutiva, da renderli predatori perfetti.
Gli Sphyrnidi: tra le circa 500 specie di squali esistenti, la famiglia degli Squali Martello (Sphyrnidae), risulta sicuramente essere quella di maggior interesse evolutivo; infatti nei milioni di anni di evoluzione, vi sono state delle “trasformazioni” morfologiche e fisiologiche che li differenziano dalle altre specie di squali. Questi squali infatti sono caratterizzati da una particolare forma a “martello” della testa, dovuta ad un ampliamento dei vertici laterali del cranio, che ospitano i bulbi oculari.
A questa famiglia, appartengono 9 specie, suddivise in 2 generi; le loro dimensioni medie variano da circa un metro per lo Sphyrna tiburo a oltre 4 metri per lo Sphyrna mokarran. Le teorie evolutive: osservando gli squali martello, appare quindi evidente una spiccata forma evolutiva, che ha differenziato questi pesci cartilaginei dagli altri squali.
Ma a che cosa è riconducibile questa evoluzione morfologica del cranio? Ovviamente la scienza sul tema dell’evoluzione, non può dare delle risposte certe, ma fornire delle ipotesi: a tal proposito, lo studio della biologia e della fisiologia di questi pesci, ha portato alla formulazione di 5 teorie evolutive che con buona probabilità danno sufficienti spiegazioni al perché di questa strana forma a “martello”.
1- L’idrodinamicità: tutti gli squali, essendo privi di vescica natatoria, necessitano di ausili morfologici che ne migliorino l’idrodinamicità: a tale scopo probabilmente, la particolare conformazione del cranio, aumenta la stabilità e migliora la direzionalità dello squalo durante il nuoto.
2- L’elettrosensibilità: anche gli squali martello, sono provvisti di “Ampolle di Lorenzini”, delle particolari cellule che percepiscono i campi elettrici, anche di bassissima intensità.
La maggiore dimensione del cranio, permette a questi squali di avere un’elevata quantità di cellule elettrosensoriali.
3- Il campo olfattivo: la dimensione della testa, permette inoltre di avere una distanza tra le narici, superiore rispetto alle altre specie di squali. Questa maggior distanza migliora l’efficacia dell’apparato olfattivo, in quanto durante il nuoto, viene analizzata una “porzione” di acqua più ampia.
4- Il campo visivo: la posizione degli occhi, posti alle estremità del cranio, aumenta il campo visivo di quasi un terzo rispetto alle altre specie di squali.
5- L’alimentazione: tra le prede preferite dagli squali martello, vi sono molti organismi marini che stazionano sul fondo o addirittura sotto la sabbia (ad esempio le razze).
La forma della testa permette allo squalo di captare la presenza della preda anche se celata sotto la sabbia, in quanto il cranio viene utilizzato come “metal detector”: infine la conformazione della testa permette allo squalo di immobilizzare la preda sul fondo, per poterla mordere più efficacemente.

LE GRANDI AGGREGAZIONI DI SQUALI MARTELLO
Senza dubbio, gli squali martello oltre ad attrarre per la loro particolare morfologia esterna, affascinano per la caratteristica di riunirsi in grandi gruppi. Infatti, soprattutto una specie di martello, lo Sphyrna lewini, si riunisce in grandi branchi, anche di un centinaio di esemplari.
Ad oggi, certezze scientifiche sul motivo di queste aggregazioni, ancora non vi sono, ma vi sono alcune ipotesi maggiormente accreditate. Negli ultimi 3 anni, ho concentrato le mie attività di ricerca sulle grandi aggregazioni di S.lewini, cercando di trascorrere più tempo possibile in acqua con questi animali e soprattutto filmando il più possibile i gruppi, con lo scopo di poter rilevare interazioni e/o attività sociali di interesse scientifico.

