Diario di Bordo

Itinerario delle emozioni

Le Isole Brother’s, assieme a Daedalus Reef ed Elphinstone Reef costituiscono l’itinerario più interessante di tutto il Mar Rosso Egiziano e probabilmente dell’intero pianeta, in grado di soddisfare le esigenze di ogni subacqueo e di assicurare emozioni a dir poco sensazionali.
Chi sceglie questa meta, infatti, ha la certezza di immergersi in acque limpidissime, esplorare barriere coralline  brulicanti di ogni forma di vita e colore dove ogni incontro è possibile.
Le Isole Brother’s (Big e Small Brother) sono due isolotti situati a metà strada fra l’Egitto e l’Arabia Saudita, raggiungibili solo con barche da crociera in 8 ore circa di navigazione dalla costa. Emergono da profondità abissali con  ripide pareti esposte ai grandi marosi e alle potenti correnti oceaniche, creando condizioni ambientali tali da garantire la presenza costante di fitti banchi di barracuda, carangidi, azzannatori, chirurgo, varie specie di squali fra i quali il Volpe, tonni, napoleoni e tanto pesce di barriera. Offrono poi l’opportunità di esplorare due famosi relitti, l’Aida e il Numidia, affondati rispettivamente nel versante ovest e nord di Big Brother a causa delle avverse condizioni del mare.
Dadedalus Reef, o Abu Kizan in lingua locale, si trova a circa otto ore di navigazione dalle isole Brother’s e altrettante dalla costa di Marsa Alam. E’ una piccola isoletta di sabbia formatasi in cima al cratere di un vulcano sommerso, sulla quale è posizionato un vecchio faro costruito dagli inglesi ai primi del 900 indispensabile alla sicurezza della navigazione e dalla cui sommità si gode la splendida vista della laguna che circonda l’isolotto, fatta di colori e trasparenze straordinarie.
Nelle sue acque la presenza degli squali martello è quasi sempre assicurata. Una ventina di esemplari nuotano costantemente mantenendosi ad una profondità media di 35-40 metri, col risultato che a tali profondità l’autonomia d’aria e la permanenza si riducono notevolmente, ma lo spettacolo che si presenta davanti ai nostri occhi è a dir poco fantastico.
Infine c’è Elphinstone Reef, dalla caratteristica sagoma stretta ed allungata che si estende da nord a sud per circa 600 metri. E’ uno dei siti di immersione più famosi al mondo, grazie alla ricchezza indescrivibile delle sue barriere, ornate da grandi gorgonie, alcionari di ogni colore e dimensione, corallo nero, madrepore sapientemente modellate da madre natura. La sua fama è dovuta anche alla presenza di molto pesce pelagico, come squali martello, Longimanus, tonni, squali grigi, barracuda, carangidi e soprattutto per la presenza di un enorme arco naturale, alto otto metri per sei di larghezza e posto alla profondità di circa 60 metri che unisce le pareti est e ovest del reef.
La crociera
Sei anni dopo la mia ultima visita alle Brother’s, ripercorro le emozioni e le esperienze vissute seduto su un comodo aereo di Egypt Air con destinazione Hurghada. Sbrigate le formalità doganali con un transfer interno in meno di due ore siamo a finalmente a Port Galeb dove ci attendono le nostre guide Marco e Ahmed a bordo dello splendido M/Y Aldebaran, una delle più belle barche da crociera del Mar Rosso.
Il mattino successivo lasciamo Porto Galeb e andiamo ad ormeggiare a Marsa Trombi distante una mezzora di navigazione. Si scende per la check dive su una distesa sabbiosa, intervallata da blocchi corallini frequentati da diverso pesce di barriera e tante formazioni madreporiche, con una massiccia presenza di corallo di fuoco. L’esplorazione culmina su un agglomerato roccioso interamente ricoperto da alcionari e avvolto da una nuvola  di glassfish sempre molto coreografici, ai quali dedico qualche scatto fotografico. Nel primo pomeriggio ripetiamo l’immersione che si rivela ancora più interessante della precedente, grazie a una maggiore presenza di pesce: fucilieri, platax, cernie, pesci palla, pterois volitans, razze e altra minutaglia in un vorticoso andirivieni fra pertugi e grotticelle. Dopo il rientro in barca si parte per le Brother’s. Ci attendono circa otto ore di navigazione e il tragitto è contraddistinto da mare mosso che crea un certo disagio agli ospiti e a qualche membro dell’equipaggio.


