Biologia Marina

PESCE PALLA

BIOLOGIA
Quella dei pesci palla è la famiglia dei Tetraodontidi, appartenti all'ordine dei Tetraodontitiformi, parola scioglilingua che rappresenta uno dei più recenti "progetti dell'evoluzione" nella categoria pesci ossei. Nella grande differenziazione di questa ordine le caratteristiche che li accomunano sono: forma del corpo particolare e soprattutto propulsione affidata al movimento della pinna dorsale e della pinna anale (invece di usare la coda come tutto gli altri). Questa particolare caratteristica ci aiuta a presentarvi gli altri membri di questo ordine: pesci lima, pesci balestra, pesci scatola, pesci istrice e pesci luna oltre naturalmente i nostri pesci palla, caratterizzati da una silhouette non proprio filiforme, ricoperti da una pelle sprovvista di scaglie. Questi pesci hanno quattro denti anteriori sottili e taglienti che occupano tutta la bocca utilizzate per nutrirsi di crostacei, parte fondamentale della loro dieta.
Le dimensioni sono ampiamente variabili, passando dai 6 cm del pesce palla nano Canthigaster pygmea, endemico del Mar Rosso, per arrivare fino ai 130 cm di lunghezza del pesce palla gigante Arothron stellatus.


PROFONDITA'
Le profondità usuali di questi animali sono legate alle loro abitudini alimentari e alla loro mobilità; tutti fondamentalmente costieri, prediligono di norma i primi piani del reef o delle praterie di piante marine distribuendosi entro i 30 metri di profondità, con qualche eccezione come il piccolo pesce palla coronato Canthigaster coronata, che vive su fondali mobili grossolani fino a oltre 80 metri di profondità. Il Torquigener flavimaculatus raramente supera i 5 metri di profondità.

CURIOSITA'
Tante sono le curiosità legate a questi strani pesci, la più conosciuta è la capacità di ingoiare acqua fino a dilatare lo stomaco per scopi difensivi, che ha dato loro il nome di pesci palla. Meno conosciuta forse è la reale distribuzione di uno dei persci palla più famosi: il pesce palla mascherato Arothron diadematus, che vi sarà sembrato di incontrare in Mar Rosso come alle Maldive o in Indonesia, ma che invece è endemico del Mar Rosso. La specie estremamente simile per dimensioni, comportamento e a volte livrea che incontrerete fuori dal Mar Rosso è invece Arothron nigropunctatus.
Dovrebbe essere ben conosciuta la loro enorme velenosità dovuta alla letale tetradotossina, che prende il nome proprio dalla famiglia dei pesci palla. Nelle zone in cui questi pesci vivono da sempre si sa che non sono commestibili, a meno che non vengano trattati in maniera chirurgica. Un antico provebio giapponese malamente tradotto dice qualcosa del tipo "chi mangia Fugu è stupido, ma anche chi non lo mangia è stupido" (Fugu è il nome giapponese del pesce palla).
Questo non è conosciuto in Mediterraneo dove non sono mai stati presenti i pesci palla, almeno fino a quando il migratore lessepsiano Lagocephalus sceleratus, pesce palla argenteo, ha iniziato a frequentarlo, portando alla morte oltre una ventina di ignari consumatori (per quelli che sono i dati ad oggi rilevati) che purtroppo hanno scoperto troppo tardi la pericolosità di questi pesci.

AVVICINAMENTO E OSSERVAZIONE
Avvicinare i pesci palla non richiede certo grandi sforzi, la loro evoluzione non li ha portati ad essere centometristi del mare, quello che si richiede è un approccio lento tranquillo e non invasivo che mai in alcun modo dovrà stressare l'animale al punto da farlo sentire in pericolo. Un pesce palla a forma di palla è qualcosa che speriamo non sia mai dovuto a un subacqueo irrispettoso.

FOTOGRAFARE
Il pesce palla non è certo dotato di grande velocità e di rapidi spostamenti e questa è sicuramente una buona notizia per i fotografi che vogliono riprenderlo; però, come altri animali marini, il pesce palla è molto timido e questo comporta serie difficoltà nel fotografarlo con facilità. Capita molto spesso di incontrarlo e di cercare di avvicinarlo con tutte le cautele del caso ma la sua timidezza fa si che il pesce vada ad infrattarsi sotto qualche blocco corallino. Dal punto di vista tecnico la soluzione migliore è quella di utilizzare un obiettivo di media focale in modo che, pur non avvicinandoci troppo, riusciremo a fotografarlo correttamente. Una delle migliori condizioni è incontrarlo durante l'immersione notturna quando il pesce sarà mezzo addormentato, in questo caso potrà essere ripreso utilizzando anche un obiettivo macro che permetterà di lavorare sui dettagli. Dal punto di vista tecnico non sono richieste particolari attenzioni se non quella di controllare la posizione e potenza dei flash che spesso rischiano di sovraesporre o sottoesporre troppo il soggetto. Alcuni esemplari hanno macchie bianche e altre zone scure, per questo sarà necessario bilanciare molto bene il colpo di luce.

Testo di biologia curato da Emilio Mancuso (I.S.M. Istituto per gli Studi sul Mare)

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