Diario di Bordo

I Giganti Gentili

Secondo la IUCN (International Union for Conservation of Nature) circa il 36% delle specie che contribuiscono a rendere così ricca la biodiversità del nostro pianeta è a forte rischio di estinzione.
Per proteggerle bisogna conoscere quale nicchia ecologica occupano, che tipo di rapporti intra ed inter-specifici instaurano, di cosa si nutrono, quali specie predano, da quali sono predate. L’ambiente in cui vivono, se compiono migrazioni o se sono stanziali, oltre alle caratteristiche chimico-fisiche dell’ambiente necessarie alla loro sopravvivenza: è fondamentale insomma avere una profonda conoscenza del loro stile di vita.
Dal 2000 lo squalo balena (Rhincodon typus) è considerato dalla IUCN specie “vulnerabile”; è fondamentale quindi approfondire le conoscenze riguardo a questi organismi affinché non “passino di categoria” entrando a far parte delle specie a rischio di estinzione.
Dal 2007 l’Istituto per gli Studi sul Mare organizza a questo scopo spedizioni in Gibuti con l’obiettivo di osservare e foto-identificare questi giganti gentili.
Lo stato di Gibuti è una Repubblica dal 1977, anno in cui ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia. Arrivando nella capitale ci si sente subito investiti dal traffico e dalla confusione. Gli abitanti di Gibuti, una mescolanza di persone con diversa provenienza culturale, o vivono nella ricchezza o sopravvivono a stento. L’influenza coloniale è ancora molto concreta e questo non permette di accostarsi facilmente alla cultura originale del luogo. I militari rappresentano una considerevole percentuale della popolazione. Il porto di Gibuti è un punto strategico per le basi militari, oltre che per il commercio, ed è il centro economico di tutta la nazione. La strada che porta dal centro alla zona del mercato è una fila, quasi, ininterrotta di bordelli. In questa città tutto, o quasi, è legale e la sanità è ancora un problema molto serio. Gibuti è una città caotica ma di grande interesse per molte potenze mondiali, eppure Gibuti in pochi la conoscono.


Lontano dal caos cittadino nel Golfo di Tadjoura, più precisamente nella Baia di Arta, regnano silenzio e tranquillità. In quest’area ancora incontaminata, dove si mescolano le acque calde del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano, si riuniscono giovani esemplari di squalo balena, che nuotano più o meno indisturbati.
Sullo stile di vita degli squali balena, a causa della loro dimensione (18 metri al massimo da letteratura) e a causa del fatto che sono organismi migratori, si conosce ancora poco.
Gli individui adulti tendono ad essere solitari e riunirsi solo per la riproduzione, eppure in questa  baia ogni anno, nel periodo che va da novembre a gennaio, qualcosa spinge giovani esemplari a condividere questo spazio “ristretto”.
Gli squali balena si nutrono di plancton, minuscoli organismi che non hanno la capacità di contrastare la corrente e si lasciano trasportare da essa. Per accumulare sufficiente energia, gli squali balena devono ingurgitare enormi quantità di plancton e sembra che, soprattutto per gli individui maschi, questa baia sia una perfetta stazione di alimentazione.

Nel 2007 questo fenomeno attira l’attenzione di Danilo Rezzolla, fondatore dell’associazione Danishark; negli anni successivi sarà Emilio Mancuso dell’Istituto per gli Studi sul Mare ad organizzare spedizioni di citizen science in questa magica terra con lo scopo di approfondire le conoscenze sul pesce più grande del mondo.
Obiettivo della spedizione è quello di foto-identificare più individui possibili. I dati raccolti vengono mandati ad EcoOcean, un’associazione australiana no profit, che ha creato un database di fotografie per catalogare gli individui di squali balena nel mondo e capire così come questi migrino. La creazione del database è stata possibile anche grazie all’aiuto della NASA, che ha donato all’associazione un programma in grado di identificare gli individui sulla base delle macchie nella zona tra le branchie e la prima pinna pettorale. Le macchie vengono riconosciute dal programma come fossero stelle ed è stato osservato che i triangoli che si formano tra esse rimangono invariati con la crescita dell’individuo. Le macchie di questa precisa zona del corpo degli squali possono essere quindi considerate delle vere e proprie impronte digitali.
Nell’86% dei casi il programma ha avuto esiti positivi ed ora tutti gli appassionati che abbiano voglia di contribuire alla ricerca, possono mandare fotografie all’associazione che le rielabora e identifica gli individui osservati.
Foto-identificare gli squali balena non è sempre facile, nuotare di fianco a questi meravigliosi e calmi giganti è un’esperienza unica. Gli squali balena si nutrono di plancton in superficie, hanno denti di ridottissime dimensioni, si muovono lentamente e, dopo aver superato la soggezione del primo impatto dovuta alle dimensioni di questi animali, muoversi in acqua con loro regala una sensazione di pace e tranquillità. In questa atmosfera romantica è facile dimenticare di dover adottare un metodo scientifico affinché i dati siano validi!
Sensazioni di pace come quelle che si provano in acqua si possono vivere a Gibuti anche sulla terra ferma. Le spiagge e le coste del Golfo di Tadjoura e del Golfo di Ghoubbet sono caratterizzate da paesaggi silenziosi e desertici che ricordano quelli lunari. Ad interrompere le enormi distese di sabbia sono solo pietre vulcaniche, arbusti e tronchi secchi. Ciò che qui modella e plasma il territorio è l’attività sismica fortemente attiva; la depressione della Dancalia è infatti il punto dove si incontrano tre placche tettoniche in continuo movimento.

E’ qui che si trova uno dei punti più bassi del mondo: il lago Assal a circa -150 metri sotto il livello del mare. Il lago è caratterizzato da repentini fenomeni di evaporazione che lo rendono uno dei laghi più salati sulla terra. Le rive presentano incrostazioni di sale che attribuiscono al lago colori fortemente contrastanti con quelli della terra intorno, creando paesaggi da lasciare senza fiato.
Quando si vive per più giorni in barca tornare in mare dopo essere scesi sulla terra ferma, dà la sensazione di essere di nuovo a casa; sensazione opposta rispetto a quella che l’uomo è solito provare prendendo il largo.

L’Elegante, una goletta del ’95, grazie alla sua struttura in legno, crea un’atmosfera calda ed accogliente: vivere in una casa galleggiante allontana forse un po’ dalla realtà del luogo e dalle persone che lo vivono, ma permette di creare intense relazioni con i propri compagni di viaggio.
Il nome “Whale Shark Expedition” rappresenta perfettamente l’essenza di questi viaggi: vivere tutto il giorno in mare su una barca da romanzo, essere accompagnati da un biologo come Emilio che crede nella ricerca e nell’importanza della divulgazione, partecipare alla raccolta dati utilizzando un metodo scientifico e fare tutto questo in un luogo ancora incontaminato e poco studiato dà la sensazione di star vivendo una spedizione scientifica alla Jacques Cousteau. Se ci si lascia coinvolgere dall’atmosfera e trasportare dalla fantasia non è difficile immedesimarsi in uno dei pionieri della biologia marina. La soddisfazione maggiore nasce, però, dalla consapevolezza di partecipare attivamente ad un progetto che ha come fine ultimo la conservazione di uno dei più affascinanti animali che popolano gli oceani.

Annalisa Azzola

 


 

 

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