Navi Sommerse

El Minia

Località vecchio porto Hurghada
Distanza dalla Costa 0,5 miglia
Tipo Nave dragamine
Nazionalità Egiziana
Cantiere ex Unione Sovietica
Varo 1956
Data Affondamento 6 febbraio 1967
Causa Affondamento bombardamento
Lunghezza 58 metri
Larghezza 8,40 metri
Stazza 580 tonnellate
Propulsione motore moderno
Motori 2 diesel Jumno x 2.200 hp
Eliche 2 a 3 pale
Posizione adagiato su murata sinistra
Profondità minima e max. da 20 a 30 metri
Profondità max consigliata 30 metri
Visibilità da bassa a media
Corrente media probabilità
Difficoltà semplice
Esplorazione Interni impegnativa
Interesse Storico medio
Interesse Biologico basso
Interesse Scenografico medio
Ora migliore mattino – ore centrali
Notturna no
Snorkelling no

NAVE

I dragamine modello T 43, venivano costruiti a metà degli anni ’50 proveniente dai cantieri dell’ex unione Sovietica. El Minja misurava 58 metri di lunghezza per 8,40 di larghezza con una stazza di 580 tonnellate. Disponeva di 2 motori diesel modello Jumno da 2.200 cavalli che erogavano una velocità di 14 nodi.


STORIA

Il 6 febbraio 1967, nel corso di uno degli ultimi episodi della Guerra dei Sei Giorni, tre Mirage israeliani in avvicinamento a bassa quota al porto di Hurghada, avevano come obiettivo principale quello di colpire una delle stazioni radar posta vicino al porto. Il Minja appartenente alla marina militare egiziana e si trovava all’ancora poco fuori dal bacino portuale, proprio sulla traiettoria di lancio di uno dei bombardieri che lo colpì a prua sul lato di dritta con un razzo. Nel giro di pochi minuti, l’unità affondò e il suo equipaggio non ebbe neppure il tempo di tentare una sia pur minima azione difensiva. Dai racconti diventati ormai leggende dei vecchi pescatori locali, la ricostruzione di questo affondamento appare leggermente diversa da come racconta la storia: si narra di un gommone kamikaze carico di esplosivo mandato a sbattere contro il lato destro della nave, creando la grossa falla che ne ha generato l’affondamento. El Minia era uno dei 4 dragamine oceanici costruiti nella ex Repubblica Sovietica e consegnati nella primavera del 1956 come parte dei 210 milioni di dollari in armi negoziato dall’allora presidente egiziano Nasser nel corso di un meeting tenuto a Mosca il 24 settembre 1955. I quattro dragamine T 43 presero il nome di 4 paesi egiziani: Assiout, Baharia, Gharbia e El Minja, città di nascita di Nasser. Dopo l’affondamento, il Minja venne sostituito con un altro T 43 chiamato Sinai


PIANO IMMERSIONE

Il relitto che si trova adagiato su un fondo sabbioso e roccioso mezzo miglio fuori dal vecchio porto di Hurghada, è riverso sulla fiancata di sinistra su un fondale tra i -25 e i -32 metri posizionato con la prua orientata a nordovest e la poppa a nordest. L’immersione è relativamente semplice e può essere effettuata con tutta tranquillità considerando che, a parte il relitto, tutt’intorno non vi è nulla di interessante. Il fondale di origine rocciosa, è ricoperto da un sottile strato di sabbia, l’acqua difficilmente appare trasparente ma il più delle volte la visibilità è ridotta a pochi metri ed è quindi difficile poter osservare il relitto in tutta la sua totalità. Scesi in acqua ci si porterà direttamente sulla zona di prua dove si noterà l’ancora di destra ancora inserita all’interno dell’occhio di cubia mentre quella di sinistra ancora insabbiata con la lunga catena che si protende verso l’esterno per diverse decine di metri. Seguendo il ponte si noteranno alcuni argani posti nella zona di prua per poi raggiungere il castello di comando, la parte più interessante della nave dove si potrà osservare la prima mitragliatrice situata di fronte alla cabina. Subito dietro al castello di comando si trova uno stretto boccaporto aperto verso l’interno dal quale si può accedere nelle stive che peraltro risultano completamente vuote e di poco interesse. Sono presenti diversi cavi elettrici penzolanti, qualche bomba e poco più. Si noterà inoltre lo scivolo che veniva adibito al trasporto delle bombe. Continuando nella perlustrazione, si raggiunge la zona poppiera dove è posizionata una seconda mitragliatrice particolarmente concrezionata, i timoni e le due eliche; a quella più alta mancano due pale. L’accesso all’interno alle stive potrà essere effettuato attraverso lo squarcio provocato dall’esplosione sulla fiancata ma dovrà avvenire con molta cautela considerati gli spazi particolarmente ridotti e il sottile strato ferruginoso che riveste completamente le strutture del relitto. Una fitta nuvola di glassfish è presente proprio all’imboccatura dello squarcio. Tutt’intorno al relitto, disseminati sulla superficie si possono ancora trovare diversi avanzi del misero carico del dragamine. Piccole gorgonie gialle e gruppi di pterois volitans sono presenti nella zona posta tra la prua e il fondale.

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