Navi Sommerse

Dunraven

Località Beacon Rock (Sharm)
Distanza dalla Costa sottocosta
Tipo Nave mercantile
Nazionalità Inglese
Cantiere Mitchell & Company di Newcastle
Varo dicembre 1872
Data Affondamento 22 aprile 1876
Causa Affondamento collisione contro reef
Lunghezza 79,6 metri
Larghezza 9,8 metri
Stazza 1.800 tonnellate
Propulsione misto vela vapore
Motori 1 a 2 cilindri 613 GRT
Eliche 1 a 3 pale
Posizione capovolto sul fondo
Profondità minima e max. da 18 a 32 metri
Profondità max consigliata 32 metri
Visibilità da media a buona
Corrente media probabilità
Difficoltà semplice
Esplorazione Interni semplice
Interesse Storico elevato
Interesse Biologico medio
Interesse Scenografico medio
Ora migliore mattino – ore centrali
Notturna no
Snorkelling no

NAVE

Costruita nei cantieri Mitchell & Company Iron Ship Builders di Newcastle, il Dunraven è un mercantile a propulsione mista vela vapore varato nel mese di dicembre del 1873. Si trattava di una nave di nuova tecnologia, relativamente grande per le misure delle navi di allora, con un motore a due cilindri anch’esso costruito a Newcastle da Humphrys e Tennant, capace di produrre 140 cavalli per una velocità di crociera di circa 8 nodi. Era lungo 79,6 metri per 9,8 di larghezza. Il Dunraven era di proprietà della W. Milburn di Londra e veniva utilizzato sulla tratta Suez - Bombay.


STORIA

Nel mese di gennaio del 1876, il capitano Edward Richards Care di 27 anni, partiva dal porto di Liverpool diretto a Bombay per trasportare un carico di acciaio per la costruzione di strutture che sarebbero servite per la ricostruzione di quella che sarebbe diventata la colonia più importante del regno Britannico. Il viaggio di andata si svolse senza nessun problema e il 6 aprile 1876, la nave e il suo capitano, si apprestavano a rientrare in patria con un carico generale di cotone e legname. La prima tratta del viaggio nell’Oceano Indiano, non comportò nessun problema; entrati in Mar Rosso, dopo una breve sosta a Aden per il rifornimento di carbone, il Dunraven navigava tranquillo nelle acque del Mar Rosso. Il rapporto steso dal capitano e datato 24 aprile, dava: tempo ottimo e calma piatta, tanto che non vennero neanche issate le vele con velocità costante di 6,5 nodi. All’1,00 del mattino successivo il capitano in seconda vedeva dritto a prua la terra convinto che si trattasse dell’isola di Shadwan, un’ora dopo intravedeva un bagliore luminoso all’orizzonte, convinto che si trattasse dei reef di Ashrafi a nord di Gobal, il capitano Care che si trovava sul ponte di fianco al suo secondo, accettava di buon grado i suggerimenti e l’identificazione dei reef suggeritegli. Un’ora e mezza dopo, i riferimenti luminosi sottocosta venivano persi. Alle 4,00 del mattino, veniva individuato un enorme oggetto galleggiante scambiato per una boa a poca distanza da prua, a quel punto veniva immediatamente dato ordine di invertire i motori ma ormai era troppo tardi, il Dunraven andava a sbattere violentemente contro la parete del reef che gli creavano una grossa falla. Immediatamente venivano azionate le pompe di sentina nel tentativo, peraltro inutile, di mantenere la nave a galla e portarla sopra il reef in modo che non affondasse. Purtroppo l’acqua penetrava rapidamente all’interno delle stive allagando la sala macchine. A mezzogiorno, la nave si trovava quasi completamente allagata. Trascorsero tre ore prima che un dhow locale li raggiungesse per trarre in salvo il capitano e l’equipaggio, solo allora, parlando con i marinai dell’imbarcazione, vennero messi a conoscenza dell’esatto punto in cui si trovavano: poco fuori dalla punta meridionale della penisola del Sinai nel comprensorio di sha’ab Mahmoud sul reef di Beacon rock. Alle ore 17,00 il Dunraven prendeva fuoco e scivolava definitivamente lungo il costone del reef per andare a depositarsi sul fondo con la poppa a 27 metri di profondità e la prua a 15 metri. Per tre giorni capitano ed equipaggio rimasero a bordo del Dhow ormeggiato direttamente sul relitto fino a quando vennero raggiunti dalla nave italiana Arabia che li trasportava a Suez. Il vapore Malwa successivamente li avrebbe riportati tutti in Inghilterra. Nel corso del processo per l’affondamento del Dunraven, la corte inglese ascoltò le testimonianze del capitano e del suo secondo; il capitano Care dichiarò che la causa dell’affondamento della nave fu data dalla combinazione di avverse situazioni: la luce individuata all’orizzonte e una forte corrente che ha sospinto la nave contro il reef. La corte, non giudicò sufficientemente logiche le motivazioni date dal capitano e dal suo secondo in quanto non plausibili di errori di questo genere. La corte dichiarò che l’affondamento del Dunraven fu causato dalla negligenza del capitano e del suo subalterno, sospendendoli da qualsiasi mansione operativa per un periodo di 12 mesi. Edward Richards Care è nato a St. Ives nel 1849 e ha acquisito la sua patente di capitano (No 88,154) a Londra nel 1872 alla giovane età di 23 anni. Venne immediatamente assegnato al comando della nave Etna e successivamente della Alveaga prima di passare sulla Dunraven nell’agosto 1874. Dopo la perdita del Dunraven, non navigo più fino al 1877 anno in cu tornò a comandare di nuovo l’Etna. Il ritrovamento Fu grazie alle informazioni di alcuni pescatori locali che Howard Rosenstein, un armatore israeliano, ha potuto ritrovare il relitto del Dunraven. “C’è un reef che sporge dall’acqua con la bassa marea, all’estremità di questo reef in direzione sud est si trova un piccolo faro, poco fuori c’è il relitto”. Queste furono le indicazioni ricevute da parte di alcuni pescatori. Trascorsero due anni di intense ricerche prima di risalire al nome della nave. Il nome e la storia del relitto furono individuati dopo che una troupe della BBC aveva deciso di girare un documentario sulla nave dal titolo “Il mondo intorno a noi”. Nel corso del suo ritrovamento hanno ripulito la poppa e da lì è comparso l’incisione che riportava il nome originale. Howard Rosenstein, sarebbe diventato, grazie a questo ritrovamento, il proprietario di questo relitto e di tutto il suo contenuto. Tutto questo accadeva proprio nei giorni in cui si stava avviando il processo di pace di Camp David quindi, inventando un collegamento falso ma tuttavia intrigante con un'era di storia araba, il naufragio del Dunraven, si è trasformato improvvisamente in una piccola parte della storia moderna del conflitto arabo-israeliano. Purtroppo per Howard Rosenstein, proprio in quei giorni, la penisola del Sinai, fino a quel momento di proprietà degli israeliani, passò sotto il dominio degli egiziani e i sogni di gloria di Rosenstein, svanirono completamente.