Dal giorno successivo la sveglia mattutina è prevista alle sei. Si è deciso di anticiparla per non trovare la grande ressa di subacquei, seppure il numero di barche ormeggiate davanti a Small Brother sia decisamente inferiore a quella di anni passati. Puntiamo versa la punta Nord con mare formato e onde di 4-5 metri. Qui il mare è di quelli seri, che richiede gente esperta e preparata. Ci si tuffa dal gommone a gav sgonfio e subito in picchiata verso il fondo, senza indecisioni in quanto le correnti frequenti e la potenza delle onde potrebbero causare pericolosi avvicinamenti al reef, con difficoltà di recupero da parte dell’equipaggio. La visibilità è eccellente e la  temperatura si mantiene costante fino in profondità. La guida rumoreggia con la piccola bottiglietta di plastica, irresistibile richiamo per eventuali squali martello che dovessero aggirarsi nei dintorni. Putroppo non ce n’è traccia, ma l’eccitazione sale improvvisa alla vista di uno, poi due e infine tre Longimanus, che metro dopo metro si avvicinano con incedere curioso e nervoso. Concedono qualche minuto della loro presenza e poi si allontanano. Decidiamo pertanto di risalire, godendoci la parete ricchissima di vita, invasa da colonie di coralli, attinie, anemoni, alcionari e una quantità eccezionale di pesce di barriera.

Come da programma ripeteremo la seconda e terza immersione a Small Brother, puntando su altri versanti dell’isolotto. Di norma la prima discesa è sempre più profonda per la ricerca di pesce pelagico che però non si fa vedere, quindi si inizia lentamente la risalita per l’esplorazione delle pareti alle quali sono arroccate gorgonie gigantesche che si intravedono fino a profondità più impegnative, e non posso non pensare a quale meraviglia si assisterebbe raggiungendo quelle batimetriche. Hanno tronchi così grossi da assomigliare più ad alberi terrestri e ventagli così ampi che neppure il fisheye montato sulla reflex riesce a coprire. Risalendo scorgo un pterois volitans o pesce Leone immobile con le pinne dorsali e  ventrali estroflesse e  protese nel blu, così approfitto del modello per portarmi a casa qualche scatto interessante.
Alle 15.30 è programmata l’ultima immersione a Small Brother, con tuffo dal gommone e discesa a -35 per tentare l’incontro con i martello ma,  seppure alcuni del primo gruppo ne abbiano avvistati due, il grande banco non si è fatto vedere. Si rientra in barca pinneggiando senza fretta lungo la parete curiosando e fotografando dentro le rientranze della roccia, fra coreografici giochi di luce e l’abbondante vegetazione degli strati più superficiali.
Sta albeggiando quando la barca si sposta per ormeggiare sulla punta meridionale di Big Brother. La visione d’insieme è sempre suggestiva, col faro che svetta come una sentinella sulle 5-6 barche ormeggiate attorno all’isola. Siamo ben lontani dalle decine di M/Y di altri tempi, pertanto è scongiurato il rischio di trovarsi con flotte di subacquei durante l’immersione.
Ci affrettiamo comunque per precedere altri gruppi e giungere in anticipo sul pianoro di sud per la ricerca dello squalo volpe. Non abbiamo fortuna, mentre il primo gruppo è riuscito, seppure per pochi istanti, a vederlo sfrecciare frettolosamente poi dileguatosi velocemente.
In compenso, tre Longimanus si sono materializzati dal blu, con accerchiamenti progressivi sempre più vicini, mentre sullo sfondo fanno bella mostra di sè grossi tonni che sfrecciano come siluri, numerosi carangidi e barracuda e qualche timido napoleone che si mantiene distante. Risalendo di quota incontriamo un bell’esemplare di barracuda intento alle pulizie di rito in una cleaning station, per nulla infastidito dalla mia presenza e da quella di altri sub.
Rientrati a bordo decidiamo di ripetere l’immersione dando ascolto ai consigli delle guide, che in queste zone il Volpe lo hanno avvistato più volte. Puntualmente alle 10.30 siamo pronti per il tuffo diretto dalla barca, dirigendoci su un pianoro contraddistinto da due panettoni di roccia che precipitano nel blu. Appena raggiunto il fondo a -25mt, notiamo un insolito movimento di pinnuti e, inaspettatamente da lì a poco quattro Longimanus iniziano un carosello di accerchiamento e avvicinamento. L’interesse viene improvvisamente assorbito dall’inconfondibile silhouette di uno squalo volpe, che giunge da lontano ma dopo qualche giro furtivo si dilegua nel blu. Non è finita  poiché dopo pochi  secondi ecco spuntarne un altro ancora più grande e persino curioso.  Ci gira intorno per alcuni minuti, regalandoci momenti indimenticabili intrisi di  emozione, dal momento che osservarlo così da vicino rappresenta un’occasione davvero straordinaria. Conoscendo la sua indole timida, respiro lentamente per non disturbarlo e seminascosto sul fondo lo osservo attentamente.
E’ bellissimo, ha  la pelle setosa e bluastra, grandi occhi e nuota elegantemente frustando l’acqua con la sua lunga e morbida coda che muove flessuosamente.  Anche lui ci osserva e infine, esaurita la curiosità, se ne va scomparendo nel blu.

