Diario di Bordo

Habida

Dahrat Abid è un isola come tante altre: piatta, spoglia, sabbiosa; apparentemente normale.
Abitata da colonie di sule e sterne che volteggiano nell'aria come schegge impazzite.
Amichevolmente chiamata Habida, Dahrat Abid è l'ultimo avamposto marino tra Sudan ed Eritrea.
L'ultimo pezzo di terra emerso che si incontra prima di superare quel confine immaginario che separa i due paesi; anche se il mare non ha confini, non ha linee che lo dividono.
Il mare è di tutti.


Habida ha un potere magnetico, una calamita che spinge verso di lei.
Man mano che ci si avvicina, il cuore palpita di emozioni intense.
La luna che sorge dietro l'isola, mentre la via lattea cade come una cascata di meteoriti dipingendola ai nostri occhi, è il segnale che ci troviamo in un luogo  magico. Fuori dal tempo.

Le sue acque hanno il potere di farci sognare. Qui è possibile ogni incontro e solo questo è sufficiente a rendere speciale un luogo apparentemente normale.
Pochi tuffi per incontrare lo scibile marino: grosse pinne spuntare fuori dall'acqua per poi  imbattersi in pseudorche che, indifferenti proseguono il loro nuoto senza nessun timore.

Venire circondati da squali seta che con le loro forme sinuose, nuotano tranquilli sotto lo scafo. Una danza che raccoglie sempre nuovi danzatori.

Affacciarsi nel regno dei grandi pelagici, sognati, immaginati e poi incontrati in un giorno così speciale da rimanere scalfito nella memoria.
Habida è l'isola che non c'è, situata dove cielo e mare si confondono in una linea immaginaria tra sogno e realtà.

Testo e Foto Massimo Bicciato

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