PIANO IMMERSIONE

L’immersione sul relitto del Dunraven non è particolarmente impegnativa considerando la massima profondità di -28 metri su cui giace la nave. L’imbarcazione ormeggerà sul reef di Beacon Rock a poca distanza dal faro posto sulla punta sud da dove, con l’ausilio del gommone, ci si porterà sul punto dell’immersione situato a poca distanza dal reef. La visibilità in questo tratto di mare è spesso ridotta con una presenza quasi costante di corrente che spinge verso nord. Il relitto, spezzato in due tronconi, si trova adagiato sul fondale in posizione rovesciata con la chiglia rivolta verso l’alto. Conviene cominciare la perlustrazione dalla zona di poppa che è sicuramente la più suggestiva con l’enorme timone e l’elica che si stagliano verso la superficie. La fiancata di sinistra si presenta in buono stato, mentre l’ingresso all’interno dello scafo potrà avvenire attraverso le tre grosse falle presenti sulla fiancata di dritta causate dall’urto contro il reef, da queste filtra la flebile luce che illumina l’interno dello scafo. Per una buona perlustrazione delle parti interne della nave, è necessaria una torcia che permetterà di osservare le interessanti stive all’interno delle quali sono ancora presenti i resti del carico. Poco è rimasto del carico del Dunraven, si possono ancora vedere alcune vecchie cime in canapa e i pochi resti delle balle di cotone mentre è ormai praticamente impossibile trovare le bottiglie di vino che facevano parte del carico. Cernie e diversi pesci tropicali, in prevalenza pesci coccodrillo, vivono stanziali all’interno inoltre, una eccezionale concentrazione di glassfish fluttuano attraverso le lamiere della nave. La parte più interessante è la zona centrale dove si trova la sala macchine, qui tra un ammasso di lamiere si trova ancora il grosso fumaiolo e alcune maniche a vento. Proseguendo la perlustrazione interna in direzione della prua, si incontreranno molteplici aperture attraverso le quali si potrà uscire per riportarsi all’esterno. La zona di prua, posta a circa 18 metri, risulta particolarmente danneggiata e quindi di poco interesse, conviene raggiungerla rimanendo all’interno della nave dove si noteranno le fitte concentrazioni di glassfish che si aprono al passaggio dei subacquei. Adagiati sul fondale giacciono i due alberi ormai rivestiti di alcionacei.

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