La prossima tappa delle 15.30 è il Numidia, il relitto di un cargo di nazionalità Britannica che, è andato a sbattere sulla punta nord di Big Brother affondando in poche ore adagiandosi in assetto di navigazione con la zona di prua a -12 metri e la zona poppiera a -80 metri.
Considero questa immersione una delle più belle del Mar Rosso, grazie ad una impressionante vegetazione che nel corso dei decenni ha preso il sopravvento sull’intero bastimento. Per ovvi motivi di sicurezza limitiamo la discesa a una profondità di -40 metri, da dove si gode una visione mozzafiato, con la sagoma del relitto che  si staglia nettamente verso la superificie e visibile per tutta la sua lunghezza grazie alla trasparenza eccezionale di queste acque uniche al mondo.  Ovunque è un tripudio di colore, con alghe, spugne coralli molli e duri che ricoprono ogni parte delle strutture. Nella stiva centrale intravvedo una grossa cernia ma è troppo fonda e distante, pertanto proseguo la perlustrazione volgendo di tanto in tanto lo sguardo verso il blu, dove non è raro avvistare grosso pesce di passo. Anche se considerabili eccezionali, gli incontri con lo squalo balena  e i grandi pesci luna sono sempre possibili mentre lo squalo volpe, seppure molto schivo, è invece stanziale.
Raggiungo la zona di prua, dove sono presenti i resti del materiale  di trasporto della nave fra cui due grandi ruote a raggiera avvolte da alcionari, quindi completiamo l’immersione pinneggiando con  tranquillità verso Aldebaran, ammirando le meraviglie che si celano nei primi metri della parete ovest dell’isola. Sciabolate di luce fendono l’acqua e si infiltrano dalle volte di piccole grotte passanti creando suggestive scenografie, un via vai di minutaglia popola ogni anfratto, spesso in fuga per via dei balestra attaccabrighe in costante difesa del territorio, e banchi sterminati di fucilieri ai quali dedico gli ultimi fotogrammi della giornata.  
A bordo, dopo una doccia rilassante, ci attende l’attesissimo spuntino pomeridiano a cui il nostro ottimo chef ci ha ormai abituati. Pizzette appena sfornate, dolci, frullati e aperitivi sono il normale contorno di fine giornata ai quali è impossibile resistere. Poco più tardi, avvolti dalla magica luce del tramonto,  salutiamo i due mitici Fratelli del Mar Rosso dai quali lentamente ci allontaniamo facendo rotta a sud per la prossima destinazione del nostro viaggio.