SITI DI OSSERVAZIONE
I luoghi ove poter osservare con facilità e naturalezza le aggregazioni di Sphyrna lewini, sono le Coco Islands, l’Isola di Malpelo, le Galapagos e il Sudan; è proprio in Sudan che si sta svolgendo principalmente il mio lavoro sui martello. Questo sito subacqueo ha caratteristiche ambientali che rendono ancora elevate le possibilità di avvicinarsi ai grandi gruppi di martello. In Sudan infatti, l’impatto turistico è ancora molto basso e ciò favorisce estremamente l’approccio a questi animali, solitamente schivi.

L’OSSERVAZIONE
Recarsi dove è probabile la presenza di squali martello, non garantisce però una buona osservazione, prolungata nel tempo. Bisogna infatti specificare che vi è un’enorme differenza tra “incontrare” un branco di martello ed osservarli durante il loro passaggio contro corrente, piuttosto che programmare un’immersione, con lo scopo primario di “osservare in maniera naturale” un numeroso gruppo di squali.
In questa seconda ipotesi, è fondamentale svolgere l’immersione, attenendosi a determinate tecniche di osservazione per garantire una permanenza prolungata del branco (anche di 30 minuti), che risulti assolutamente naturale ed indifferente ai subacquei. E’ solo con queste condizioni, che si può sperare di osservare comportamenti sociali, riproduttivi o alimentari che forniscano reali dati di valore scientifico.

LE CONDIZIONI METEO-MARINE
Il primo fondamentale fattore che ci può garantire la visione dei gruppi di squali martello, è la corrente dell’acqua. Essa infatti influenza direttamente la temperatura e di conseguenza la quantità di ossigeno disciolto: risulta quindi fondamentale recarsi sui siti di immersione, nei periodi in cui iniziano le forti correnti oceaniche. In Sudan questo periodo inizia verso metà gennaio, quando arrivano da sud le correnti che smuovono le masse d’acqua che si trovano in profondità, portandole verso la superficie.
In questo modo, le acque medio-superficiali, vengono mitizzate dalle acque fresche, che abbassano la temperatura dell’acqua, intorno ai 23/25° C., valore a cui gli squali martello amano stazionare. Con questa corrente quindi, tra i 25 e i 35 metri di profondità, solitamente dove c’è il “salto” tra il I° e il II° pianoro dei reef, si crea una zona di forte corrente, con una temperatura media tra i 23/25° C. E’ qui che si troveranno con ottime probabilità gli squali martello.  

LE TECNICHE DI OSSERVAZIONE
Come accennato, non è però sufficiente recarsi in acqua nel periodo e nel posto giusto, per osservare in maniera “naturale” e prolungata questi pesci. Bisogna infatti attenersi a piccole regole che rendono il sub quasi invisibile agli squali: anzi, il nostro comportamento deve essere tale non solo da non disturbare i martello, ma da indurli ad avvicinarsi, spinti dalla curiosità. Per prima cosa quindi bisogna immergersi in gruppi non troppo numerosi, (6 e 8 subacquei) e dirigersi subito verso la punta del reef maggiormente battuta dalla corrente.
Solitamente a metà del primo pianoro, ci verrà incontro qualche esemplare di martello,(da 1 a 3), che svolgono la funzione di controller. Questi, solitamente grosse femmine, arrivano fino a pochi metri dai subacquei, per accertarsi di cosa si trovi in acqua. Fatta questa operazione, si dirigono nuovamente verso la punta del reef.
Giunti a circa 30/40 metri dalla fine del I° pianoro, bisogna continuare a nuotare rimanendo molto vicini al fondo (che sarà tra i 25 e i 30 metri di profondità), al fine di risultare meno visibili possibile. Arrivati sulla caduta del pianoro, trovandoci in un punto di grande corrente, al fine di rimanere ben fermi vicino al fondo, è importante svuotare leggermente il GAV, trovando così un assetto negativo e cercare una zona rocciosa, priva di coralli, a cui agganciarsi con le mani o meglio ancora con le gambe. A questo punto entra in campo la fortuna che farà apparire dal blu gli squali martello, il cui comportamento sarà esclusivamente riconducibile alla corrente presente: infatti, in presenza di una forte corrente, gli animali sembreranno in “estasi”, intenti a nuotare contro corrente, formando un gruppo molto compatto.
Spesso, un comportamento “discreto” dei subacquei, stimola la curiosità degli squali, che si avvicinano fino a pochi metri, per poi scomparire nuovamente nel blu: i passaggi che il gruppo farà di fronte ai sub, dipenderanno esclusivamente da quanto gli animali si sentiranno disturbati. Trovandosi di fronte ad un gruppo di squali martello, sarà di primaria importanza restare fermi: infatti, come spesso fanno molti sub, non vi è cosa più sbagliata che nuotare verso un pesce e i martello a questo comportamento sono particolarmente sensibili.
Quindi bisogna rimanere fermi, rallentare gli atti respiratori per diminuire le bolle d’aria sopra di noi ed evitare assolutamente di usare flash e fari: ovviamente foto e videoriprese prive di luce ausiliaria, risulteranno di qualità inferiore, ma la naturalezza del comportamento e la permanenza del gruppo di squali, ci ripagherà della poca luminosità.

