Diario di Bordo

La voce del Nacouda

Nel piccolo e decadente porto, vecchi dhow malconci e i loro marinai attendono di riprendere il mare dopo essere stati sorpresi con un carico di contrabbando a bordo.
Pinne di squalo destinate ai mercati dell'Estremo Oriente e altro ancora, ma a loro poco importa.


Uomini abituati a vivere alla giornata; attendono sorseggiando the!
Arriverà il momento per riprendere il mare; ora è tempo di attesa.
Nessuno di loro saprà mai perchè pescano pinne di squalo e per conto di chi.
Nessuno se lo è mai domandato. A bordo non si fanno domande.
Sanno bene che grazie a questi traffici oggi sopravvivono con i quattro miseri denari che si contenderanno.

Il dhow è da sempre la loro casa, il solo mezzo che conoscono e che da' loro da vivere.
Le sue origini antichissime si perdono nella notte dei tempi anche se oggi è sempre più difficile incontrarli lungo le rotte.
In diversi paesi è da tempo vietata la navigazione dei dhow.

Un uomo solitario lo comanda: il nacouda; colui che detta i tempi e i ritmi della navigazione prima e della pesca poi.
Il nacouda osserva i suoi marinai dal cassero poppiero, impartisce ordini e ascolta il vento, anzi lo annusa.
Il dhow fende le onde come un coltello affilato, scivola dolce sulla superficie e sparisce accompagnato dai suoi misteri.
In sottofondo la voce del nacouda e quelle degli uomini a bordo.
Canti che si perdono nel vento.
Ormeggeranno in qualche porto.

I dhow riposano in pace reclinati su spiagge sperdute come fantasmi silenziosi, il vecchio nacouda cieco stava seduto a raccontare storie di viaggi impossibili.
Il giovane lo ascoltava senza proferire parola.
Il vento soffiava e portava con se il profumo del sale, i segreti del mare e la flebile voce del nacouda cieco.

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