Sono le 6 del mattino quando puntuale come un orologio svizzero la guida ci da la sveglia picchiando sonoramente sulla porta. A Daedalus Reef oggi il mare è liscio come l’olio e davanti a noi svetta impertinente l’inconfondibile  faro fatto costruire dagli inglesi per agevolare la navigazione delle proprie navi verso l’Oceano Indiano. Sorge su una minuscola isola sabbiosa, originatasi sul cratere di un vulcano sommerso che da profondità abissali sale fino in superficie. E' possibile accedervi grazie a un vecchio pontile realizzato a cavallo della barriera corallina. Trattasi di un reef fuori dalle comuni rotte del turismo subacqueo, pertanto l’ambiente è poco disturbato e potenzialmente teatro di incontri importanti.
Caratterizzato dalla presenza costante di un gruppo di 15-20 esemplari di squali martello che spesso si incrociano a batimetriche intorno a 35-40 metri di profondità, questo sito è altresì interessante per la straordinaria bellezza delle sue barriere e per gli squali Longimanus che da diversi anni frequentano con una certa assiduità i suoi fondali.
A Daedalus Reef ci fermiamo due giorni compiendo immersioni un po’ ovunque. Esperienze entusiasmanti, vissute fra pareti che precipitano nel blu tappezzate da ogni forma di vita possibile. Madrepore, acropore, gorgonie, alcionari, spugne e corallo nero si contendono ogni minimo spazio dando vita a uno scenario di incomparabile bellezza. Nelle discese iniziali più profonde, gli attori più richiesti alternavano momenti di assenza ad improvvise comparse, con decine di martello, tonni velocissimi, il veleggiare di qualche manta, isolati barracuda extra large e  sporadici grigi. Gli accumuli di deco si smaltivano piacevolmente in risalita, godendo appieno delle meraviglie delle barriere stracolme di pesce e colonizzate da eccezionali formazioni di anemoni occupati da centinaia di pesci pagliaccio in difesa estenuante del loro territorio.
Daedalus Reef ci ha sorpresi non solo per la meraviglia dei suoi fondali ma, per la prima volta, sarà ricordato per un fatto straordinario accaduto verso le 4 del mattino, quando una violenta tempesta di vento e pioggia ha colto tutti di sorpresa, riuscendo a strappare una delle cime di ancoraggio con conseguente scarroccio della barca avvicinatasi pericolosamente al reef. Due colpi secchi successivi dello scafo hanno fatto intuire la criticità della  situazione, superata prontamente grazie all’azione tempestiva dell’equipaggio che in pochi attimi è riuscita ad allontanare l’imbarcazione dalla barriera sospingendola con la forza dei gommoni.
Verso le cinque, a bufera placata e col vento in netta diminuzione, ringraziamo tutti i membri dell’equipaggio che hanno dato il massimo e torniamo nelle nostre cabine. Ci rimangono un paio d’ore di riposo e altre due immersioni nella parete sud di Daedalus, concluse con grande soddisfazione per via di ulteriori incontri ravvicinati con una manta e coi ‘Signori del Mare’.
Dopo l’ultimo rientro in barca si ode il rombo dei motori, segno che il comandante sta iniziando la fase di rientro che ci porterà in circa 8 ore a Elphinstone Reef, ultima tappa del nostro itinerario.

Nonostante esista ampia letteratura su questo fantastico sito di immersioni, non è sufficiente per descrivere le meraviglie sommerse celate fra le sue pareti che, da nord a sud, precipitano nel blu più profondo. Si scende a punta Nord a favore di una forte corrente che ci sospinge lungo un pianoro che da -12 metri digrada fino a -45,  incontrando foreste di gorgonie, coralli di ogni tipo e alcionari multicolori. Un’occhiata ai dintorni è di rigore, e all’orizzonte  ecco materializzarsi un paio di squali grigi sospettosi e un gruppo di carangidi; poi l’inesorabile computer ci riporta all’ordine imponendo la risalita.
Il pianoro a sud, anch’esso caratterizzato da una flora esuberante, è famoso per essere attraversato trasversalmente da un passaggio, chiamato "l'arco di Elphinstone", sul cui fondo a -50 metri giace una grande pietra rettangolare. A parte le varie leggende che narrano di questo parallelepipedo, l’attraversamento di questo enorme arco naturale è davvero sensazionale, e sott’acqua a queste profondità risveglia emozioni indimenticabili. 

Con l’ultimo tuffo a punta sud si conclude questo meraviglioso itinerario che non finisce mai di stupire. Una splendida crociera vissuta con un gruppo formidabile di persone con le quali ho condiviso fantastiche immersioni e stretto amicizia.
Ringrazio La Compagnia del Mar Rosso per avermi concesso il privilegio di condurre, nei dopo cena, un workshop di fotografia subacquea, riscontrando con mia grande soddisfazione il consenso e l’attenzione di tutti gli ospiti presenti a bordo.

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