TEORIE SULLE AGGREGAZIONI DI SQUALI MARTELLO
Gli studi internazionali svolti sugli squali martello, in realtà hanno fornito solo “parziali” verità, perché nulla di “particolarmente evidente” è stato fin’ora osservato. Durante i miei numerosi viaggi in Sudan, ho filmato diversi gruppi di squali, in diversi reef, nei vari periodi dell’anno e in differenti condizioni di tempo e di mare: in definitiva però, penso che il riunirsi in gruppi abbia prevalentemente una funzione “sociale”. La parte più importante delle mie attività, viene poi svolta durante il montaggio dei filmati, momento in cui ho la possibilità di rivedere con molta calma il comportamento di ogni singolo esemplare di squalo, al fine di poterne poi valutare i seguenti aspetti:
1- La riproduzione: nei gruppi di squali, molti sono gli esemplari che presentano evidenti segni di accoppiamento. In nessun caso però ho potuto notare “dal vivo” attività riproduttive, anche se ciò non ne esclude completamente la possibilità.
Inoltre è rilevante notare la vicinanza tra esemplari maturi, sia maschi che femmine, che non mostrano mai segni di dominanza gerarchica, potenzialmente legata alla sfera riproduttiva.
2- L’alimentazione: nelle ore di filmati visionati, mai nessun esemplare ha mostrato interesse alimentare per alcuna preda. Ciò è stato costatato anche durante le ore pre-notturne e anche in condizioni in cui gli squali nuotavano molto vicini al fondo o a gruppi di possibili prede.
3- La socializzazione: differente è il discorso sulla “socializzazione”. Con questo termine si vuole esprimere la “volontà” che gli squali possano avere di trascorre il loro tempo, dedicato al puro riposo, in compagnia del loro branco.
In definitiva, penso che terminate le attività di caccia (durante la notte o il primo mattino), i martello ricerchino punti con elevata corrente ed ossigenazione, che gli permettano di ridurre al minimo il dispendio energetico; e questa sorta di riposo quotidiano, viene probabilmente condiviso con il resto del branco.
Si può quindi affermare che, a prescindere dalle attività di ricerca, l’incontro con un gruppo di squali martello, riserva al subacqueo un momento di particolare emozione: trovarsi poi al loro cospetto, con un minimo di informazioni che ci permettano di avvicinarli e di osservarli in tutta la loro naturale bellezza, renderà l’incontro davvero magico.
Anche questa specie di squali però, risulta tra quelle maggiormente a rischio, a causa della pesca indiscriminata e delle attività dell’uomo che non rispettano il delicato equilibrio del mare e dei suoi abitanti.

Dott. Danilo Rezzolla  Mediterranean Shark Research Group

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